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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 656
RAGUSA - 04/11/2013
Politica - Il day after dei democratici dopo la rissa congressuale

Pd, a sangue freddo si ragiona meglio?

Si allontana l’ipotesi presidenza a Calabrese, che attende l’esito dei ricorsi in pendenza e di quelli che saranno presentati. Denaro: «E’ da recuperare, ma non mi strappo i capelli. Nel Pd si lavora secondo le regole, per unire e per la piazza, non per le piazzate»
Foto CorrierediRagusa.it

Il campo presenta ancora i segni della battaglia. Ma ora che i fuochi sono quasi spenti, i ragionamenti che si fanno a freddo in casa Pd sono diversi dalla sera precedente. Il segretario provinciale di Ragusa, in questo caso Giovanni Denaro, come tutti i segretari provinciali, giocherà una partita importante nella strategia del partito nazionale che dovrà eleggere il segretario nazionale, i cui pronostici sono tutti a favore di Matteo Renzi.

Cominciamo da Mario D’Asta, renziano della prima ora, l’ago della bilancia del congresso che ha consentito il risultato che sappiamo, eletto vice segretario del partito. «Che non passi l’idea –dice - che questo congresso sia stato vinto da qualcuno in particolare. Il mio gruppo ha dato a Denaro 41 voti, e questo gli ha fatto vincere il congresso. Come ho già detto, non daremo deleghe in bianco a nessuno, ma grande fiducia al neo segretario».

Salvo Zago è il segretario provinciale uscente. Pensa di convocare una conferenza stampa per rispondere alle gravi accuse fatte da Giuseppe Calabrese e Salvatore Lauretta nei confronti del congresso di Comiso: l’interruzione della corrente elettrica, la difesa dell’urna al buio di Lauretta per non consentire brogli, i voti per conto dei parenti assenti. Ma prima gli devono riferire, per filo e per segno, tutto ciò che è stato detto in conferenza stampa da Calabrese.

Giovanni Denaro tenta di volare alto, di sicuro sopra le polemiche e le guerre fra correnti. Pensa davvero all’unità del partito, al recupero di quelli che hanno abbandonato l’aula congressuale, ma si rende conto, col passare delle ore che gestire Calabrese è impresa titanica. «Sì, è un militante difficile, farò il tentativo di recuperarlo, ma se non ci riusciamo non ci strapperemo i capelli. Il partito è aperto a chi vuole lavorare secondo le regole. Lavorare in piazza non fare piazzate. Al congresso ho visto atteggiamenti gravissimi: chi ha strappato e sputato sulla tessera del Pd. Mi è dispiaciuto per i fischi alla senatrice Padua, ma lei poteva assumere un atteggiamento super partes anziché entrare con il gruppo Calabrese e abbandonare il congresso subito dopo l’intervento del candidato al ballottaggio».

Sarebbe l’offerta della presidenza del partito un gesto gradito a Calabrese per rientrare fra i ranghi per un percorso unitario? Ventiquattr’ore dopo in molti pensano che la presidenza non potrà essere offerta a Calabrese, ma ad un esponente dell’area Denaro o D’Asta. A dispetto di quanto afferma D’Asta, Battaglia, Digiacomo, Giuseppe Nicosia (non dimentichiamo il sindaco di Vittoria) e Salvo Zago, diranno la loro sul recupero di Calabrese o meno. E in molti sostengono, anche se non lo dicono, che il lavoro di «epurazione» appena cominciato va completato: non certamente dando armi importanti in mano a chi negli ultimi mesi ha preso decisioni politiche non condivise che si sono rivelate insuccessi personali e per il partito.

Giuseppe Calabrese da esperto qual è si rende conto: probabilmente sarebbe lui stesso a rifiutare qualsiasi offerta, pur rimanendo nel partito, come già ha anticipato, per condurre la sua battaglia personale e attendere sulla riva del fiume momenti migliori e l’esito del congresso nazionale, dove perdenti e vincenti di ieri è probabile addirittura che domani saranno alleati e sostenitori di Renzi contro Cuperlo. L’arte della politica.

LA CRONACA DEL CONGRESSO
Pd spaccato. Denaro segretario provinciale: Calabrese abbandona i lavori


Votanti 113 su 212, Giovanni Denaro (foto) 112 voti, una scheda bianca. Giovanni Denaro è il nuovo segretario provinciale del Pd. Succede al comisano Salvo Zago. E’ il primo vittoriese, dopo l’avvocato Giovanni Scarso ai tempi della Dc degli anni ottanta, che diventa segretario provinciale del Pd. E’ un congresso storico. Non solo per la novità, ma perché il Pd esce dal congresso ancora più dilaniato di prima: guerre tribali al suo interno che non fanno male al Paese a sua volta dilaniato dalla mala politica e da una classe dirigente mediocre come non lo è mai stata nella storia repubblicana.

Denaro diventa segretario grazie a un accordo strategico fra il partito di Vittoria e quello di Comiso. Giuseppe Nicosia e Filippo Spataro, Gigi Bellassai e Gianni Battaglia, Giovanni Denaro e Salvo Zago, un asse di ferro, con la compartecipazione dell’ex senatore, che mette fuori gioco, per l’ennesima volta, Giuseppe Calabrese, che perde pure il partito dopo i risultati negativi ottenuti nelle ultime campagne elettorali.

