La Provincia di Ragusa ha soffiato sulle sue 85 candeline. L’ultima festa? Non è detto, perché in Italia si può morire e risorgere in soli 3 giorni. Una festa sobria, senza sfarzo, essenziale, doverosa. Ottantacinque anni sono una tappa significativa, quasi la vita media di una persona che si allunga continuamente. E il destino vuole che la chiusura della Istituzione Provincia di Ragusa avvenga in un’età che coincide proprio con il definitivo commiato di una vita umana. Dal 1927, anno dell’istituzione, al 2012, anno della soppressione c’è una storia lunga quasi un secolo. Ma il dibattito è ancora aperto, e le polemiche della classe politica anche, perché di certo non sono le spese di mantenimento delle province che hanno fatto lievitare il deficit pubblico fino alla bancorotta, ma ben altro! Su questo son tutti d’accordo. E poi, vien da dire, i consorzi o distretti che nasceranno dopo vivranno forse di aria? Attenti alle operazioni «gattopardesche».
La cerimonia dei festeggiamenti dell’85esimo anno di vita dell’ente di viale del Fante si è articolata in due fasi: prima nei suggestivi saloni della Prefettura, dove il presidente della Provincia Franco Antoci (foto) e la padrona di casa il prefetto Giovanna Cagliostro hanno ricevuto i rappresentanti istituzionali dei 12 Comuni, le autorità civili, religiose e militari; successivamente nello splendido palazzo La Rocca a Ragusa Ibla, per il buffet, il taglio della torta e il brindisi augurale.
Questo il messaggio che il presidente Franco Antoci ha pronunciato ai cittadini della Provincia di Ragusa nel salone della Prefettura
Seguendo la simpatica tradizione avviata dai miei predecessori di ricordare ufficialmente, ogni cinque anni, la nascita della nostra provincia, mi accingo assieme a voi, per la terza volta nel mio mandato, a celebrare questo evento che 85 anni addietro cambiò radicalmente il volto del nostro territorio e di Ragusa in particolare.
Non intendo fare certamente un excursus storico sulla nascita della Provincia poiché tante sono oramai le opere di illustri studiosi che hanno sviscerato le ragioni e gli eventi che furono alla base, nel 1927, della decisione del governo fascista di dar vita a questa nuova provincia e alla riunificazione delle due città di Ragusa e Ragusa Ibla.
La nascita avvenne tra esultanze e polemiche accese; oggi, a distanza di tanti anni, di ciò se ne coglie solo il ricordo storico, mentre osserviamo, viceversa una realtà viva costituita da una magnifica comunità di 12 terre, forte del positivo retaggio della Contea e che in questi 85 anni ha acquisito una sua precisa identità.
Una identità sorretta da valori profondi e ben radicati quali la famiglia, la solidarietà, il rispetto per gli altri; una identità legata alle tante nostre belle tradizioni ed a tanti aspetti economici e sociali.
Questa nostra provincia si è fatta onore in Sicilia e in Italia e nonostante le sue ben note carenze infrastrutturali e le odierne difficoltà congiunturali, si distingue ancora positivamente per la sua economia e per la vitalità del tessuto sociale.
Noi vogliamo ricordare oggi quanti si sono impegnati per la nascita della provincia e per la sua crescita, e le tante figure illustri cui questa terra ha dato i natali e che brillano luminose nel firmamento letterario, artistico, storico, religioso, scientifico, politico, economico e sociale.
Ma vogliamo anche associare nel ricordo e nella gratitudine i nostri concittadini che con l’onesta fatica si sono sacrificati per le proprie famiglie, arrivando per questo anche ad emigrare, lontano dalla terra iblea.
Su questo loro sacrificio, sull’impegno di tanti amministratori ed operatori politici che ci hanno preceduto è stato simbolicamente costruito, in questi 85 anni, l’edificio provinciale che oggi, paradossalmente, si vorrebbe demolire.
Molti vi sarete chiesti sinceramente se vale la pena di ricordare solennemente la nascita di un Ente che si vuole sopprimere o svuotare di funzioni o, ancora peggio, smembrare.
Si vuole sacrificare una storia, una identità, un patrimonio culturale e amministrativo; si vuole mortificare la democrazia, tentando di far rivivere campanilismi oramai abbondantemente superati nel comune sentire e, soprattutto, si vuole rinunciare a quel ruolo vero di coordinamento e di sprone che solo l’Ente Provincia, in stretta sinergia con gli uffici statali, può assicurare.
