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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 972
RAGUSA - 30/06/2016
Politica - Il primo cittadino giudicato supponente e arrogante

Tutti vogliono la testa del sindaco Piccitto

In consiglio comunale l’amministrazione non ha più la maggioranza Foto Corrierediragusa.it

Il sindaco Federico Piccitto (foto) si scopre più debole: deve prendere atto che non ha più maggioranza in consiglio e se la prende con gli avversari politici. Dalle opposizioni il corso è unanime e si invocano le dimissioni del sindaco pentastellato colpevole di supponenza, arroganza e scarsa visione politica. Per l’amministrazione pentastellata sono giorni molto difficili anche perché dopo varie defezioni che hanno portato il gruppo Cinque Stelle a quota 15 e quindi in assoluta parità con le opposizioni basta un niente per andare sotto come è avvenuto per la votazione sulle norme di attuazioni del Piano regolatore. Pd, Partecipiamo, Gruppo misto sono pronti a presentare la mozione di sfiducia nei confronti di Piccitto e Sonia Migliore parla della necessità di «un gesto di onestà» e quindi delle dimissioni. Anche perchè il prossimo appuntamento in consiglio è veramente ostico. Si parlerà di Bilancio e dell’approvazione dello strumento finanziario. Con questi chiari di luna, con tasse aumentate per i cittadini e spese contestate per Piccitto e la sua amministrazione sarà difficile venirne fuori. Il caso Ragusa è all’attenzione anche dei dirigenti nazionali del movimento pentastellato che non vogliono correre rischi di sorta e segno molto da vicino le mosse del sindaco per non rischiare passi falsi.

LA "DEBACLE" IN CONSIGLIO COMUNALE
La bocciatura dell’articolo 48 in materia di tutela urbanistica in consiglio comunale ha fatto alterare il sindaco Federico Piccitto che ha convocato la stampa per denunciare pubblicamente i mal di pancia di natura politica che affliggono l’opposizione e non solo, a discapito dei ragusani. Per il primo cittadino la bocciatura dell’atto, che sarà comunque di nuovo inserito nel piano regolatore generale, rappresenta un’occasione persa nel nome degli steccati politici che, in casi del genere, dovrebbero essere superati dai fatti, a tutto vantaggio della collettività. Peraltro lo stesso sindaco ha reso noto di aver ricevuto, prima della fatidica seduta della civica assise, ampie rassicurazioni sulla votazione in favore dell’articolo 48, ma la presenza tra gli scranni dei cosiddetti «franchi tiratori» ha determinato l’effetto opposto, dando luogo quindi ad un atteggiamento ondivago, se non addirittura contraddittorio, che ha lasciato basito lo stesso Piccitto, che, comunque, non si arrende. E così in consiglio comunale si continua ad andare avanti lentamente e con tanti emendamenti. Il civico consesso è spaccato sulle norme tecniche di attuazione del piano regolatore anche se l’amministrazione ha tracciato la linea. Il consumo del territorio deve essere ridotto al minimo necessario e bisogna fermare le trivellazioni. Sono questi i due punti fermi ai quali la giunta Piccitto non vuole rinunciare e le cui motivazioni sono state illustrate in aula dall’assessore ai lavori pubblici Salvatore Corallo. Le opposizioni, in ordine sparso, non ci stanno, e hanno presentato 39 emendamenti che dovranno essere discussi, visto che il dibattito in aula non si è concluso nonostante i lavori siano andati avanti fino a tarda notte. Per quanto riguarda le costruzioni in verde agricolo, l’amministrazione prevede nuovi indici e parametri che sono più restrittivi rispetto a quelli attuali. In riferimento alle nuove costruzioni, si potrà edificare solo se necessarie al proprietario del fondo, mentre per i ruderi antecedenti al 1967, si potrà procedere all’ampliamento solo fino al 30 per cento della cubatura. Anche sulle trivellazioni l’amministrazione vuole imporre restrizioni, se non bloccare del tutto le nuove attività estrattive. Una posizione di principio, di forma più che di sostanza, perché con l’approvazione del piano paesistico da parte della Regione non si dà al comune la possibilità di opporsi alle richieste di eventuali richieste di perforazioni, in quanto di competenza dello Stato e della Regione.

In aula, a seguire il dibattito, molti lavoratori degli attuali pozzi petroliferi: non ci sono rischi per il loro futuro lavorativo, perché le concessioni non saranno, e comunque non possono essere, revocate. La giunta Piccitto non ha mancato tuttavia di ribadire che «A Ragusa nun si spirtusa», come recitava uno slogan caro ai Cinque Selle, ma con il piano paesistico tutto è cambiato e, al di là del principio dei grillini, altre autorizzazioni per nuove trivelle potrebbero arrivare da Palermo e Roma.