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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 967
VITTORIA - 19/09/2010
Politica - Vittoria: fioccano i primi distinguo verso il nascituro governo regionale con etichetta «tecnica»

Incardona pone la pregiudiziale Pd e preannuncia il «no» al Lombardo quater

Il parlamentare, prossimo candidato a sindaco, critico sul nuovo mosaico che sta nascendo: «Sto con Fini, ma non col Pd, partito alternativo al centrodestra. Se non ci sono le condizioni, fuori dal governo»
Foto CorrierediRagusa.it

«Sto con Fini, ma non con il Pd nel Lombardo quater». Sul governo arcobaleno che potrebbe nascere nei primi giorni della prossima settimana alla Regione siciliana, fioccano già i primi distinguo. Carmelo Incardona (nella foto con Gianfranco Fini), deputato in quota al nuovo movimento politico creato da Fini, mette i puntini sulle «i» prima della formazione del nuovo governo. Come spiegherebbe agli elettori, da prossimo candidato sindaco di Vittoria, di essere alleato del Pd a Palermo e concorrente di Giuseppe Nicosia a Vittoria? In verità è da un anno che il Pd di Lupo a Palermo tiene la bombola dell’ossigeno attaccata al governo Lombardo, ma il problema sta nascendo adesso.

L’onorevole Carmelo Incardona, ancora deputato regionale del Pdl – Sicilia, ha incontrato il coordinatore regionale di Futuro e Libertà, l’on. Pippo Scalia, per rinnovare il suo no al governo Lombardo quater che prevede l’ingresso del Pd in giunta attraverso degli assessori tecnici.

«Nell’incontro di oggi con Scalia – dichiara Incardona - ho espresso la mia condivisione sulle perplessità all’appoggio al nuovo governo Lombardo, già manifestate dal coordinatore regionale sulla stampa, e ho ulteriormente ribadito la mie contrarietà e quelle che mi provengono direttamente dal territorio che rappresento, perché il nuovo governo non solo sarebbe il quarto in due anni, ma sarebbe un governo a trazione Pd, cioè con un appoggio diretto del partito democratico, in antitesi con le idee della destra e con il progetto di rinascita del nuovo centro destra proposto dal presidente Fini a Mirabello».

Insomma, non sarà facile far partorire il nuovo governo regionale. Secondo i calcoli di Lombardo, per governare serenamente si deve raggiungere un’ampia maggioranza. Sommando i 6 finiani, quelli dell’Mpa, l’Api di Rutelli, il Pd, il gruppo di Dore Misuraca, i 3 Udc che dovrebbero essere Ardizzone, Parlavecchio e Forze, si arriverebbe a quota 58. Ma nelle ultime ore parecchi entusiasmi degli esponenti sopra citati si sono raffreddati molto. Soprattutto perché si teme la nascita di un governo a trazione tecnica più che politica, in netto contrasto con la volontà popolare manifestata con il voto di due anni fa.

Incardona fa trasparire queste preoccupazioni nel prendere le distanze da un’eventuale alleanza con il Pd. «Giovedì scorso avevo già delineato la mia posizione di netta contrarietà al sostegno al nuovo governo Lombardo durante l’incontro con i deputati finiani siciliani, perché il nascituro governo, estrometterebbe i politici, gli unici legittimati dal popolo a governare e sarebbe figlio di un ribaltone politico che i nostri elettori non capirebbero e non perdonerebbero. Fare da stampella ed essere il bersaglio dell’intera opinione pubblica e della nuova opposizione, che vedrebbe fra le sue fila i nostri ex alleati, ovvero i miccicheiani del PdL - Sicilia, annullerebbe di fatto la rinascita del nuovo partito di centro destra, che trova la sua base di legittimazione in un elettorato storicamente legato ai principi della legalità, della correttezza, della meritocrazia, vicina ai problemi sociali della gente, rilanciato dal presidente Fini».

Incardona non vorrebbe mettere ostacoli alla nascita del nuovo governo, ma pone una condizione essenziale nel suo ragionamento. «Dovremmo continuare con la linea riformatrice tenuta dal Pdl Sicilia all’Ars, ma qualora le condizioni non dovessero più persistere l’unica strada sarebbe quella di lavorare per la Sicilia e i siciliani fuori da un governo composto da nostri avversari storici». Suggerisce alla compagine dei finiani in Sicilia la probabilità di stare fuori dal nuovo governo nel caso fosse caratterizzato fortemente dal Pd, che considera avversario storico del centrodestra.