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RAGUSA - 15/07/2013
Politica - Eletto il presidente dell’Organo di controllo, ma per il vice è fumata nera

Iacono presidente consiglio Ragusa

L’esponente di Partecipiamo ha ottenuto 3 voti dei 20 che la maggioranza disponeva. Minoranza a pezzi, chiede il rinvio per eleggere il vice che gli è stato offerto. Iacono: "Sarò garante della dignità e della libertà dei 30 consiglieri"
Foto CorrierediRagusa.it

Giovanni Iacono (nella foto al centro appena eletto) 23 voti, Angelo La Porta uno, schede bianche 5, nulla una. Quando Carmelo La Porta, il consigliere della «banca del voto» di Marina di Ragusa, ha letto questo risultato uscito dal voto segreto dei 30 consiglieri comunali, il civico consesso sindaco e assessori, hanno fatto partire l’applauso liberatorio all’indirizzo del neo presidente del Consiglio Giovanni Iacono, esponente della lista Civica Partecipiamo. Sono le 14 e il dibattito va avanti da circa 4 ore.

Un voto scontato ma con un peso specifico che va oltre le previsioni. Iacono ha ottenuto 3 voti in più di quelli che la sua maggioranza gli garantiva. E se consideriamo che il voto personale di Iacono dovrebbe essere fra quelli bianchi, allora sarebbero 4 i consiglieri di minoranza che nel segreto dell’urna gli hanno riconosciuto la stima personale e la competenza etica e professionale per guidare il Consiglio dallo scranno più alto. Secondo il cicaleccio dell’aula, dei 10 membri di minoranza, Maurizio Tumino, Elisabetta Marino e Gianluca Morando dovrebbero essere quelli a dare il consenso a Iacono.

Congetture che sembrerebbero irrilevanti e che invece sottolineano in grassetto il malessere che serpeggia nelle file di quella che dovrebbe essere l’opposizione nei prossimi 5 anni. Una spaccatura che gli stessi 10 componenti hanno evidenziato nel momento in cui non sono riusciti a far sintesi sul nome della vicepresidenza che la maggioranza gli aveva offerto gli interventi di prammatica dopo il giuramento dei 30 e la surroga di Dario Gulino (M5S) al posto dell’uscente Federico Picccitto diventato sindaco.

Dopo l’elezione del presidente Iacono e dell´articolato e accalorato intervento di ringraziamento, tecnico e politico allo stesso tempo, foriero di grandi propositi al fine di realizzare i progetti elencati nel programma elettorale, da «uomo super partes- ha detto il neo presidente- sarò garante della dignità e della libertà di tutti i consiglieri», ecco le prime smagliature emerse nella variegata minoranza formata da due Pd (Giorgio Massari e Mario D’Asta); un Pdl, Maurizio Tumino, Angelo La Porta e Elisabetta Marino, Territorio; Sonia Migliore, Udc; Giorgio Mirabella, Lista Barone; Mario Chiavola, Megafono e Gianluca Morando, Lista Antoci. L´opposizione non riesce a fare sintesi su un nome per la vice presidenza. Nel dubbio e per capire cosa stia ancora succedendo nell’anima della minoranza, Giorgio Massari, che appare il più saggio e il più sofferente dopo tutti i travagli vissuti all’interno del Pd, ha chiesto e ottenuto un rinvio sine die dell’elezione del vice presidente. Richiesta accordata dopo 10 minuti di sospensione.

Le sensazioni che si provano partecipando a questa «prima» sono strane. L’ecatombe elettorale ha spazzato via i nomi che a palazzo dell’Aquila erano di casa da quasi un quarto di secolo. Per citare i volti storici, non ci sono più Michele Tasca, Maria Malfa, Titì La Rosa, Giuseppe Calabrese, Ciccio Barone (l’unico degli uscenti che con un sorriso beffardo e sornione ha voluto partecipare ai lavori nella sala riservata al pubblico). I nuovi quasi quasi non si conoscono nemmeno fra di loro.

Gli interventi sono parecchi: Giorgio Massari, Giuseppe Lo Destro, Sonia Migliore, Maurizio Tumino, Massimo Agosta, Mario Chiavola, Carmelo Ialacqua, Giovanni Iacono. Ragionamenti all’insegna dell’armonia. L’opposizione a qualche rammarico deve pure aggrapparsi, e lo fa criticando la legge elettorale che ha affidato una maggioranza così schiacciante al sindaco Piccitto. Ma a quanto pare anche il progettista della nuova e angusta aula consiliare (inidonea persino al cospetto della legge sulla sicurezza) si è adeguato alla noma elettorale regionale del 2011 predisponendo 20 posti nell’ala riservata ai Cinque stelle, Partecipiamo e Città e 13 a quelli dell’opposizione. Sapeva già come sarebbe andata a finire? «La legge- ha chiosato Carmelo Ialacqua- era così prima che presentassimo le liste. E così va accettata».