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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 448
VITTORIA - 10/07/2011
Politica - Ed è subito lite. A due settimane dall’insediamento, crepe nella minoranza

Comisi via dal Pdl: "Voleva la Commissione Affari generali"

Il fuoco che covava dalla campagna elettorale è esploso dopo la sconfitta. Gravi accuse fra i due esponenti del Pdl, silenzio di Nino Minardo e Leontini
Foto CorrierediRagusa.it

Prima o poi doveva accadere. Fabrizio Comisi (nella foto il primo a sinistra con Leontini e Moscato) è il primo dei consiglieri a dichiararsi indipendente nel nuovo Consiglio comunale che si è appena insediato. Un record! Il Pdl da 3 scende a due consiglieri. I mal di pancia, a volte lancinanti, andavano avanti dalla vigilia elettorale. Prima l’accettazione sofferta della candidatura Incardona, l’accusa di scorrettezza che gli venne mossa per la pole position durante la presentazione della lista del Pdl, poi l’indigesto apparentamento Incardona-Aiello, adesso lo stop alla richiesta della Commissione Affari generali, posta come «condicio sine qua non» per rimanere nel partito.

Ed è subito lite con Giovanni Moscato, alla presenza del giovane Andrea Nicosia (293 voti), spettatore subito iniziato all’arte della mediazione politica per ottenere incarichi nel partito o nella coalizione. Una volta si litigava e basta, adesso si va via con tanto di dichiarazioni alla stampa. Insulti, calunnie, accuse fra i due? «Niente di tutto questo -precisa Giovanni Moscato (appartenente alla «latata» Nino Minardo, come gli disse Gianfranco Micciché in campagna elettorale» dopo una breve convivenza con Innocenzo Leontini)- ci siamo riuniti nel mio studio, io Comisi e Andrea Nicosia. Appena abbiamo cominciato a parlare di «Affari generali» Comisi ha rivendicato la presenza per ragioni gerarchiche. Quando gli ho risposto che non era possibile accettare la richiesta ha posto la condizione. Prendo atto della dichiarazione di indipendenza». Andrea Nicosia conferma la tesi di Moscato. «Non mi risulta ci siano stati insulti e offese personali».

Quanto accaduto è lo specchio fedele della politica di oggi a qualsiasi livello. Dietro una scelta, mossa, sbattuta di porta, c’è sempre un pretesto più o meno valido. La difficile convivenza di Fabrizio Comisi nel Pdl è datata. Dalla lite furibonda con l’ex capogruppo Riccardo Terranova oggi assessore alla Provincia ci sono stati 5 anni di «separazione in casa»; con il primario di Pediatria accusato spesso dal partito di essere stato il referente sanitario per il sindaco e di avere messo più di una pezza a sostegno dell’amministrazione Nicosia, allora a maggioranza risicata in Consiglio. L’autocandidatura di Incardona e tutto ciò che ne è venuto dopo han dato la stura a una convivenza ormai finita. E poiché, come dice il proverbio, «da soli neanche in paradiso», che sia il preludio di avvicinamento ad alto partito o coalizione? Come spiegato in precedenza, in partiti di appartenenza si lasciano in 3 mosse: primo, dichiarazione di indipendenza per incompatibilità; secondo, un periodo più o meno breve per sondare il terreno e farsi desiderare da altri partiti e coalizioni; terzo, la dichiarazione ufficiale di adesione con tanto entusiasmo e passione al nuovo partito. Proprio come nella fase dello «stato nascente» dell’innamoramento di Francesco Alberoni.

Il sindaco NIcoisa mette il dito nella piaga dei separati: «Ritengo evidente il disagio di chi, come Comisi, abbia voglia di fare politica in maniera diversa rispetto alle pessime posizioni espresse da una parte di Forza del Sud e del Pdl. D’altronde, è sotto gli occhi di tutti: alcuni settori della destra hanno condotto, contro il sottoscritto, la peggiore campagna diffamatoria della storia di Vittoria. Ora, dopo le elezioni, auspico che la minoranza abbia come unico orizzonte possibile la buona politica. Nell’interesse della città, confido nel rispetto reciproco tra maggioranza e opposizione».

Il problema è un altro, rispetto alla situazione politica precedente del quinquennio 2006-2011. Quella maggioranza per stare a galla aveva di bisogno di qualsiasi salvagente; questa, se anche il Tar dovesse confermare quanto stabilito dalla Commissione elettorale nella distribuzione dei seggi, 18 a 12, non avrà di bisogno di nessun bagnino per arrivare alla meta del 2016.