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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 692
RAGUSA - 31/12/2015
Politica - Quattro città con diverse prospettive e parecchi problemi

Incognite 2016 in 4 comuni iblei

Saranno mesi cruciali per gli enti locali Foto Corrierediragusa.it

Quattro città, una storia in comune. Vittoria andrà ad elezioni in primavera, Scicli è commissariata, Ragusa soffre di crisi politica, Modica è ancora con l´incubo dissesto. Sono tutti comuni vivaci, dove ci sono effervescenze imprenditoriali, dove il turismo cresce e la sensibilità sociale è sempre più affinata. Ci sono attese per l´anno che viene perchè molte risposte sono rimaste inevase e le varie amministrazioni non sono sempre state sollecite a cogliere le istanze della società civile. I temi sensibili non sono stati toccati o solo sfiorati perchè bisogna misurarsi su quella qualità della vita che vede gli Iblei ancora indietro, seppur il territorio risulti il primo in Sicilia. Tutela del´ambiente, smaltimento rifiuti, pulizia, politiche e offerta turistica, mobilità alternativa sono alcuni dei grandi temi sui quali si misurerà la capacità di crescere o di restare ancora impantanati. Dagli amministratori si attendono idee innovative, capacità decisionali, competenze e un taglio agli equilibrismi politici o, peggio, alle mire personali.

Tra i comuni iblei più grandi Vittoria è quello che ha la possibilità di cambiare grazie alle elezioni dopo due quinquenni di amministrazione Nicosia. La città subisce oggi spinte opposte; c´è chi la vorrebbe riportare al suo più recente passato con personaggi che sono ormai superati non solo dal tempo ma anche dalle dinamiche generazionali e giovani ce si propongono senza avere strumenti interpretativi per una città complessa.

Scicli vive male il commissariamento indotto dalla patente di città "mafiosa". Un aggettivo che mal si concilia con un tessuto effervescente, culturalmente avanzato ma che ha cullato e consentito nel suo profondo pratiche consociative di bassa lega. Il commissariamento ha portato ad una sospensione del dibattito democratico almeno nelle sedi istituzionali anche se la città si prepara ad una possibile elezione se il ricorso presentato da alcuni ex consiglieri sarà accolto. Nel rinnovamento della città pesano figure istituzionali da cui non si può prescindere ma che rischiano di essere freno all´emergere del nuovo.

A Ragusa domina invece la separazione di fatto tra il gruppo consiliare e l´amministrazione. Piccitto sembra incapace di coagulare e le sue titubanze nella gestione del caso Campo (l´assessore che si è dimesso per un presunto scandalo che nei fatti pare del tutto infondato), nella nomina dei nuovi assessori non gli hanno giovato. I segnali per il sindaco sono stati precisi da parte del M5S e quello che è successo a Gela in questi giorni con l´espulsione del sindaco dal movimento dovrebbe farlo riflettere prima che sia troppo tardi.

Modica non ha risolto del tutto i suoi gravi problemi finanziari. La Corte dei conti attende risposte dal sindaco in termini di correzione delle politiche economiche. Ci sono venti milioni da versare per ricostituire il fondo del D.L. 35, ci sono nodi da sciogliere come partecipate che costano troppo e concludono poco o nulla. L´amministrazione ha finora restituito proprio nell´ultimo giorno dell´anno i 13 milioni 456 mila euro che costituivano il prestito erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti per estinguere alcuni debiti contratti dal comune nel corso degli anni. Era una delle condizioni poste dalla Corte dei conti per non dichiarare subito il dissesto dell´ente. La città tuttavia attende soprattutto un progetto di sviluppo proiettato nel tempo, non legato all´immediato o alla manutenzione spicciola. I passaggi cruciali per imprimere la svolta non sono stati affrontati; viabilità, vivibilità del centro storico con interventi mirati e di recupero, politiche turistiche che non siano legate solo e soltanto al cioccolato. Più che la tuttologia dell´amministrazione servirebbero professionalità autonome, di provata competenza e un´apertura culturale che al momento non è dato vedere.