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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1251
VITTORIA - 17/11/2007
Politica - Vittoria - Si frena la corsa di Nicosia, che ha vinto le elezioni in città e che si colloca in posizione privilegiata rispetto ad altri

Pd vittoriese spaccato in due:
la palla passa ai vertici regionali di Ds e Margherita

Giovanni Formica: "Andiamo avanti con i tempi dettati dal Pd" Foto Corrierediragusa.it

Saranno i vertici regionali di Ds e Margherita a cercare di mettere ordine e pace nel Pd vittoriese. Ieri sera alla riunione convocata dal sindaco a palazzo Iacono per discutere del futuro politico del nuovo partito, i Democratici per Veltroni hanno disertato l’incontro. Si sono riuniti in via Bixio, Ds e Altra Vittoria, e sul tardi hanno inviato un comunicato al sindaco di Vittoria per annunciare l’assenza al vertice e spiegarne i motivi. Che sono di merito e di metodo, ma soprattutto per evitare di "accreditare una inesistente leadership".

Si frena la corsa di Nicosia, che ha vinto le elezioni in città e che si colloca in posizione privilegiata rispetto ad altri. Analizzato nei particolari, il documento dei Democratici con Veltroni (Gianni Caruano, Anna Mezzasalma, Francesca Corbino, Francesco Aiello, Giuseppe Fiorellini, Gaetano Carbonaro e Piero Gurrieri) mette in evidenza i veri motivi del rifiuto a sedersi attorno a un tavolo a palazzo Iacono.

"Non sono state sciolte le questioni politiche di merito già espresse nella lettera al segretario regionale del Partito Democratico". Genovese non ha risposto al quesito dei democratici di Vittoria e il sindaco non "si è pronunciato sull’asse politico di riferimento dell’amministrazione comunale, che deve coincidere con lo schieramento dell’Unione, cui far seguire i comportamenti consequenziali".

L’altro motivo di rifiuto riguarda il «metodo». "Iniziativa inappropriata del sindaco, promossa in modo unilaterale e senza alcun raccordo con alcuna delle formazioni che aderiscono al Pd. Il percorso di formazione del Pd è necessario, ma necessita di essere ben preparato e definito nel reciproco consenso e con regole condivise".

La patata bollente passa adesso nelle mani dei dirigenti regionali, che dovranno decidere se sostenere la tesi di Gianni Caruano o quella di Giuseppe Nicosia. Siamo vicini alla rottura definitiva, tanto che qualcuno, sordo all’invito a modificare i propri atteggiamenti, potrebbe decidere di andarsene o rischiare d’essere messo fuori.

Giovanni Formica (nella foto), neo dirigente del Pd e consigliere dell’area 22, nel suo linguaggio semplice è molto chiaro.
"Noi andiamo avanti secondo i tempi dettati dal Pd. E sappiamo che entro il 23 novembre si dovrà eleggere il coordinatore provinciale del partito (c’è una rosa di nomi eccellenti: Pippo Digiacomo, Venerina Padua, Tuccio Di Stallo) e che si dovrà formare il nuovo Comitato provinciale".

Ed è sul Comitato provinciale che ci saranno scontri. Perché la proposta di Digiacomo di formare un comitato con 100 rappresentanti appare smisurata, pletorica e non condivisibile. "Io non l’approverò- anticipa Formica- mi sembra si voglia allargare la platea per riciclare anche i trombati che non sono stati eletti. Se proprio vogliamo allargare il parlamento Pd, oltre agli eletti e agli amministratori dei 3 collegi, diamo spazio a quei comuni che non hanno alcuna rappresentanza".

Il sindaco Nicosia non s’è offeso per l’assenza al vertice dell’ala coordinata da Caruano. "Hanno perso un’occasione per dialogare- dice- Procederemo ugualmente con il sostegno dell’area Bindi e dell’Ecodem. Martedì ci saranno a Vittoria Russo e Graziano. Si lavora per il Comitato provinciale, poi per costituire il gruppo unico e entro dicembre per eleggere il coordinatore locale. La giunta? La porta è ancora aperta per qualche altra settimana, dopodichè, in assenza di dialogo procederò al potenziamento con le forze politiche che mi sostengono".