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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 609
VITTORIA - 19/11/2010
Politica - Vittoria: turbolenze nel partito di Casini alla chiusura della verifica provinciale

Udc, insorgono Motta e Cappello: «Premi ai senza voto»

Il messaggio al presidente Antoci (e a Salvo Barrano) è fin troppo esplicito: «I pochi eletti senza voto amministrano; noi stupidi idioti emarginati»
Foto CorrierediRagusa.it

«Pochi «eletti» senza voto, amici del presidente, che assumono incarichi; molti stupidi idioti senza niente, che crediamo nel lavoro quotidiano di costruzione del consenso attraverso la politica del fare». Non fanno nomi Carmelo Cappello, consigliere di quartiere Centro-Trinità San Biagio di Vittoria, e Angelo Motta (nella foto), medico, non eletto per pochi voti sebbene abbia superato i mille consensi nel 2007, ma la puntualizzazione inviata al commissario provinciale Pinuccio Lavima e al deputato regionale Orazio Ragusa del partito è fin troppo chiara.

L’attacco di Cappello e Motta, non a caso, giunge nel bel mezzo delle voci che vorrebbero l’attuale commissario cittadino dell’Udc Salvo Barrano probabile assessore alla Provincia. Infatti, parte dalla voglia del presidente Antoci di chiudere la verifica nel volgere di una settimana.

«Appare inevitabile –scrivono Cappello e Motta, che la rotazione di assessorati provinciali attualmente in quota UDC tenga conto oltre che delle alleanze stabili e ben definite anche delle esigenze dei singoli partiti, ma soprattutto dei singoli territori. Invece con la sua protratta inazione il presidente in carica è riuscito nell’intento di far perdere la passione per la politica soprattutto a chi ha inteso la politica come azione al servizio della collettività e non fine a se stessa o per coltivare orticelli personali, o peggio ancora per accreditare qualche soggetto ambizioso a designarlo a ricoprire incarichi che non potrebbe in alcun modo ricoprire».

Quali sono i criteri di scelta degli amministratori? chiedono i due esponenti Udc di Vittoria a Lavima, Ragusa e allo stesso Antoci. «Nessuno è riuscito a spiegare al presidente della Provincia, nemmeno il commissario provinciale, che nella scelta delle persone il partito dovrà privilegiare chi si è speso per le recenti battaglie elettorali a tutti i livelli raggiungendo, solo ed esclusivamente con le proprie forze ed in assenza degli apparati di partito, risultati di tutto rispetto anziché avvantaggiare i propri amici».

Sì, l’attacco pare proprio diretto a Salvo Barrano e di conseguenza anche a Rosario Lo Monaco. «I partiti politici- continuano i due udicini per lungo tempo silenti e lontani dalla vita del partito- sono delle associazioni di persone tutte con eguale e pari dignità, non possono esservi all’interno di essi alcuni, oseremmo dire pochi, «eletti» senza voti, ma amici del presidente che assumono incarichi senza decisioni collegiali, mentre siamo in molti gli stupidi idioti che crediamo fermamente nel lavoro quotidiano di costruzione del consenso attraverso la politica del fare. Questo modo di intendere la politica secondo un credo caro solo ed esclusivamente ai «talebani» o peggio ancora alle «sette religiose» non ci appartiene e non appartiene nemmeno alle tradizioni storiche oggi del nostro partito e ieri dei partiti di provenienza di ciascuno di noi».