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Venerdì 20 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 9:16 - Lettori online 1023
RAGUSA - 21/03/2017
Politica - Una decisione repentina che non ha sorpreso

Lascia il Pd il senatore Gianni Battaglia

Una decisione piuttosto repentina Foto Corrierediragusa.it

"Comunico le mie dimissioni dalla carica di segretario «eletto» dell’Unione comunale del Pd di Ragusa e di ogni altra carica a qualsiasi livello ricoperta all’interno del partito": è questo l´incipit del documento con cui il senatore ibleo Gianni Battaglia (foto) si accomiata da un Pd sempre più a pezzi a livello nazionale e non solo. "Sono tra i componenti l’Assemblea nazionale del Pd - si continua a leggere nella missiva inviata, tra gli altri, ai vertici del partito - che non hanno condiviso la scelta, compiuta lo scorso mese, di aprire la stagione congressuale. Non ho condiviso i tempi, le procedure e le modalità scelte. Purtroppo quello che sta succedendo ogni giorno e in ogni parte d’Italia conferma che avevamo ragione. Temo che succederà di peggio prima, durante e dopo lo svolgimento dei congressi. Al Pd, per superare la fase critica in atto e tornare a svolgere il ruolo che gli compete, serviva altro e di più. Era necessario comprendere le ragioni che hanno determinato una profonda rottura con il nostro corpo sociale di riferimento.

Comprendere le ragioni di tante ripetute sconfitte elettorali, le ragioni per le quali milioni di elettori ci hanno negato il consenso e migliaia di iscritti e militanti hanno abbandonato l’impegno politico attivo. Era necessario individuare un luogo, una occasione che ci consentisse, tutti insieme, di leggere e capire quello che sta succedendo nel Mondo, in Europa e nel nostro Paese. Comprendere cosa fare concretamente, quali politiche attuare, per contrastare la nuova destra e le spinte nazionaliste e populiste.

Era necessario riconsiderare e correggere scelte sbagliate e attuare nuove politiche in materia di lavoro, di scuola e istruzione, di protezione sociale, di politiche sanitarie e welfare, di diritti civili, di politica economica, di interventi per contrastare la povertà, le diseguaglianze, il degrado sociale in molte aree del paese specie nelle periferie urbane e nel mezzogiorno d’Italia.

Era necessario mettere al sicuro il Paese lavorando, da subito e con determinazione, come ci si era impegnati a fare, per approvare una nuova e condivisa legge elettorale che coniugasse in maniera equilibrata governabilità e rappresentanza democratica, riaffermando la sovranità popolare restituendo agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti, ponendo fine definitivamente alla lunga stagione dei parlamentari nominati che hanno contribuito ad allargare la distanza tra parlamento, partiti e popolo.

Era necessario, con autentica umiltà, capire il segnale venuto dal Paese in occasione del voto nel referendum costituzionale del 4-dicembre scorso. Riflettere seriamente sulle ragioni e sulle dimensioni della sconfitta, sulla ripartizione territoriale, per classi sociali e per fasce di popolazione di quel voto, che ha segnato il punto più alto di un dissenso politico, tra i giovani e nel sud del Paese, che va perfino oltre il pronunciamento sul merito di una pessima riforma costituzionale.

Come è a voi noto - prosegue la nota - ho sostenuto convintamente le ragioni del "No" nel referendum, ho organizzato e partecipato a numerose iniziative e mi sarei aspettato, dopo il netto risultato in contrasto con l’impegno e la posizione espressa da quasi tutto il quadro dirigente provinciale del partito, da tutta la rappresentanza parlamentare regionale e nazionale e di quasi tutti i rappresentanti del PD nelle istituzioni della nostra provincia, che si aprisse una riflessione su quel voto. Così come mi sarei aspettato che ci fosse una occasione per capire i negativi risultati elettorali nelle elezioni amministrative di Vittoria e di Scicli che hanno segnato pesanti sconfitte per il Pd e su come affrontare le prossime scadenze elettorali sia amministrative che regionale.

Aprendo, con una negativa forzatura, la stagione congressuale, si è scelto invece la strada della rivincita personale, della mera conta per affermare non una linea politica ampiamente condivisa ma una leadership sotto cui far crescere e/o proteggere le ambizioni e i destini personali.

Si ripropongono, come è già purtroppo avvenuto in altre occasioni, congressi che si trasformeranno in semplici seggi elettorali. Un «votificio» tra l’altro senza garanzie e regole utili solo agli arrivisti, agli arroganti, ai prepotenti e che legittimerà le spudorate ed insopportabili pratiche trasformistiche che negli ultimi anni abbiamo tentato di contrastare. Il Pd in questo mondo rischia di diventare - conclude Battaglia - una «terra di nessuno». Non è dato ancora sapere quali altre vie politiche intenderà percorrere il senatore ibleo, dopo la sua improvvisa fuoriuscita dal Pd. Comunque una decisione repentina che non ha sorpreso più di tanto.


sinistrati
21/03/2017 | 19.27.33
cassandra

Aspetto ansiosamente di sapere con quale ditta (fallita) l´ex senatore tenterà di ripresentarsi alle prossime elezioni, regionali o nazionali. I cento partiti cosiddetti di sinistra si spaccano e si moltiplicano a vista d´occhio, tanto che ogni mattina è indispensabile andare su internet per sapere quali sono quelli partoriti durante la notte. Togliatti si rivolta nella tomba e ammonisce che Marx aveva detto "Proletari di tutto il mondo, unitevi", non "Spaccatevi il cranio a vicenda"! Anche questa è una bufala che resiste dal secolo XIX in poi, senza contare che di proletari non se ne vedono in giro più, manco a pagarli.


Ce ne faremo comunque una ragione
21/03/2017 | 19.02.03
Francesco

Parafrasando Nanni Moretti: mi si nota di più se lascio o se non lascio.
Ce ne faremo una ragione
Francesco