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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 806
RAGUSA - 26/03/2014
Politica - La scottante tematica dopo scomparsa province

Nino Minardo e i Liberi Consorzi: "Parliamone"

Il parlamentare lontano dall’iniziativa del sindaco Abbate. I grillini attendono direttive dal governo Crocetta Foto Corrierediragusa.it

Era assente l’on Nino Minardo (foto) al Consiglio comunale aperto di Ragusa, ma ciò che pensa dei Liberi consorzi lo manda a dire per iscritto. «Su questo argomento bisogna dare la parla ai cittadini». Questo è il senso del suo intervento. «Condivido- scrive Minardo- che i primi cittadini iblei si siano affidati all’unica strada possibile, ovvero quella del dialogo per fare sintesi affinché si preservi innanzitutto l’identità iblea con la giusta consapevolezza di non perseguire anacronistiche battaglie di campanile e rispettando la vocazione e la storia delle singole città. Ogni ipotesi di allargamento o di modifica dovrà e potrà essere proposta solo ascoltando i cittadini e non forzando unioni di territori che potrebbero risultare "incompatibili".

Come si può ottenere questo? «Mettiamo da parte –continua Nino Minardo- ogni forma di divisione o protagonismo e pensiamo al bene del territorio che si deve raffrontare con una legge «monca» che ci dice soltanto che le province sono abolite e si possono creare nuovi Liberi Consorzi entro sei mesi purché i Comuni raggruppino almeno una popolazione di 180 mila abitanti e quelli coincidenti con gli enti soppressi non abbiano una popolazione inferiore a 150 mila abitanti. Una legge che non norma quali competenze delle Province passeranno ai Comuni, con quali risorse economiche, quale sarà il destino dei dipendenti delle province e soprattutto di cosa dovranno occuparsi i liberi consorzi. No ad iniziative univoche, è opportuno e necessario invece il confronto e la concertazione per scongiurare il rischio di creare liberi «carrozzoni» di comuni che difficilmente potranno avere la funzione intermediaria tra la Regione e gli enti comunali indebolendo il territorio».

Dopo la «fuga in avanti» sindaco di Modica Ignazio Abbate, come molti l’hanno definita, sono parecchi oggi che intervengono anche dalla città della Contea, per dissentire dalla linea presa dal sindaco modica. Fra questi Tato Cavallino, che rivolto al presidente del Consiglio Garaffa, chiede di convocare una «seduta aperta del consiglio comunale. Si scelga insieme un percorso efficiente e non stravolgente!» Fra questi percorsi, secondo Cavallino, c’è il referendum popolare.

«Anche l’istituzione dei Liberi Consorzi dei Comuni- afferma Cavallino- dopo l’abolizione della province è diventata motivo di scontri istituzionali, incontri confusi, poco coinvolgimento e troppo protagonismo da parte di chi dev’essere protagonista, vista la carica che ricopre, e non antagonista nello stesso tempo. La questione dei liberi consorzi dei comuni è partita male e mi riferisco soprattutto a Modica dove ci si sta muovendo senza tenere conto assolutamente che chi ha voce in capitolo nella faccenda è la città rappresentata nella prima fase dell’avvio del percorso dal consiglio comunale e successivamente affidata direttamente ad un referendum popolare».

Cavallino si affida alla sensibilità del presidente del Consiglio Comunale di Modica, «affinché convochi in tempi brevi un consiglio comunale aperto ai cittadini, a tutte le forze politiche e sociali, alla deputazione nazionale e regionale iblea, ai sindacati, alle associazioni di categoria e culturali. Rincresce constatare che ad oggi presidente del Consiglio non ha avuto la sensibilità di convocare una seduta in tal senso per dare luogo ad un dibattito e un confronto fattivo e costruttivo e nel contempo darci la possibilità di comprendere la posizione del sindaco di Modica che unilateralmente, già prima di convocare incontri informali e prima ancora di rendere dichiarazioni alla stampa, ha deciso di dare vita al consorzio del val di Noto».

