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RAGUSA - 10/11/2013
Politica - Analisi di un congresso definito tra i peggiori della storia del Partito democratico

Pd, tra rabbia dei vinti e promesse dei vincitori

Mentre Peppe Calabrese presenta altri ricorsi contro presunte irregolarità, Zago e Denaro, siglano il patto della pax per i prossimi anni
Foto CorrierediRagusa.it

Durante il congresso la «colomba» storica del Pd aveva promesso di togliersi alcuni sassolini dalle scarpe durante una conferenza stampa e l’ha fatto. Salvo Zago ha consegnato le chiavi del partito con una stretta di mano a Giovanni Denaro (foto) rimarcando quello che aveva già anticipato: che questi 3 anni di segreteria provinciale sono stati i peggiori della sua vita politica. Il vecchio e il nuovo, eufemisticamente parlando, si sono scambiati il testimone con l’intento di chiudere la stagione dei veleni che dura da qualche anno; diciamoci la verità senza: da quando è scoppiata la guerra in famiglia tra Gianni Battaglia e Giuseppe Calabrese. La prova che la politica riesce a frantumare non solo amicizie trentennali ma anche parentele strette. Avrà avuto le sue buone ragioni, Peppe Calabrese, ma probabilmente ha sbagliato i tempi e i modi nella legittima scalata al partito, alle istituzioni e alla successione del leader Gianni Battaglia. Come per il corteggiamento, anche in politica, «andare lento e correre sono errori di pari gravità». Era il consiglio che Robert Schumann dava ai giovani pianisti.

Il nuovo segretario è l’under quaranta Gianni Denaro, ma il congresso l’ha vinto ancora lui, Gianni Battaglia, che eccetto quegli errori di calcolo fatti quand’era numero due dell’area Mussi, sa bene come utilizzare il metronomo della politica. E con Battaglia ci sono ancora quelli che Calabrese chiama i «dinosauri» della politica, uno per tutti Giorgio Chessari, nella cui sinistra ragusana ha lasciato una traccia indelebile perfino nelle nuove generazioni. Uno che ha consegnato il testimone a Battaglia senza spargimento di sangue.

Peppe Calabrese ha presentato una serie di ricorsi avverso i metodi «futticumpagnu» che secondo lui ci sarebbero stati nel nuovo Pd prima e durante l’ultimo congresso. Ma probabilmente di questi ricorsi non avremo mai un esito o una sentenza, cadranno nel vuoto, perché a Palermo e Roma i big hanno già trovato un accordo storico che porterà Matteo Renzi alla segreteria nazionale con gli equilibri stabiliti. Se avessero voluto bloccare il congresso di Ragusa l’avrebbero già fatto prima del 4 novembre!

La domanda che molti si pongono è: chi ha fatto fuori Calabrese? Calabrese, che pure ha maturato una buona esperienza politica, s’è fatto fuori da solo. Per avere commesso una serie di errori strategici nelle alleanze passate, dalle candidature regionali a quelle comunali per la sindacatura, accettati a malincuore dagli stessi vertici del Pd. Errori che hanno collezionato sconfitte in serie; ultima quella di andare allo scontro frontale in questo congresso sapendo bene di non avere i numeri per vincere. Che si fa in questi casi? Più dei ricorsi, che lasciano il tempo che trovano, ci si siede sulla sponda del fiume e s’attende che passi il cadavere del nemico. Oppure, visti i tempi moderni, si cambia casacca e si va in cerca di rivincita in un altro partito o movimento civico, che va tanto di moda.

Torniamo alla conferenza stampa del «vecchio» e del «nuovo» segretario nel corso della quale c’è stata la consegna «chiavi in mano» di un partito che deve decidere se essere il masochista di sempre o il nuovo soggetto moderno capace di cancellare presto il ventennio berlusconiano che ha fatto rimpiangere persino la peggiore Democrazia cristiana.

Cosa hanno detto Zago e Denaro nella sede provinciale del partito? Zago: «Considero definitivamente chiusa, per quanto mi riguarda, ogni polemica sul congresso provinciale perché da oggi il mio impegno sarà quello di sostenere l´azione del nuovo segretario provinciale per rilanciare il partito della provincia di Ragusa. Non intendo seguire sul piano dello scontro coloro che, non avendo nulla da perdere, perseguono la strategia del gioco al massacro e del tutti contro tutti. Gli iscritti, gli elettori e simpatizzanti della provincia di Ragusa chiedono un Partito Democratico forte per affrontare le emergenze e le criticità della provincia di Ragusa e non dilaniato da personalismi e scontri di potere».

A Denaro Zago ha chiesto due «miracoli»: il primo di «ripristinare l´antico costume di lavare in famiglia i panni sporchi», il secondo di «far tornare quello spirito di solidarietà tra amici, compagni e dirigenti, invece di scatenare battaglie non sempre politiche e utili per il partito».

E Giovanni Denaro, pur non sentendosi un santo, ha raccolto l’invito del predecessore: «Non permetterò che il partito venga violentato da fango buttato dal suo stesso interno. Sono pronto a confrontarmi serenamente e civilmente con chi vorrà farlo ma non ci sarà spazio per chi si è assunto la responsabilità di un gravissimo gesto come quello di sputare e strappare la tessera del partito. Non mi farò trascinare nel vortice delle diatribe e andrò avanti con spirito di servizio consapevole delle responsabilità che mi sono assunto accettando la carica. Solo il lavoro di squadra porta i risultati, da soli si perde e per questo mi impegnerò strenuamente affinché tutti i territori siano uniti nella costruzione di un partito forte e responsabile».