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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 463
VITTORIA - 25/10/2013
Politica - Il presidente della Vittoria Mercati risponde a Dieli e Zangari

Garrasi: "Marchio Igp si farà per datterino e melanzana"

Le ragioni di una scelta che mira a valorizzare il più importante Distretto produttivo orticolo d’Italia ed uno tra i primi in Europa
Foto CorrierediRagusa.it

«Le mie ragioni sulla necessità di avere un marchio commerciale I.G.P. a Vittoria». Emanuele Garrasi (nella foto il primo da sinistra), presidente della Vittoria mercati srl lascia sfogare i «consiglieri» volontari e mette i paletti sulle scelte che la società ha già compiuto. Il marchio commerciale Igp si deve fare. Per tanti motivi che il presidente espone con dovizia di particolari. Igp è acronimo di «Indicazione geografica protetta», marchio attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli e alimentari di alta qualità che vengono coltivati in una determinata area geografica.

Chi produce Igp deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione, e il rispetto di tali regole è garantito da uno specifico organismo di controllo. Vittoria vuole avere questo marchio a tutti i costi. «Ma non per il ciliegino- spiega in maniera elementare Garrasi- Io ho proposto l’I.G.P. per il «datterino» e la melanzana. Riguardo al tema della concorrenza con Pachino lasciatami osservare che i conflitti commerciali sono già nell’ordine delle cose per il fatto stesso che entrambi i territori producono gli spessi prodotti a prescindere dai marchi. Vittoria con i territori limitrofi rappresenta il più importante Distretto produttivo orticolo d’Italia ed uno tra i primi in Europa. Circa un quarto della produzione italiana di ortaggi in serra si fa nel nostro territorio. Noi facciamo concorrenza a tutti e tutti ci fanno concorrenza, dall’Italia e dall’estero. Una politica di valorizzazione delle produzioni di Vittoria, ciliegino compreso, non può che essere un grande beneficio non solo per i produttori agricoli di Vittoria e Pachino, ma anche per tutti i produttori agricoli italiani».

Chiarito il concetto relativo all’urgenza dell’Igp, Garrasi apre ad ogni tipo di contributo esterno ed interno teso a migliorare la filiera agricola. «Aggregazione», «Formazione», «Programmazione», «Qualità», «Sostenibilità», «Promozione», «Qualità Sanitarie»-sottolinea Garrasi- sono gli obiettivi che avete indicati. Siamo in perfetta sintonia. Non ho mai sentito nessuno esprimersi contro questi obiettivi. Il problema, semmai, sta nel comprendere come concretamente ed efficacemente raggiungerli in un tempo ragionevolmente breve e, si badi bene, senza andare oltre le proprie competenze».

Da manager che risponde, Garrasi si trasforma in manager che interroga. «Voi auspicate la creazione di «un protocollo di coltivazione specifico per ciascuna specie …». Sono d’accordo e a questo proposito mi ero già chiesto: chi meglio dei produttori agricoli e degli operatori della filiera possono stilare questi protocolli? E’ possibile ottenere questi risultati senza coinvolgerli? Chi può poi efficacemente controllare il rispetto dei protocolli? Quali forme di coinvolgimento e partecipazione democratica possiamo inventarci se non il Consorzio di Tutela di un Marchio? Si può fare promozione senza rendere riconoscibile per i consumatori un prodotto, cioè senza un marchio? Si è mai visto un prodotto d’eccellenza senza marchio?».