Chi plaude all’abolizione delle province è il Movimento 5 stelle. «L´attesa-dice il capogruppo consiliare al Comune di Ragusa, adesso è rivolta a quali provvedimenti metterà in campo la Regione per far funzionare i nuovi enti a cui vanno assegnate le competenze. E proprio su questo aspetto, le perplessità sono tante, soprattutto se riferite, in modo circostanziato, a ciò che riguarderà da vicino i comuni del territorio ibleo. Comprendiamo perfettamente che al momento non si hanno atti compiuti da parte della Regione, ma ci piacerebbe sapere quali i tempi che si prospettano, al di là di quelli ipotizzati sinora, affinché ciascun comune cominci a pensare, anche in termini di programmazione, non più in modo singolo, ma come appartenente al libero consorzio dei comuni. Vorremmo sapere in che modo e quali le strategie da realizzare per l´assorbimento di tutto il personale che al momento è impiegato all´interno della Provincia regionale di Ragusa e che ha sinora svolto determinate mansioni, e sarà chiamato a svolgerne altre. In questo caso la Regione prevederà una sorta di formazione professionale o si andrà a briglia sciolta? Inoltre, ci chiediamo se nella successiva fase si può prevedere il coinvolgimento dei sindaci che andranno a formare i liberi consorzi, affinché possano dare il loro apporto, in termini di organizzazione amministrativa, per gestire personale e servizi, su cui rimangono diverse perplessità in ordine alla gestione delle strade di pertinenza provinciale, ai tanti servizi che sinora sono stati gestiti ed erogati dalla Provincia?»

Infine, sappiamo perfettamente che la provincia di Ragusa ha da sempre subito una marginalità territoriale dovuta anche alla carenza infrastrutturale, non vorremmo che la creazione delle tre aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina, la acuisse maggiormente, con il rischio di trovarci ad essere relegati, insieme ad altri liberi consorzi siciliani, anche in una marginalità amministrativa-gestionale, che sarebbe la nostra fine. E su questo chiediamo rassicurazioni.

IL CONSIGLIO COMUNALE APERTO DI RAGUSA BOCCIA LA PROPOSTA ABBATE
Proposta Abbate bocciata. Ha più il sapore di una «vendetta municipale» datata, meglio dire «pennavariana» memoria, di quando il gerarca del duce incoronò Ragusa provincia, piuttosto che un’idea lungimirante per l’intero territorio. Il Consiglio comunale aperto di Ragusa, covocato dal presidente Giovanni Iacono (unico comune che sta cominciando a parlare di contenuti) non ha preso neanche in considerazione la sortita del sindaco di Modica Ignazio Abbate, ritenuta una «fuga in avanti» verso il Val di Noto che potrebbe immiserire il consolidato prestigio della provincia iblea. In sintesi, i partecipanti hanno fatto intendere che il Consorzio ibleo non deve perdere comuni, semmai acquisirli dentro il Consorzio, per arrivare a 320/350 mila abitanti, anziché i 180 mila voluti dalla legge, perché quella sarebbe la soglia benefica del giusto equilibrio economico richiesto dalla nuova norma sui Liberi consorzi. Requisito elencato con molti e condivisibili dettagli nel documento che il 2° Circolo del Pd, retto dall’avvocato Mimmo Barone, ha consegnato e discusso in Consiglio comunale a Ragusa, alla presenza di amministratori e della deputazione iblea. Presenti Giorgio Assenza, Francesco Cappello, Vanessa Ferreri, Giovanni Mauro. Assenti Pippo Digiacomo, Orazio Ragusa, Nello Dipasquale, Nino Minardo.

La nuova legge che fa scomparire le province e crea i Liberi consorzi viene subita ma non è gradita, in ogni caso bisogna prendere atto che c’è e va riempita di buoni contenuti. «Con questa riforma- ha chiosato il presidente del Consiglio Giovanni Iacono nella sua dettagliata analisi dei costi-benefici- non si risparmia niente, gli sprechi sono dentro l’istituzione Regione, sono le Regioni che devono essere abolite, a cominciare da quelle speciali». E pere rendere l’idea degli sprechi, Iacono esibisce un po’ di numeri che dicono tutto: Le Province rappresentano appena l’1,20 % della spesa pubblica, i Comuni l’8,80 %, le Regioni 20 %, il 60 % è delle amministrazioni centrali. Gli interessi sul debito rappresentano il 10,39 %. Dal 2009 al 2012 sulle amministrazioni centrali (60 % della spesa pubblica) è stato operato un taglio di 26 milioni di euro e sulle autonomie locali (30 % della spesa pubblica) di 27 milioni di euro (fonte Conferenza Permanente Coordinamento Finanza Pubblica, Siope 2013). La spesa corrente nelle province nel 2013 è stata di 7.553.354.507. La spesa in conto capitale delle province nel 2013 di 2.723.975.755. Per una spesa complessiva di 10.277.330.263. A fronte di una spesa dei comuni di 67.549.945.285 e delle regioni di 164.488.222.695.

