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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 821
ROMA - 17/01/2013
Politica - Riflessione politica in vista delle elezioni nazionali

Cosa c’è in cima alla «salita» del candidato Monti?

Il Professore sa che matematicamente non può vincere la competizione politica. Egli pensa a costituire in Italia, con l’endorsement dei leader europei del PPE, il punto di riferimento per la costruzione di un centro destra moderato, europeista e moderno

Qualche tempo fa, Eugenio Scalfari intitolava un proprio articolo cosi: «Perché Monti mi ha deluso» (La Repubblica del 6 gennaio 2013). Con tutto il rispetto per le opinioni di uno dei più grandi giornalisti italiani, è possibile tuttavia ipotizzare un diverso scenario politico intorno alla «salita» in politica del Professore, che porterebbe a conclusioni meno catastrofiche e forse più lungimiranti rispetto a quelle che hanno indotto il giornalista a stigmatizzare il proprio pensiero con il suddetto titolo.

Scalfari, infatti, dà per scontato che Monti, in vista di una probabile mancata o risicata maggioranza del Partito Democratico e dei propri alleati al Senato, diventi il «nuovo Ghino di Tacco» del panorama politico attuale e pretenda pertanto di guidare il nuovo Governo, pur con il consenso minoritario raccolto; una guida del Paese, dunque, basata sui voti conquistati dagli altri - dalla coalizione di centro-sinistra, per esser chiari - che sembra attualmente essere in vantaggio. Tutto ciò, si potrebbe dire, «alla faccia degli elettori e del popolo sovrano». Così ipotizzata, la «salita» di Monti in politica non sarebbe di certo all’altezza delle aspettative dei tantissimi italiani, che sperano che nel prossimo quinquennio possa tornare alla guida del Paese la buona «Politica» (intesa questa con la P maiuscola), la sola che può rilanciare la crescita, lo sviluppo e introdurre una buona dose di equità, anche intergenerazionale.

Infatti, una siffatta «salita», con l’obiettivo di fare l’ago della bilancia nel sistema politico italiano per avere sempre la possibilità di stare in sella al potere e decidere con chi stare, secondo le convenienze del momento, non aiuterebbe le prospettive di sviluppo e di affermazione di un’alternanza democratica – come avviene nei maggiori Paesi europei - tra un polo Moderato (europeista e liberale, di stampo liberista) da una parte e un polo Progressista (europeista e social democratico) dall’altra: alternanza, che è in se stessa un valore fondamentale per assicurare la pienezza del sistema democratico.

Invero, io sono portato a credere che Monti non abbia pensato alla «salita» in Politica nei termini finora supposti. Penso piuttosto che la pretesa di Monti – il quale indubbiamente si rende conto già da adesso dell’impossibilità matematica di poter vincere la competizione - sia quella di mettere in campo, nel breve periodo ed in una prima fase del suo impegno «politico», una coalizione che, in caso di necessità, possa essere chiamata a sostenere (e dunque a orientare), in senso più classicamente liberale, la probabile futura maggioranza di centro sinistra (molto probabilmente traballante al Senato, per effetto dell’odierna legge elettorale) per fare le riforme di cui il Paese ha urgente bisogno.

Nel lungo periodo e in una seconda fase della «salita», credo invece che Monti pensi di poter rappresentare e costituire in Italia, con l’endorsement dei leader europei del PPE, il punto di riferimento per la costruzione di un centro destra moderato, europeista e moderno che dovrà sostituirsi all’attuale centro –destra italiano, «impresentabile» e soggiogato dal populismo e da sentimenti perfino antieuropeisti.

Se così fosse, la «salita» risulterebbe un gesto di elevata natura «Politica», inusuale in questi ultimi vent’anni (a parte qualche eccezione), con il quale Monti avrebbe rinunciato alla realistica prospettiva di ricoprire ruoli preminenti e di alta responsabilità istituzionale (nessuno può dubitare che sarebbe stato il candidato più «naturale» per la Presidenza della Repubblica) per accettare il ruolo più modesto, ma non meno strategicamente importante per il sistema politico italiano, di uomo politico di riferimento/coordinatore, che assume la fatica (e di quale portata!) di ricostruire e sollevare la destra moderata italiana dalle ceneri della demagogia, del populismo e dei pregiudizi regionalistici che minacciano persino la coesione nazionale.

Se al momento della scelta sia stato questo l’obiettivo di Monti, si può affermare che ciò è «un bene per il Paese». Penso che il grande Aldo Moro avrebbe detto proprio così!

E’ chiaro che il presunto obiettivo di Monti presuppone, già da ora, in questa prima fase, una competizione che mira a conquistare consensi, più da una parte, ma senza disdegnare quelli che provengano anche dall’altra.

In conclusione, al di là degli schieramenti ai quali ciascuno può legittimamente aderire, ritengo che abbiamo bisogno di qualcuno che pensi, anche sul versante moderato, ad un’Italia diversa da quella ridotta allo stato pietoso (e a volte anche ridicolo!) che è sotto gli occhi di tutti.

In ogni caso, i fatti diranno presto in quale delle prospettate direzioni si muoverà il Professore; se nella prospettiva di rafforzare lo schema bipolare con l’obiettivo di una piena affermazione del sistema democratico italiano, ovvero, se sarà attratto dalla malaugurata «tentazione casiniana» che tenta di rompere lo schema bipolare al solo scopo di dare spazio ad una forza politica centrista, ago della bilancia.

Quest’ultimo scenario rappresenterebbe una sciagurata involuzione e un avvitamento del sistema politico italiano che rischierebbe di non garantire la necessaria trasparenza dello stesso e l’ineludibile rinnovamento della classe politica: connotati senza i quali, attualmente, risulterebbe affatto credibile ogni offerta politica che voglia far fronte alla grave situazione di crisi economico-finanziaria e sociale del Paese.

Articolo di Luciano Busacca