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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1253
SCICLI - 30/11/2011
Politica - Tre anni di sindacatura travagliati, contrassegnati da lotte intestine tra i leader dei partiti

Giovanni Venticinque: un sindaco chiuso nel fortino ed un consiglio comunale da bocciare

Sulle traumatiche dimissioni del primo cittadino ospitiamo l’opinione di Franco Causarano de "Il Giornale di Scicli"
Foto CorrierediRagusa.it

Difficile entrare nella testa e nei sentimenti di una persona, sia pure amministratore e leader politico di maggioranza, quando decidi di lasciar perdere e mandare tutto a quel paese. In fondo le dimissioni di Giovanni Venticinque da sindaco di Scicli hanno colto di sorpresa anche noi, operatori dell´informazione. Ci aveva lasciato con una dichiarazione ben precisa, nel consiglio comunale della scorsa settimana: una giunta tecnica (dei migliori, diceva) al di fuori del partiti e dei condizionamenti esterni alla città.

Eravamo, quindi pronti a registrare questa nuova fase nel Palazzo, che poteva
rappresentare una sperimentazione sul piano delle capacità operative e della stessa formula. E invece, il botto: le dimissioni. Che arrivano evidentemente alla fine di un percorso personale criticabile fin quanto si vuole, ma da rispettare.

Venticinque ha dichiarato in Consiglio che è stato lasciato solo e per di più attaccato su vari fronti proprio dall´artiglieria amica. Dall´altra parte, i
partiti della sua maggioranza gli hanno contestato tutto il contrario.
Forse, a questo punto, sono vere entrambe le tesi: un Sindaco chiuso nel fortino del Palazzo che seleziona i collaboratori ed emargina le segreterie dei partiti di maggioranza; un apparato politico di mediocri capacità che non media le posizioni ed anzi vuole imporre scelte di dubbia valenza.

Ma al là di queste considerazioni a posteriori, rimangono vicende e fatti che pur sono successi in questi tre anni e mezzo di amministrazione di centrodestra. Intanto i cambiamenti nella squadra assessoriale. Qui, più responsabilità è forse da addebitare all´UDC e al suo deputato regionale.

Le vicende relative alle discariche e all´aumento della Tarsu hanno certamente contribuito ad alienare parte consistente di elettorato amico.I ritardi nelle opere pubbliche e l´esaurimento del pacchetto di lavori (tesoretto lasciato in eredità dall´ex Giunta Falla) ha determinato malumori negli ambienti imprenditoriali.

La mancanza di un progetto generale sulla città, a sua volta legato alla inconsistenza del progetto politico del centrodestra a Scicli, alla lunga ha prodotto uno sbiadito "tirare a campare", una gestione quotidianadell´esistente.

L´arrivo, infine, delle sentenze e dei debiti fuori bilancio da pagare (questa è un´altra, la più recente, e forse la più grave criticità del Palazzo) ha diffuso una seria preoccupazione nell´amministrazione, e non è detto che Giovanni Venticinque non abbia sentito il peso di questa ulteriore verità.

Venticinque, comunque, non lascia per problemi giudiziari o dietro
pressione di opinione pubblica. Anzi da questo punto di vista il suo rapporto con la città è sincero; e per quanto se ne sa è un rapporto di reciproco rispetto. Certo non può essere premiata la sua discutibile visione dei problemi, dettata spesso da timori e da un consiglio comunale che non lo ha aiutato sul piano delle indicazioni e della sicurezza. E d´altra parte, proprio il consiglio comunale, questo sì, è l´altra istituzione che l´opinione pubblica si sentirebbe di bocciare.
Franco Causarano

L´intervista

Il giorno dopo di Giovanni Venticinque è fatto di lavoro. E’ ritornato nella sua azienda a riprendere un discorso interrotto tre anni fa. Lo ha fatto con serenità e con la coscienza del giusto. Non ha potuto tuttavia esimersi dal commentare il suo ultimo periodo a palazzo di città.

«Avevo due scelte davanti a me: o continuare nella tempesta o lasciare. Scelta difficile ma ho preferito privilegiare gli interessi generali della città. Mi scuso con chi mi ha eletto e ringrazio per la solidarietà dimostratami ma non era possibile più andare avanti».

L’ex sindaco di Scicli ha una sua lettura: «I guai di Scicli sono nati nel momento in cui c’è stata la scissione nell’Udc e quindi la contrapposizione tra Peppe Drago ed Orazio Ragusa; a questa si è aggiunta quella tra Nino Minardo ed Innocenzo Leontini. Tutte queste divergenze nei quartieri alti si sono ripercossi sulla giunta e sul sindaco. Loro hanno avuto il torto di non parlami in modo diretto , di guardarmi negli occhi ed hanno mandato avanti degli avventurieri, dei «sensali» che hanno fatto tanto danno. La crisi è cominciata così.

Orazio Ragusa non è mai venuto a palazzo di città nemmeno per un caffè, gli altri non li ho visti. Poi i loro uomini si sono man mano defilati ed io ho preso coscienza che così non si poteva andare avanti. L’idea della giunta tecnica o dei migliori non è stata né capita né accettata dalla politica. In questi anni io ho avuto il solo torto di occuparmi dei problemi quotidiani della gente, bollette, spazzatura, affitti, stipendi, case, e di non frequentare le segreterie politiche».

Ed il futuro dell’ex sindaco? Giovanni Venticinque ha fatto un passo indietro ma non si ritira: «Dirò ancora la mia, non abbasserò la testa e non mi nasconderò. Starò in mezzo alla gente come ho sempre fatto. Sono Giovanni per tutti».