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Lunedì 23 Aprile 2018 - Aggiornato alle 18:23
RAGUSA - 03/09/2012
Politica - A meno di 2 mesi dall’appuntamento alle urne per i siciliani è sempre più caos

Regionali: nè destra, nè sinistra per il "poltronificio"

La faccia tosta di certi soggetti, l’assoluta mancanza di ritegno nel cimentarsi in rocamboleschi apparentamenti fino a pochi mesi fa ritenuti da fantapolitica dipingono un quadro politico aberrante Foto Corrierediragusa.it

Non c’è mai limite al peggio. Un vecchio adagio che pare ricamato su misura per la politica. Una politica, che, a livello globale, oramai dà la nausea. Per limitarci alle Regionali del prossimo 28 ottobre in Sicilia, e , più nello specifico, sulle loro possibili ricadute in provincia di Ragusa, i disgustati commenti lasciati dai nostri attenti lettori in coda ai vari articoli di riferimento, dicono tutto su una disaffezione dell’elettorato sempre più dilagante. E non potrebbe essere altrimenti.

La faccia tosta di certi soggetti, l’assoluta mancanza di ritegno nel cimentarsi in rocamboleschi apparentamenti fino a pochi mesi fa ritenuti da fantapolitica, il vano tentativo di colmare il vuoto programmatico con paroloni roboanti che non impressionano proprio nessuno, dipingono un quadro politico aberrante. E in tutto questo la gente, o almeno la maggior parte di essa, ha finalmente capito che dietro ad alleanze quantomeno dubbie, proclami di fedeltà alla terra natia e all’elettorato, parole di miele e promesse che molto difficilmente saranno mantenute, anche solo in parte, si cela, e oramai mica tanto bene, il turbinoso «gioco del poltronificio». La nave affonda, ma prima di lasciarla definitivamente agli abissi, va spremuta fino in fondo.

Come si spiega altrimenti il frazionamento fin troppo evidente di un centro destra allo sbando? Le fughe in avanti, i ripensamenti, le smentite, i dietrofront repentini e le frasi ad effetto, buone forse ad imbambolare i (pochi) gonzi ancora in circolazione. E le alleanze impossibili tra chi fino a poche settimane fa litigava come cane e gatto? Destra e sinistra che si cercano, si corteggiano, e infine si sposano come se nulla fosse, come se il passato non contasse più.

Ma si sa, all’appuntamento con le Regionali mancano meno di due mesi, e allora i politici si comportano come due squadre di calcio, che, nei minuti finali di partita, fanno saltare tutti gli schemi e corrono forsennatamente da una parte all’altra del campo per fare gol e vincere. Stessa cosa anche in politica, solo che in questo caso non sono in ballo i punti in classifica per vincere il campionato, ma i voti preziosi per accaparrarsi le poltrone e curarsi il proprio orticello. E, forse, dopo, ci sarà tempo anche per pensare alle esigenze del popolo.

Insomma, i «ricicloni della politichetta» si comportano ancora come se nulla fosse successo, come se il Paese, Sicilia compresa, non si trovasse sull’orlo di un baratro senza fondo, anche e soprattutto per causa loro. E poi, nella nostra provincia, ci sono pure i cosiddetti «peones», quelli che non si è mai capito cosa abbiano combinato di buono per la collettività e tuttavia si propongono, senza rossore, addirittura per la candidatura all’Ars. Si comportano come se tornassero da un lungo soggiorno su Marte e mostrano il loro peggio spacciandolo per il meglio, ancora convinti di farla franca sotto il naso degli elettori. Ma proprio questi ultimi hanno finalmente capito (meglio tardi che mai) d’impugnare il coltello dalla parte del manico.

E le Regionali costituiranno un banco di prova fondamentale per dimostrare ai politicanti incalliti, mai intimoriti o sfiduciati dai loro stessi fallimenti, che la musica è davvero cambiata, e non bastano più le belle parole e i larghi sorrisi per infondere fiducia. Ma certe persone, da questo orecchio, non ci sentono proprio. Per fare loro capire il concetto, ci vuole una sveglia capace di una forza d’urto degna di una esplosione nucleare. D’emblée, alla faccia di quanti già in questi giorni si stanno adoperando come formiche per raccogliere consensi tra lo scetticismo generale e la rabbia repressa di chi non ce la fa proprio più ad arrivare a fine mese. E pazienza se c’è chi sbrocca all’improvviso per la disperazione, oppure addirittura chi si ammazza, stritolato dai debiti o umiliato dall’essere rimasto senza lavoro a 50 anni con la famiglia da mantenere.

Di queste cose non parla nessun politicante. Troppo pericoloso, si rischia di restare scottati. Epperò resta sempre l’escamotage dei programmi intrisi d’aria fritta, di frasi fatte, di concetti vuoti. Tutto questo nel patetico tentativo di alimentare false speranze sbiadite dal tempo e dalla crisi, nascondendo la voracità di quanti (e sono parecchi) cercano le poltrone per grattare via quel poco che è rimasto di un’epoca di finto benessere di cui pochi hanno beneficiato, e di cui tutti adesso stanno pagando lo scotto.

Un po’ di dignità, da parte di certi politici o presunti tali, non guasterebbe. Invece c’è da scommettere che nei prossimi giorni ne vedremmo delle belle, con alleanze sempre più impossibili e altri, straordinari colpi di scena, ovviamente ad opera dei soliti noti. E se invece le solite faccette si facessero da parte per scomparire dalla memoria degli elettori delusi e arrabbiati? Se sparissero una buona volta dalla circolazione per concedere spazio e far maturare una nuova classe politica scevra da compromessi, da cambi di casacca e da interessi reconditi? Ecco, questa sì che forse è fantapolitica.