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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 486
RAGUSA - 06/02/2013
Politica - Con l’ex presidente della Provincia altri 28 firmatari del documento

E´ guerra nell´Udc: Franco Antoci si autosospende

Contestate alcune scelte del segretario Giuseppe Lavima, soprattutto la mancata smentita di Sonia Migliore per la sindacatura

Nell’Udc è spaccatura verticale. Franco Antoci si autosospende ed altri 28 lo seguono. Potrebbe essere l’anticamera della fuoruscita dal partito anche se Franco Antoci dice di continuare a credere ancora nell’Udc e nei suoi ideali. La spaccatura è stata determinata dalle iniziative del segretario Giuseppe Lavima, accusato di avere imposto sue scelte e di non avere coinvolto la base. Alla base c’è tuttavia la corsa per la sindacatura visto che il segretario non ha mai smentito la candidatura di Sonia Migliore, alla poltrona di palazzo dell’Aquila avanzata dalla stessa nel momento delle dimissioni di Nello Dipasquale. Per il gruppo che fa capo ad Antoci c’è insomma voglia di chiarezza.

Con l’ex presidente della Provincia hanno firmato la lettera di autosospensione il segretario cittadino, Salvatore Brinch, i consiglieri comunali Filippo Angelica e Gianluca Morando. Scrivono gli autosospesi: «Il Segretario Provinciale Lavima, ha dato comunicazione dell’azzeramento dei coordinamenti cittadini e della conseguente avocazione alla Segreteria Provinciale di ogni iniziativa politica riguardante il Comune di Ragusa e gli altri Enti che vanno al rinnovo amministrativo; a ciò si unisce l’indicazione e/o mancata smentita di candidature a sindaco, nate e sviluppatesi sulla stampa e all’esterno del partito, senza che il partito stesso, nei tempi e nelle forme dovute, sia mai stato coinvolto.

Si è arrivati così, nel partito, ad una ulteriore tappa di un percorso che ha visto sempre più l’accentramento, nella figura del Segretario Provinciale, di ogni possibile iniziativa politica e che ha visto, viceversa, l’organizzazione periferica diventare sempre più irrilevante e demotivata.
Tutto ciò non ci consente di condividere ulteriormente i percorsi politici che l’UDC provinciale sta seguendo e ci spinge, per la nostra e l’altrui serenità, ad autosospenderci dal partito, pur continuando a credere nei suoi valori ideali.

La nostra è una decisione sicuramente sofferta, ma è frutto di ponderata valutazione sul modus operandi del partito che, ripetiamo, non ci sentiamo più di condividere. Ci auguriamo comunque che in futuro possano maturare le condizioni, attualmente inesistenti, per riprendere un comune cammino».

Questi i firmatari del documento, oltre naturalmente a Franco Antoci: Giovanni Gulino, Francesco Pioggia, Filippo Angelica, Salvatore Gurrieri, Andrea Roccaro, Salvatore Brinch, Salvatore La Terra, Salvatore Rosa, Giuseppe Cappello, Giancarlo Leggio, Giuseppe Russo, Rinaldo Cappello, Gianni Licitra, Pino Savà, Vincenzo Cosentini, Settimo Lo Presti, Francesco Schembari, Emanuele Criscione, Dorotea Modica, Gaetano Terranova, Giuseppe Dimartino, Gianluca Morando, Nello Tiralongo, Franco Fiamingo, Giuseppe Occhipinti, Gina Vaccaro, Giuseppe Giampiccolo, Angelo Piccitto.


A ISPICA SCOPPIA LA "BOMBA" PELLEGRINO
di Eva Brugaletta


Esplode il «Caso Pellegrino» nell’ultima assemblea dell’Udc. Un fuori programma che ha fatto impallidire il segretario Pinuccio Lavima e il deputato regionale Orazio Ragusa. Avrebbero dovuto discutere dell’imminente impegno elettorale di Lavima, candidato alla Camera in sesta posizione nella lista della Sicilia orientale. E, invece, è deflagrato il malcontento dei partecipanti sul fatto che il vicesindaco e assessore Cesare Pellegrino non si sia ancora dimesso dalla carica di consigliere comunale, sgombrando il campo a Giuseppe Bellisario, primo dei non eletti del partito al consiglio comunale. Evidenziando invece le dimissioni del predecessore Gianni Tringali dalla carica istituzionale di consigliere quando fu nominato vicesindaco e assessore. E facendo balenare il sospetto che le recenti dimissioni di Tringali dalle cariche politiche siano state più il risultato di una forzatura, che di un patto pre-elettorale, in quanto ha lasciato il posto a Pellegrino diversi mesi prima del dovuto.

