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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 622
RAGUSA - 30/05/2014
Politica - L’elezione del presidente è sfociata quasi in una rissa

Tensione nel Pd ibleo dopo la "scazzottata"

Aveva già lasciato strascichi l’elezione del segretario provinciale, che dice la sua Foto Corrierediragusa.it

C´è aria di tempesta nel Pd ragusano. Le polemiche suscitate dalla turbolenta assemblea per l´elezione del presidente del partito hanno riportato a gala contrapposizioni, invidie, personalismi e forse anche giochi di potere tra le diverse anime del partito. Il segretario provinciale Giovanni Denaro (foto), da noi interpellato, ha rinviato ogni presa di posizione ufficiale ad un comunicato che il partito sta elaborando. "Si è detto troppo - dice il segretario - Alcuni fatti non sono inoltre veritieri perchè non ci sono state risse in assemblea. In ogni caso sarà bene fare il punto della situazione in via ufficiale stiamo elaborando un comunicato. Non voglio andare oltre perchè rischierei di complicare le cose".

La contrapposizione tra la segreteria provinciale ed il gruppo Calabrese, o qualcuno dice tra Ragusa e Vittoria, è emersa in tutta la sua evidenza anche se Denaro vuole gettare acqua sul fuoco e far rientrare il tutto in una normale dialettica in seno al partito. "Condivido le cose dette da Mario D´Asta - chiude il segretario -Invito tutti alla prudenza"

IL CASO PD
La gestione del Pd a Ragusa è diventato un caso. La questione sarà affrontata a livello regionale dopo che l´assemblea provinciale degli iscritti non è riuscita a trovare un accordo non solo sul nome del presidente provinciale del partito ma anche sul metodo. Spintoni e forse anche qualche manrovescio nella confusione tra chi voleva comunque andare avanti con l´elezione del presidente e chi ha chiesto un ulteriore rinvio. Peppe Calabrese ed i suoi si sono dunque "confrontati" di brutto con il crescente numero dei renziani tra cui Mario D´Asta e quanti fanno anche riferimento al parlamentare Pippo Digiacomo. Lo spettacolo non è stato dei più edificanti ed il segretario organizzativo regionale del Pd, Antonio Rubino, è uscito dalla sala senza parole cercando diplomaticamente di non infierire. Rubino sottoporrà la questione al segretario regionale Fausto Raciti che è stato già informato dei fatti. In ballo non c´è solo l´elezione del presidente del partito in provincia ma soprattutto cova il fuoco tra le diverse anime del Pd che non hanno imparato nulla dall´esito, pur molto positivo, delle elezioni. Ci sono almeno tre aree nel Pd che non si parlano e quando lo fanno rischiano di passare ai fatti, come è stato dimostrato in assemblea.

Già l´elezione del segretario provinciale Giovanni Denaro aveva lasciato strascichi, poi l´avanzata irruente dei renziani che ha messo in difficoltà chi era una volta maggioranza, come Peppe Calabrese. Nel Pd è insomma in atto un braccio di ferro e quello che si era visto a Ragusa con la nascita del secondo circolo si ripete. Un segnale negativo sotto tutti i punti di vista e a poco valgono, pur nel lodevole tentativo di rimarginare la ferita le parole di Mario d´Asta che dice: "Le tensioni registratesi in queste ultime ore cozzano con l’entusiasmo che fino a martedì scorso avevamo tutti manifestato per il consenso che ci ha tributato l’area iblea alle ultime consultazioni europee. Per quanto mi riguarda, assieme alle democratiche e ai democratici con cui abbiamo condiviso questo percorso, ci muoveremo sempre di più nell’alveo della responsabilità e della corresponsabilità, del dialogo e dell’unità complessiva del Pd provinciale non ritenendo possibile che eventuali situazioni di incertezza proseguano oltre.

Pluralismo e unità sono due valori troppo importanti per il nostro partito. Più volte abbiamo detto che il nostro intento deve essere quello di fare cambiare verso, in perfetto stile renziano, all’area iblea e al nostro partito provinciale. Ma così facendo non dimostriamo di mantenere fede a tale assunto. Dobbiamo capitalizzare quel grande risultato che i nostri elettori hanno dato al nostro partito ricreando le condizioni di entusiasmo, di partecipazione e di elaborazione politica anche e soprattutto sui territori».