Un congresso atipico, deludente, senza dibattito politico ma ricco di diatribe e di veleni. Si è detto e sentito di tutto prima del ballottaggio, qualcosa anche di indicibile, e sono mancati solo i ceffoni. Accuse da una parte e dall’altra: di lavori illegittimi, di congressi comunali truccati, di tesseramenti gonfiati, di presenti che votano per parenti assenti, di energia elettrica che viene a mancare mentre si vota (a Comiso), di regole interpretate a seconda della visione politica: le regole dell’uno contro quelle dell’altro. A chi credere? E il silenzio pilatesco degli organismi regionali e nazionali. Come dire, vedetevela voi che noi abbiamo già i nostri grattacapi! Di partito della sinistra storica, che incarna le culture del Pci e della Dc, c’è poco: è rimasto il sostantivo improprio «compagno» e la cravatta «rossa», ma vincente, di Gianni Battaglia, la stessa con la quale aveva duellato in precedenza con Francesco Aiello e Pippo Digiacomo.

Alcuni anni fa, sempre a villa Di Pasquale, Battaglia, Calabrese e Zago erano alleati di ferro e vincenti contro Giuseppe Digiacomo, che proprio come Calabrese parlò al microfono e abbandonò i lavori congressuali per protesta. Più o meno la stessa cosa era accaduta anni prima quando Digiaocomo era alleato di Aiello contro Battaglia, con Totò Zago colomba mediatrice fra i due.

Cosa si vuole dire con questo? Che la storia tribale si ripete, e non è escluso che al prossimo congresso, se ci sarà, gli stessi che oggi sono arrivati quasi alle mani domani saranno a braccetto. La frase di Zago sintetizza l’atmosfera del Pd attuale: «Sono nel partito da quando ero bambino, ma questi sono stati i 3 anni peggiori della mia vita politica».

Questo è stato il congresso provinciale del Pd, l’unico partito rimasto ancora a celebrare congressi, in un clima quasi surreale provocato dall’abbandono del candidato al ballottaggio Giuseppe Calabrese, seguito dai 72 delegati che lo hanno sostenuto fino in fondo e dalla senatrice Venerina Padua, «renziana» da poco convertita ma sostenitrice di Giuseppe Calabrese per necessità. La senatrice di Scicli voleva intervenire, ma il rigore del regolamento gliel’ha impedito; e quando Gigi Bellassai ci ha ripensato, Venerina era già al piano di sotto della sala per protestare insieme a Calabrese a stigmatizzare il trattamento ricevuto: «Riferirò tutto quello che è successo a Roma, al partito nazionale».

Calabrese spera che gli organismi regionali annullino questo congresso celebrato prim’ancora che le Commissioni di garanzia si esprimessero sui ricorsi da lui presentati per le presunte irregolarità denunciate. «Ho chiesto il rinvio del congresso all’11 novembre, ma non hanno accettato. Un congresso si può perdere, ma non a tavolino. Io ho vinto in 6 città su 12. Un congresso che si celebra senza la presenza di un organismo di garanzia regionale è nullo. Rizzo mi ha detto che non avrebbe mandato nessuno per le irregolarità emerse a Ragusa». Ma alla domanda se lascerà il partito nel caso Roma e Palermo dovessero validare il congresso, Calabrese risponde sicuro: «Resteremo a fare politica e a sostenere le nostre idee dentro il Pd».

Ma quando nella sala di villa Di Pasquale restano i delegati dei candidati D’Asta e Denaro, si va al voto segreto. Un voto veloce che dà un verdetto scontato. Denaro è visibilmente commosso quando ringrazia coloro che lo hanno sostenuto. «E’ un congresso senza macchia, limpido e regolare. Sono il segretario di un partito che dovrà diventare unito. Lavorerò perché ciò accada, sarò decisionista, e spero di recuperare anche i rapporti con Peppe Calabrese».Ed è il consiglio che giunge anche dal parlamentare regionale Pippo Digiacomo: "Il nuovo segretario deve provarci all´infinito. Mai far pevalere il concetto del "meglio siamo meno stiamo".

Il vice di Denaro sarà Mario D’Asta. Ma per affidare la presidenza del partito si dovrà attendere l’assemblea provinciale, perché la votazione è stata rinviata. Un’altra mossa strategica che lascia aperta la porta del dialogo a Calabrese e «compagni». Volete vedere che tutto si appiana e che a Calabrese sarà offerta la presidenza del partito? Non è come la segreteria, ma permetterà di avere ancora una voce in capitolo.

Nella foto in alto, la sala congressuale e sullo sfondo Calabrese prima del suo intervento.
Cliccate sulle foto sotto per ingrandirle


Dovere di cronaca
05/11/2013 | 22.14.31
Partito Democratico

Solo per dovere di cronaca Pippo Digiacomo l´ultimo congresso non ha abbandonato nessuna sala perché si è riusciti a fare un quadratura unitaria