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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 684
RAGUSA - 27/01/2010
Politica - Ragusa: intervista al deputato nazionale dell’Udc alle prese con un nuovo progetto

Drago: "Attendo la Cassazione, creo il Partito della Nazione"

Il leader modicano finirà la legislatura e annuncia la prossima candidatura. «Il partito del Sud imita quello del Nord, sono una malattia non la cura»
Foto CorrierediRagusa.it

La terza Repubblica, la terza giovinezza, il terzo «forno». Giuseppe Drago (nella foto) ha ancora un posto in prima fila. Tirato a lucido, con quell’astuzia vigile e sottile che aveva smarrito a metà maggio del 2009, capelli più bianchi che grigi, purtroppo, ma con un matrimonio e un altro figlio da poco arrivati. Meno codazzo attorno, puntualità svizzera all’appuntamento per l’intervista (sic!), solito aplomb, stesso fisic du rol sebbene le 55 primavere, passione politica rinvigorita. Ieri e oggi con l’Udc, domani con il Partito della Nazione. «Non per fare un altro soggetto politico del Sud- dice subito a scanso d’equivoci – ovvero un’altra malattia come il partito del Nord o quello di Sicilia da poco nato. L’Italia è una e la regione Sicilia non è feudo catanese o palermitano, ma un territorio plurale».

I primi compagni di viaggio sono Adornato, i popolari di Antonio Borrometi, Rutelli, tutti i moderati che ci stanno, coloro che non si vogliono farsi stritolare dalla forza di gravità di Nino Minardo, dall’astrattezza autonomista, dal lealismo leontiniano. «E anche movimenti singoli- s’allarga Drago- quelli che non stanno bene nel centrodestra e nel centrosinistra e che non condividono il bipolarismo. A questi dico, venite, c’è posto per tutti».

Onorevole Drago, l’ultima volta che l’ho intervistata stava per diventare vice ministro. Poi il tunnel con quella sentenza e l’interdizione perpetua. Lei ha sette vite come i gatti e tanta voglia di riprendersi il centro del ring in politica?

«E’ successo che nella mostruosità della sentenza l’interdizione perpetua non c’è più perché la Corte d’Assise di Palermo ha determinato che essa era solo temporanea: solo 2 anni e 9 mesi a partire dal mese di maggio 2009. Ho fatto ricorso in Cassazione in quanto anche questa sentenza è in contrasto con sentenze precedenti. Il che significa che conservo il mio status di parlamentare fino a quando la Cassazione non deciderà definitivamente. E le dico di più: quand’anche dovesse essere confermata la condanna a 2 anni e 9 mesi assicuro che sarò candidato per la prossima legislatura. Un’ingiustizia a metà. L’interdizione perpetua è stata una forzatura interpretativa da chi ha letto la sentenza con lenti deformate».

Drago riabilitato, dunque, ma il problema della questione morale resta, è sotto gli occhi di tutti e non risparmia nessuno. Con quale candore si entra nella Terza Repubblica?

«Chiedo a me per primo 3 requisiti fondamentali per realizzare questi progetti: capacità critica; tensione ideale; grande rigore morale. Solo con questi requisiti possiamo recuperare la credibilità della gente e della politica».

Totò Cuffaro è stato condannato anche in secondo grado. Questo non finisce per rafforzare l’asse Mpa –Pd?

«Non credo che ciò abbia ripercussioni politiche, perché i siciliani sanno che Cuffaro non è mafioso e che il 67% lo rivorrebbe presidente della Regione».

Quanto durerà il governo Lombardo?

«Arriverà alla fine naturale della legislatura, anche se ammetto che se continua così non è un bene. Tutte le contraddizioni stanno venendo al pettine, basta chiedere alle famiglie. Come Udc ci stiamo facendo carico di confrontare associazioni e forze sociali per un progetto alternativo a questo governo, che vuole avere le caratteristiche di una mobilitazione dal basso per una nuova grande Sicilia. La provincia iblea può essere il paradigma per la Sicilia».

State allestendo un contenitore da riempire. Andiamo per gradi tenendo conto di una crisi che ha ridotto sul lastrico quella famiglia che è stato il cavallo di battaglia dell’Udc.

«Il mondo è cambiato e la crisi globale è drammatica. Una crisi che offre opportunità se si sa leggere e se si è disposti a mettersi in discussione. Dobbiamo confrontarci sul fenomeno internet e sui prodotti finanziari tenendo in mente 3 concetti: ambiente, energia, salute (biotecnologia). Passiamo dall’iperconsumismo all’insoddisfazione totale. E quindi dobbiamo tornare al risparmio, non quello di essere avari. Quattro livelli di risparmio: acqua (perché quella potabile deve finire nei water?), energetica (il sistema dei rifiuti), farmaci (spesa sanitaria), terreno (ambiente)».

E’ finito il berlusconismo? C’è Casini dopo il Cavaliere?

«Con quali alleanze? Il berlusconismo ha favorito l’iperconsumismo e il populismo di destra che ha avuto consenso; dall’altra parte il populismo di sinistra ha favorito i grandi circuiti finanziari. I due bipolarismi hanno fatto emergere il Nord (la Lega) e hanno impoverito il Meridione. Abbiamo avuto un governo a trazione nordista. La nascita del Partito del Sud è l’esatta imitazione della Lega al Nord».

Fra questi c’è il partito della Nazione, ovvero il terzo «forno»?

«Rispetto a questi due pericoli noi ricerchiamo un processo di rigenerazione dell’identità nazionale. Siamo una forza politica che esalti il territorio e faccia come proposta propria il superamento delle due Italie mettendo al centro una sola Italia. Non più contrapposizione ma unità».

Processo breve, favorevole o contrario?

«E’ doveroso da parte del Parlamento preservare le più alte cariche dello Stato durante la legislatura. Però serve una vera riforma della giustizia, che non può essere equiparata al processo breve, in quanto non risolve il problema».

Consorzio universitario. Lei è stato presidente. Mauro si dimette o no?

«In questa provincia, non mi stanco di dirlo, c’è crisi di leadership. Il problema del Consorzio non è la durata del Consiglio d’amministrazione, ma capire cosa fare rispetto agli altri atenei. E’ inutile avere alcuni corsi universitari a Ragusa quando Catania si raggiunge in meno di un’ora. Guardiamo più lontano e pensiamo ai masters o ai corsi di specializzazione post laurea. Servirebbero non solo ai nostri laureati ma anche a quelli di tutta la Sicilia. Riflessioni del genere richiedono coraggio e analisi fredde. In questo momento non c’è nessuno che pensa a queste cose. Non c’è leadership».