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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 858
VITTORIA - 21/06/2008
Politica - Vittoria - Continua il piccato botta e risposta sul ricorso al Tar

Gurrieri: «Digiacomo non faccia il giurista prestato alla politica»

Il ricorso «non è una bufala» e riguarda i piccoli piccoli. Nasce dall’interpretazione del decreto assessoriale del maggio scorso. Foto Corrierediragusa.it

Le ragioni di un ricorso che «assegni ai candidati identiche opportunità». L’avvocato Piero Gurrieri (nella foto) evita il terreno dello scontro dialettico con il neo deputato del Pd Giuseppe Digiacomo. Prima di spiegare le sue motivazioni squisitamente giuridiche, però, un paio di stilettate le dà.

«Sono stupefatto dalle dichiarazioni rese dall’on. Digiacomo. Non sono interessato a rispondere con lo stesso stile (che non è quello di «intellettuale prestato alla politica», come spesso si definisce da quando si occupa soltanto di politica) né intendo discutere, in questa sede, di politica».

A Digiacomo che definiva "una bufala"il ricorso al Tar, Gurrieri risponde di fino, da amministrativista, portando l’avversario sul terreno del diritto. Ed non si lascia scappare l’occasione per fare una brevissima lezione sulla materia, non prima di dare un consiglio a Digiacomo: «Si fermi a fare l’intellettuale, e se e fino a quando i giudici non decidano diversamente, il parlamentare: non occorre che si imbarchi nel ruolo del «giurista prestato alla politica». Tanto più che il compito di dare una soluzione alla questione non tocca né a me, né a lui».

Evitato lo scontro politico, Gurrieri spiega perché non ha reso pubblico ufficialmente il ricorso presentato, che non poteva rimanere più un segreto dal momento che nei bar e nelle piazze il cicaleccio del ricorso stava diventando un frastuono.

«Se non ho informato la stampa ?afferma Gurrieri- è perché ritengo la questione squisitamente giuridica e non politica. L’ultima parola spetta alla magistratura, cui è rimessa l’interpretazione di una competizione che assegni ai candidati identiche opportunità».

E ora mano alla legge e alle interpretazioni amministrative su cui Gurrieri fonda la sua tesi. «La prima questione riguarda i comuni compresi fra i 20.000 e i 40.000 abitanti. Non, quindi, i deputai dimessisi di presidenti di provincia e i sindaci citati da Digiacomo. Semmai, è stata la Regione siciliana, con decreto assessoriale pubblicato sulla Gazzetta il 9 maggio 2008, a suscitare ulteriori perplessità in ordine a tali ultime categorie».

«La seconda è che l’art. 10 ?bis citato da Digiacomo, è stato introdotto nel 2005, e si applica (anche se lui omette di citare questa frase incidentale) alle ipotesi di ineleggibilità stabilite dalla «vigente legislazione». L’ineleggibilità dei sindaci da 20.000 a 40.000 abitanti è però stabilità due anni dopo, con la legge regionale 22/07. Dico di più: secondo quanto affermato proprio da Digiacomo nel 2005 (comunicati stampa del Comune di Comiso), detta norma sarebbe stata introdotta su impulso dell’on. Zago, in modo da impedire al proprio compagno e concittadino di potersi candidare alle regionali del 2006. Quindi, non mi pare che il ricorso sia una bufala».

«La terza è che l’on. Digiacomo appella al «consenso popolare». Ma è noto che ogni democrazia è fondata sul rispetto delle regole. Inoltre, desidero dire che se lui avesse rispettato la determinazione di quanti lo elessero sindaco di Comiso, avrebbe dovuto permanere in quella carica fino all’ultima ora del proprio mandato, e non dimettersi quattro mesi prima per cercare altri ruoli, così di fatto consegnando il proprio comune al centrodestra. Detto questo, non ho più intenzioni di dare ulteriore fiato a un polemica pretestuosa.