Tringali, primo degli eletti consigliere nell’Udc (440 voti alle amministrative del 2010), rispettò gli accordi stipulati all’interno del partito e si dimise dopo la nomina di vicesindaco e di assessore, facendo spazio al consigliere Paolo Monaca (148 voti, oggi, Cantiere popolare). Il patto prevedeva inoltre che Tringali sarebbe stato in giunta per un periodo determinato di tempo, passando, poi, il testimone a Pellegrino, che, a sua volta, avrebbe dovuto dimettersi da consigliere per lasciare spazio a Bellisario. Ma le dimissioni da assessore e da vicesindaco di Tringali sono state rassegnate diversi mesi prima del previsto: rispetto agli accordi pre-elettorali, in modo inaspettato e quasi illogico, ha anticipato i tempi.

Tringali, in realtà, è stato travolto dall’onda dell’imbarazzante situazione di minoranza numerica che affligge la maggioranza al governo cittadino. E il sindaco Piero Rustico ha preferito tenersi un affidabile Pellegrino, sia in Consiglio e sia in Giunta, che un «poco esperibile» Tringali solo in giunta e un giovane indomabile Bellisario in Consiglio.

Pellegrino, insomma, s’è trovato al posto giusto nel momento giusto, in quanto ora più che mai i numeri, seppur quelli di una sparuta maggioranza, sono determinanti in consiglio comunale. Ciò non giustifica il fatto che per Tringali e Pellegrino siano stati utilizzati due pesi e due misure. La situazione è quindi deflagrata nell’ultima assemblea dell’Udc, lasciando sgomenti il segretario provinciale Lavima e il deputato Ragusa.

La riunione è stata organizzata venerdì scorso e si è svolta in una sala del convento dei Frati Minori. Erano presenti circa trenta persone. Il tema da discutere riguardava le prossime elezioni Nazionali e invece è scoppiato il «Caso Pellegrino».

Pellegrino, è trapelato dopo l’assemblea, ha tradito il patto pre-elettorale, a quanto pare un vero e proprio patto d’onore. Ha preteso che Tringali si dimettesse sei mesi prima rispetto al patto, ma, dopo essere stato nominato vice sindaco e assessore al posto suo, non si è voluto dimettere da consigliere come stabilito nell’accordo pre-elettorale.

Bellisario e Tringali pare abbiano duramente attaccato Pellegrino durante l’assemblea, in quanto reo di non rispettare i patti. Pellegrino naturalmente s’è difeso, ma, offeso dall’atteggiamento dei colleghi, ha preferito lasciare l’assemblea.

La riunione è proseguita lo stesso, ma il tema dominante è stato il modus operandi Pellegrino che, a questo punto, non è escluso lasci l’Udc per confluire nel Popolo delle libertà, e non le prossime elezioni politiche come da programma.

Imbarazzati, secondo quanto reso noto dopo l’assemblea, sono apparsi Lavima e Ragusa, che, in quel momento, sono stati forse incapaci di dirimere una questione che, davvero, potrebbe fare esplodere il partito. Per questo motivo, quindi, nell’esclusivo interesse dell’Udc, i presenti all’assemblea hanno responsabilmente concordato che, per ovvi motivi elettorali, fino alle prossime Politiche non si affronti il «Caso Pellegrino».


batracomachia
06/02/2013 | 23.34.08
bastiano

La guerra dei topi e delle rane...


GLI IDEALI DELL´UDC
06/02/2013 | 13.08.12
attila

Antoci crede ancora negli "ideali" dell´UDC?
Mangiare, incassare prebende, fare turismo a sbafo ecc. ...
Non mi sono mai divertito tanto quanto a questa barzelletta: mi sono proprio (come direbbe Totò) scompisciato...