Il Consiglio ha discusso il lungo documento presentato dal 2° Circolo del Pd, dove si intravvede lo stile analitico dell’ex senatore Gianni Battaglia, condiviso in larga parte non solo dal partito ma anche da altri pezzi politici dell’arco costituzionale, di maggioranza e minoranza. Di fronte a queste scelte che riguardano l’identità storica di una popolazione, i campanilismi di tipo «calcistico» appaiono pregiudizievoli. Occorre pensare in grande per il bene del territorio ibleo tutto, possibilmente aprendolo ad altri piccoli comuni del comprensorio che non vedono l’ora di staccarsi dal bacino aretuseo ed etneo. Parliamo di Rosolini, Pachino, Portopalo, Noto e Palazzolo; e di Vizzini, Licodia Eubea, Mazzarrone (capitale dell’Uva Italia).

Restando così la geografia attuale, secondo il 2 Circolo del Pd «sia il Libero Consorzio di Siracusa, con poco meno di 400.000 abitanti, sia il Libero Consorzio di Ragusa con i suoi 320.000 hanno i requisiti di equilibrio economico sopra indicati, mentre nell’ipotesi di creazione del Libero Consorzio della Val di Noto con popolazione di poco superiore a 190.000 abitanti, per scorporo da Ragusa e Siracusa, si giungerebbe alla paradossale ipotesi in cui i cittadini di questo nuovo Consorzio sarebbero costretti, per mantenere la stessa qualità di servizi, a pagare un costo maggiore di quello in atto sostenuto, o per mantenere il medesimo costo, ad usufruire di servizi qualitativamente inferiori a quelli in atto resi, con evidente peggioramento della loro posizione economico-sociale». L’analisi dei democratici ragusani rappresenta anche conseguenze nefaste sia per quanto riguarda la giustizia (Tribunali di Ragusa e Siracusa), sia per quanto riguarda la Sanità e il patrimonio artistico-culturale.

«Proseguire con l´esperienza del Distretto turistico degli Iblei. Guardiamo ad esperienze già consolidate e provate»- commenta il parlamentare nazionale Giovanni Mauro, presente al Consiglio comunale-

«Mentre ad una decina di chilometri da quest´aula - ha detto Mauro - il sindaco di Modica tiene un incontro per la creazione di un Consorzio che intende smembrare l´omogeneità territoriale ragusana e siracusana, noi dovremmo pensare ad allargare i nostri confini prendendo ad esempio il lavoro svolto con un altro tipo di "consorzio", quello fatto per dare vita al Distretto turistico degli Iblei.
Tecnicamente il Distretto turistico è già un Consorzio di Comuni e al momento della sua costituzione è stato capace di attrarre a sé altri sette comuni, tre dalla provincia di Siracusa (Portopalo, Rosolini, Pachino) e quattro da quella di Catania (Mazzarrone, Vizzini, Licodia Eubea e Grammichele)».

Modica e Ragusa hanno già avviato il dibattito, stupisce il silenzio di altri grossi centri come Vittoria e Comiso. E anche di Caltanissetta e Siracusa. Che intenzione hanno? Sappiamo con certezza che Vittoria non vede di buon occhio la «corte» che proviene da Gela, anche se al momento non ha speso una parola ufficiale.


LA VERITA´
25/03/2014 | 12.38.19
Emanuele

Bravo Giovanni Iacono, finalmente un politico che dice la verità supportata dai numeri. Siamo stanchi di quelli che vogliono trovare consensi dicendo assurdità riguardo alla Provincia.