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Domenica 20 Maggio 2018 - Aggiornato alle 16:31
RAGUSA - 03/04/2012
Politica - Consiglieri ed amministratori pagheranno di tasca propria le spese del ricorso

Antoci ricorre al Tar: "Non vogliamo il commissariamento della Provincia"

La difesa è stata affidato al dirigente del settore Avvocatura dell’ente, Salvatore Mezzasalma, che sarà affiancato dal costituzionalista Agatino Cariola
Foto CorrierediRagusa.it

Amministratori e consiglieri provinciali non demordono. Non accettano la decisione del governo regionale di commissariare l’ente di Viale del Fante e vogliono giocarsi l’ultima carta.

Non hanno esitato neppure a mettere la mano in tasca per finanziare il ricorso al Tar di Catania contro il decreto dell’assessore regionale alle Autonomie locali che ha sospeso l’indizione dei comizi elettorali. Un provvedimento che di fatto porterà da metà maggio, ovvero dalla scadenza naturale del consiglio, al commissariamento dell’ente.

Il presidente della provincia Franco Antoci (nella foto) ha avuto così mandato da assessori e consiglieri di costituirsi davanti al Tribunale amministrativo. La difesa è stata affidato al dirigente del settore Avvocatura dell’ente, Salvatore Mezzasalma, che sarà affiancata dal costituzionalista Agatino Cariola. La decisione di ricorrere al Tar contro la revoca del decreto di indizione dei comizi elettorali fa seguito alla mozione votata sabato scorso dal consiglio provinciale che chiedeva al presidente della Provincia di assumere tutte le iniziative possibili, compreso quello giurisdizionale, per difendere l’autonomia della Provincia e il diritto dei cittadini ragusani ad essere amministrati da organi democraticamente eletti.

«La scelta di fare ricorso al Tar – dice il presidente Franco Antoci - nasce da una scelta condivisa dal Consiglio provinciale e anche in sede nazionale dall’Upi con le altre Province in scadenza a maggio e destinate, secondo quanto stabilito dall’art 23 del Decreto «Salva l’Italia», al commissariamento. La decisione – sostiene il presidente Antoci - è un atto dovuto in difesa dei diritti dei cittadini e della Carta Costituzionale.

La Costituzione prevede la presenza delle Province come livello intermedio tra Regioni e Comuni attribuendole specifiche funzioni di area vasta e il decreto in questione viola palesemente due principi: quello relativo al profilo costituzionale e quello legato al diritto di voto dei cittadini che con il commissariamento – conclude Antoci – si vedono privati di tale esercizio democratico».