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VITTORIA - 13/09/2008
Politica - Vittoria - Ufficialmente si continua a parlare di "rapporto cessato"

Il Pd vuol cacciare Ciccio Aiello, ma non è detta l´ultima parola

«La segreteria di un partito non può espellere nessuno" Foto Corrierediragusa.it

E’ una reazione forte, quella dell’ex sindaco di Vittoria Francesco Aiello (nella foto).Il suo Pd ne ha decretato la fuoriuscita dal partito. Nessuno parla di espulsione, perché non vi è nessuna decisione degli organismi di garanzia (che il partito non ha ancora), ma si parla di «rapporto cessato tra l’ex primo cittadino ed il suo partito, dove peraltro Aiello forse non è mai entrato a pieno titolo, almeno nella sua città, pur facendo parte della segreteria provinciale del partito.

La decisione è stata assunta il 4 settembre, ma comunicata all’esterno solo in questi giorni, dopo l’invito alla «pacificazione» lanciato dal segretario regionale del Pd, Pippo Digiacomo all’ex sindaco ed a Pippo Nicosia. Il Pd di Vittoria ha scelta la linea dura. Stanco di sopportare gli attacchi di Aiello al sindaco, alla giunta, al partito, la segreteria ha deciso di «cessare ogni rapporto politico tra il circolo ed il consigliere» ed ha dato mandato al capogruppo, Peppe Fiorellini, «di comunicare al consiglio comunale l’estraneità del consigliere Aiello al gruppo dei Democratici».

Uno schiaffo inatteso, che pure covava da tempo: le posizioni erano divergenti, la posizione di Aiello era di netta opposizione alla giunta del suo ex-delfino, una scelta del genere sembrava inevitabile, anche se gli ultimi eventi portavano a ritenere che si potesse scegliere di «far passare l’acqua sotto i ponti». Forse l’invito alla concordia lanciato da Digiacomo ha accelerato i tempi, forse ha solo provocato la decisione di rendere pubblico il documento del 4 settembre.

Di certo, Aiello non è rimasto a guardare: la sua reazione è forte: «La segreteria di un partito non può espellere nessuno. Ci sono degli organi deputati a ciò. Io sono un membro della segreteria provinciale, sarà quell’organo a giudicare. Si riuniscono clandestinamente, senza neanche ascoltarmi, senza contraddittorio. Evidentemente queste cose non interessano ai fratelli Nicosia, ai cugini, ai «soci», sono dei piccoli «satrapi» che governano con arroganza la città.

La mia posizione è nota: contesto questa maggioranza di centrodestra, contesto un governo che rappresenta un «blocco sociale» della città che non è quello produttivo. L’unico dissenziente lo si mette alla porta perché è indigeribile ai due fratelli, ai «dioscuri». Ma io non posso essere sordo al grido di dolore della città che sta affondando. Hanno ridotto la città ad un luogo di baratti politici, il voto in consiglio in cambio di delibere e favori. Hanno dato l’immagine di una città che ha portato i «guardaspalle» al comune. Ma hanno ottenuto un risultato: hanno fatto rinascere nella coscienza collettiva il valore della mia persona».

Aiello è pronto ad accettare la proposta di Digiacomo: «Sono pronto a fare cento passi indietro, ma Di Falco, impudente ed imprudente, ha detto no. A che titolo parla Di Falco? Non è il segretario del partito. Le sue frasi sono una provocazione, un calcio in faccia al segretario provinciale».