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Mercoledì 23 Agosto 2017 - Aggiornato alle 17:25 - Lettori online 524
RAGUSA - 11/08/2017
Politica - Tutto come prima, o peggio

La "resurrezione" delle province e delle... indennità

La politica ha deciso che sarà meglio conservare qualche posto in più Foto Corrierediragusa.it

Sette leggi non sono bastate, alla fine è cambiato solo il nome. Da province a Liberi consorzi di comuni. Per il resto tutto torna come prima perché l’Ars fa una delle più clamorose marcia indietro della sua storia. Quella che era stata presentata come una riforma innovativa, che avfrebbe dovuto eliminare i posti di governo e sottogoverno e avrebbe dovuto far risparmiare sui costi della politica, ritorna dalla porta principale grazie a 32 sì su 47 votanti: fanno eccezione tutto il gruppo del Movimento 5 Stelle, due deputati di maggioranza astenuti (Pino Apprendi e Filippo Panarello) e tre contrari, fra i quali spicca il presidente della Regione Rosario Crocetta.

L’Ars ha reintrodotto l’elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri, che si terrà in primavera quando si voterà per le amministrative: con le elezioni tornano anche le indennità, che per il presidente saranno uguali a quelle del sindaco della città capoluogo. Per i consiglieri, invece, sono previsti dei rimborsi spese. Tanti saluti dunque ai bei discorsi sui tagli alle indennità, ala riduzione delle poltrone e amenità varie. La politica ha deciso che sarà meglio conservare qualche posto in più per sistemare quanti magari non troveranno posto nel nuovo parlamento regionale che ridurrà a 70 i suoi 90 attuali componenti.

E qualche indennità non si nega a nessuno così come la possibilità di varare una ulteriore campagna elettorale per consiglio e presidenza dei Liberi Consorzi con tanto di alleanze, manovre e accordi sottobanco. Al di là del merito della utilità o meno di Provincie o Liberi Consorzi una gran brutta figura che la dice lunga sulla capacità della classe politica siciliana di rinnovarsi, di guardare avanti, di riformarsi.