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VITTORIA - 23/01/2013
Politica - Colpi di scena anche nel Pdl e nel pd vittoriesi

Moscato Lascia il Pdl per Fratelli d’Italia

Anche Andrea Nicosia ha lasciato il Popolo delle libertà per aderire alla Destra-As con Nello Musumeci. Il Pdl in Consiglio comunale non esiste più. Caso Gurrieri e Pd: finisce a tarallucci e vino; l’assessore promette maggiore presenza nel partito e meno facebook e ottiene il perdono
Foto CorrierediRagusa.it

Giovanni Moscato (foto) lascia il Pdl ed entra in «Fratelli d’Italia», insieme a La Russa e Crosetto per sposare il progetto della leader Giorgia Meloni. Ed è pure candidato al terzo posto alla Camera dei deputati. «Con buona possibilità di farcela- assicura l’interessato- Vittoria ha l’occasione di avere un deputato». Andrea Nicosia lascia il Pdl e aderisce a «La Destra- Alleanza siciliana», la prima fiamma della prima ora per ritrovare con Nello Musumeci gli stimoli e l’impegno etico a favore della Sicilia. Il Pdl a Vittoria non esiste più, almeno in consiglio comunale, è un partito quasi in via di estinzione. «La Destra-spiega Andrea Nicosia- vuole investire sui giovani, come dimostra la candidatura di Enrico Trantino al Senato e di Ruggero Razza alla Camera».

Prima di far parlare i motivi del «cuore», le spiegazioni pragmatiche della scelta di Moscato stanno nella linea politica e programmatica che ha assunto il Pdl degli ultimi tempi. «Purtroppo il partito- dice Moscato- non è riuscito ad interpretare il bisogno dei cittadini, trasformandosi, ahimè, sempre più in un partito personalistico e autocelebrativo. Numerose sono le vicende che oggi mi fanno dire che la misura è colma: la mancata celebrazione di un vero congresso anche locale, l’appoggio al governo Monti, l’epurazione scientifica di chi viene dal percorso della destra e soprattutto l’annullamento delle primarie».

Per ciò che riguarda la scelta intimistica dell’adesione di «Fratelli d’Italia», Moscato la collega al «profondo ed intimo richiamo derivante dalla comunità politica nella quale sono cresciuto e con la quale intendo proseguire un percorso di cambiamento e rinnovamento, non solo della classe dirigente ma anche del modo di intendere la politica».

Divisi in Consiglio comunale a Vittoria, ma uniti comunque, nel caso alle nazionali dovesse vincere il centrodestra di Berlusconi-Alfano. «La rinuncia da parte del Pdl alle primarie-continua Moscato- è la dimostrazione della miopia politica di una classe dirigente che non ha capito di aver perso l’occasione per riconquistare la credibilità da parte di un elettorato di centrodestra, ormai immeritatamente trascinato dalla confusione e dal tira e molla del Pdl. I cittadini meritano onestà e una politica umile che si riavvicini al nostro popolo. E dal territorio bisogna ripartire, valorizzandolo e difendendolo. L’intento è quello di riconquistare la fiducia di tanti uomini e donne che oggi sono delusi dalla malapolitica».

Più che le nazionali, l’obiettivo è un altro. Il centrodestra non ha al momento un leader da opporre al centrosinistra che fra 3 anni dovrà eleggere il sostituto di Giuseppe Nicosia. Dopo i tentativi falliti per la corsa a palazzo Iacono, usciti di scena i big storici del partito, persistendo l’indecisione a uscire allo scoperto di Salvatore Minardi, l’unico che potrà provarci alla prossima tornata è lui, Giovanni Moscato.

Sepolta An, scomparso il Pdl, saranno nuovi soggetti politici a presentare i candidati alle elezioni amministrative. E´ ancora presto, ma le candidature per riuscire convincenti devono essere preparate con ampio margine d’anticipo. Se il Pdl ha sempre perso è perché non ha mai avuto un momento di coesione all’interno e perché le candidature sono sempre nate all’improvviso dopo mesi di lotte intestine; oppure imposte d’imperio dall’uomo forte e perdente di turno. Pur senza avallare questa teoria, Giovanni Moscato l’ammette quando chiosa: «Fratelli d’Italia è una sfida per il futuro, una sfida veritiera e passionale che mi ha dimostrato e dimostrerà a tutti che le scelte autentiche non lasciano spazio alla paura». Chi vuole sfidarlo lo dica ora o taccia per sempre.

Per quanto riguarda il Pd è finita a tarallucci e vino. Piero Gurrieri ha schivato il "cappio" che gli voleva preparare il suo segretario Salvatore Di Falco. Alcuni membri del partito, fra cui Gianni Caruano, non se la sono sentita di apparire come un soggetto politico "giustizialista", atteggiamento remoto da via Bixio 12, quando bastava pensarla diversamente o fare un´affermazione pubblica in antitesi a quella dell´esecutivo per finire espulso. Di fronte a questa freddezza del partito e alle dichirazioni di "ravvedimento" di Gurrieri, il quale si è impegnato a essere più presente nel partito e un po´ meno su facebook, Salvatore Di Falco, da buon cattolico praticante, ha dovuto usare il perdono nei confronti dell´ex compagno di studi universitari.