Se questo è il panorama che ci si pone innanzi io mi sento di affermare con convinzione che oggi ha più che mai senso ricordare l’85° compleanno della nostra provincia, nata all’inizio del lontano 1927.
Non farlo significherebbe assumere un atteggiamento rinunciatario e noi non vogliamo trascurare alcunché nel riaffermare la validità amministrativa di un Ente che si è sempre sforzato di venire incontro alle tante esigenze infrastrutturali, economiche e sociali del nostro territorio. 85 anni di storia non possono essere cancellati con un tratto di penna!
Questa bellissima Prefettura che i nostri avi hanno costruito con tanta cura è sì il simbolo della presenza dello Stato tra noi, ma anche la materiale concretizzazione delle tante aspirazioni e delle speranze di un popolo che vuole vedere affrontate e risolte le questioni vitali di questa area iblea.
Come dimenticare, solo facendo appena riferimento agli anni più recenti, le grandi mobilitazioni e le significative sinergie politiche, sindacali e datoriali per le grandi infrastrutture, per i Patti territoriali, per il piano di utilizzo dei Fondi ex Insicem, per la razionalizzazione ed ammodernamento della nostra sede viaria e per una università iblea; come non guardare la realizzazione delle grandi opere quali la Scuola dello Sport, il viadotto di Modica, il Palarizza e tanti altri impianti sportivi, le tante scuole?
Forse qualche cosa si sarebbe potuta realizzare lo stesso, ma la presenza di un Ente sovracomunale ha consentito un vero governo di area vasta ed un coordinamento efficace tra i comuni, in una ottica di programmazione condivisa nel Piano Territoriale Provinciale.
Ora non sappiamo come andrà a finire, poiché nella legittima lotta agli sprechi è stata volutamente e, secondo me, erroneamente individuato l’Ente provincia come l’anello debole di una architettura istituzionale consolidata invece in tutta l’Europa.
Potrei aggiungere tante altre argomentazioni, ma mi rendo conto che non è questa la sede, né il momento per farlo. Oggi è un momento di festa che noi amministratori e consiglieri provinciali vogliamo condividere con voi qui presenti e con tutti gli appartenenti alla nostra Comunità iblea; è quello di oggi anche un momento di augurio e di speranza contro ogni catastrofismo, contro ogni piccolo interesse di parte, perché prevalga il bene comune, comunque e dovunque.
Oggi la vita si è enormemente allungata ed io sono sicuro che l’ottantacinquenne Provincia di Ragusa avrà ancora, per tanti altri anni, energie e stimoli per essere riferimento sicuro della nostra Comunità.
In questo anno celebrativo dei 150 anni dell’unità nazionale inseriamo anche il ricordo dei tanti nostri concittadini che in questi 85 anni, nelle diverse guerre, sono morti per la Patria e sforziamoci di vivere sempre l’anelito alla pace, traducendolo in gesti di solidarietà e di accoglienza.
Ed infine un pensiero ai nostri giovani che amano questa terra e vogliono spendere qui le loro migliori energie per farla crescere e progredire; non spegniamo le loro speranze, ma cerchiamo di tradurle, ognuno con il suo ruolo, in azioni concrete e costruttive.
E´ bellissimo constatare che finalmente anche i cittadini della nostra sonnaccchiosa provincia s´indignano, adesso aspettiamo che anche questi giornalisti locali lo facciano facendo il loro lavoro di attenti osservatori e di critica, anzichè pubblicare solo articoli stile ANSA.
I centri storici della nostra provincia in frantumi e una cementificazione selvaggia che ha fatto notizia perfino su "l´Espresso" e questi mi parlano di identità? Lo sfascio totale delle infrastrutture e la spazzatura che ci sommerge e questi parlano del "gattopardescamente" e della "storia gloriosa" e bla bla bla... Andate a lavorare e spero che un giorno avrete un sussulto di dignità, perchè se lo avrete ne morirete di vergogna!
Ridono, mangiano, incassano e se ne fregano! ma ha da venì...
Se mai ci dovessero essere ancora elezioni provinciali, impegnamoci a non andare a votare, per dare un segno concreto di disprezzo per una minicasta di forchettoni (di tutte le risme) dediti solo a spilluzzicare prebende, viaggi a gratis, gettoni di presenza (o meglio di assenza) e favori ai compari e a qualche signorina disponibile...
..a questo serve la Provincia? ..in tanti vogliamo festeggiare i compleanni dell´abolizione definitiva di questo ente inutile!!
BUFFONI E MANCIATARI