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RAGUSA - 08/07/2014
Politica - A villa Orchidea veleni e polemiche per l’elezione del presidente provinciale

Pd a pezzi in provincia a causa delle tessere

La minoranza diserta l’assise ma chiede il rinvio. Denaro tira dritto ed elegge il sindaco di Giarratana presidente e Angelo Fraschilla tesoriere. E scoppia l’ennesima e stucchevole guerra tra correnti Foto Corrierediragusa.it

Il Pd è a pezzi in provincia. Il segretario Giovanni Denaro ed il suo gruppo da un parte, la minoranza che fa riferimento a Peppe Calabrese dall´altra, il gruppo dei renziani di Mario D´Asta (foto) sulla barricata. La riunione tenutasi a Comiso per l´elezione del presidente, del tesoriere e degli organismi di garanzia rischia di diventare una vera e proprio Waterloo per il partito. Giovanni Denaro è tuttavia sicuro dei fatti suoi, è convinto di avere rispettato regole e uomini e tira dritto per la sua strada. Mario D´asta invece si è dimesso da vice segretario e la minoranza è pronta presentare ricorso alla commissione regionale di garanzia. E´ stata la volontà di Giovanni Denaro di convocare la riunione per l´elezione degli organismi statutari ad innescare il contrasto. Su 271 aventi diritto si sono presentati solo in 102, ma nonostante mancasse il quorum i lavori sono cominciati sebbene la richiesta di rinvio da parte di Peppe Calabrese. A Villa Orchidea non c´è stato bisogno di dibattito e votazione a scrutinio segreto, perchè il candidato alla presidenza era unico.

Bartolo Giaquinta, sindaco di Giarratana, è stato eletto per alzata di mano, così come Angelo Fraschilla, vittoriese, che sarà il tesoriere del Pd. Per la commissione di garanzia tre posti alla maggioranza, due ciascuno a renziani e minoranza. Anche la segreteria provinciale maggioranza di 24 posti al gruppo Denaro, 20 a Calabrese e 14 al gruppo D´Asta. Formalmente tutto è sistemato anche perché a sancire la regolarità del voto c´era Enzo Napoli della segreteria regionale. Nella prassi non è così perché la minoranza è in rivolta perchè aveva chiesto il posto di presidenza dell´assemblea per sè. A Giovanni Denaro viene rimproverato dirigismo, mancanza di dialogo, prevaricazione ma il segretario ribatte: "Mi era stato chiesto di convocare l´assemblea. L´ho fatto ed abbiamo proceduto con i lavori. Nulla di più, nulla di meno".

Intanto arrivano le dimissioni di Mario D´Asta che sono un atto di accusa: "Giovanni Denaro e chi lo sostiene hanno acuito le tensioni interne alle varie anime del partito piuttosto che attenuarle. Ho assunto questa decisione non esistendoci più le condizioni per proseguire oltre nell’espletare le funzioni proprie del ruolo di vicesegretario provinciale. Il muro contro muro è assolutamente improduttivo per il futuro del Pd, scelta che risulta incomprensibile per chi ricopre il ruolo di segretario di un partito, che invece dovrebbe a tutti i costi spendersi per eliminare le occasioni di contrasto piuttosto che fomentarle. Denaro preferisce costruire il partito della confusione, della divisione e dell’immobilismo, io il partito del rispetto delle regole, del rinnovamento e dell´unità".

Da Vittoria il partito ipparino fa quadrato attorno al segretario provinciale. Al suo fianco Francesco Cannizzo, segretario cittadino, il quale parla di «volgare campagna mediatico-politica condotta dai signori delle tessere». Cannizzo scarica le responsabilità sulle due fazioni del capoluogo, quella di D’Asta e quella di Calabrese, che hanno disertato i lavori di Villa Orchieda di proposito.

«La loro politica- attacca Cannizzo- carica di sospetti e intrisa di complotti, ha stancato. L’ultima assemblea ha sancito la loro definitiva sconfitta. Infatti, nonostante abbiano dichiarato di avere i numeri per eleggere i nuovi organismi, sono rimasti a casa. Semplicemente, si sono sottratti al confronto. Ora, devono spiegare ai loro tesserati le ragioni di questo imbarazzante boicottaggio. Hanno perso. Su tutta la linea. Nonostante non siano riusciti a conquistare alcuna carica alla quale ambivano, vogliono, ancora una volta, tenere bloccato il partito. L’obiettivo è chiaro: vogliono immobilizzare il partito per tacciare di immobilismo il segretario. Un paradosso degno della loro ambiguità politica. Ora, basta. È necessario voltare pagina».

Insomma, il Partito democratico è votato al litigio. Litiga se perde, litica se vince. E se la cordata dei vittoriesi e dei comisani una volta tanto ha la meglio sui ragusani che negli ultimi anni hanno offerto uno spettacolo politico poco edificante, apriti cielo! E’ diventato il partito della carta bollata, dei ricorsi ai probiviri, agli organismi statutari.

«Invece- ribatte Cannizzo - dobbiamo tornare ad occuparci dei problemi della gente. Chi ha voglia di continuare a produrre ricorsi nelle sedi opportune, per numero di tessere, numero di delegati e tipo di elezione, lo faccia pure. Il PD ibleo non può farsi ingabbiare. Anche perché siamo consapevoli delle innaturali convergenze che si stanno suggellando a Ragusa città. Sono il frutto di spartizioni di cariche tra politici navigati e giovani virgulti, che si affacciano adesso alla politica che segue una logica campanilistica, spinti da un arrivismo mai visto. È evidente che si tratti solo di giovani anagraficamente. Perché esprimono la politica della peggiore specie. Che Renzi, per fortuna, ha rottamato da un pezzo. Il PD vittoriese guarda al futuro. E punta su una nuova generazione di dirigenti. Per queste ragioni, augura buon lavoro al segretario Giovanni Denaro. Finalmente, il PD provinciale è in buone mani.