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RAGUSA - 22/03/2008
Politica - Palermo - Per Beppe Lumia Cosa Nostra condiziona l’elettorato

"I voti che la Mafia controlla in Sicilia sono 150mila"

Un problema che esiste ma viene ignorato Foto Corrierediragusa.it

Mafia e politica. Un tema sempre scottante e poco analizzato, soprattutto in fase di campagna elettorale. In molti s’interrogano, in vista delle prossime elezioni, su quale potrebbe essere il peso consistente dell’elettorato di Cosa nostra.

A tal proposito si è espresso il vice presidente della commissione antimafia Beppe Lumia (nella foto): « I voti che Cosa nostra controlla in Sicilia sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell´8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. ? a quel punto che i mafiosi lanciano segnali, sanno di essere forti e lo fanno pesare".

Parole dure, che purtroppo rendono chiari quali siano i rapporti confidenziali fra esponenti politici e capi mafia. Ma del resto, leggendo giornali e assistendo alle cronache di tutti i giorni, farsi votare dalla mafia non è un reato, tanto meno frequentare boss. Le testimonianze non cessano qui.

Soprattutto in Sicilia, Calabria e in Campania, le percentuali crescono. In alcuni Comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri questi tipi di consensi raggiungono anche il 20 per cento. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una «joint venture criminale» tra camorristi, imprenditori pregiudicati e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell’elettorato.

Altre fonti giornalistiche hanno riportato, oltre alle precedenti dichiarazioni di Lumia, Gratteri e Lamberti, la testimonianza dell’ex pentito Nino Giuffrè: «La mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, a prescindere che siano di destra o di sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Poi, quando diventa chiaro chi può vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori». Anche per questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c´è finito di tutto.