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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 615
RAGUSA - 28/01/2011
Politica - Ragusa: partiti che si sfasciano e gruppi che si formano

Giaquinta e Di Noia lasciano Mpa, Frisina e Lo Destro forse

Si svuota il partito di Lombardo con l’uscita dei consiglieri comunali. Il portavoce Giovanni Di Stefano: «Buona fortuna a loro, ma cosa hanno lasciato di positivo in questi anni nel partito?». L’Udc appoggia Dipasquale, altrimenti il segretario Lavima è "pronto a dimettersi"
Foto CorrierediRagusa.it

Salvatore Giaquinta e Giuseppe Di Noia hanno già lasciato il Mpa, Vito Frisina e Giuseppe Lo Destro ci stanno pensando e potrebbero decidere nelle prossime ore. Sono i travagli interni al «Terzo polo», che come abbiamo già preannunciato, nasce piuttosto cagionevole di salute.

Giaquinta e Dinoia aderiscono alla lista «Dipasquale sindaco» in risposta al «no» del Mpa di appoggiare il sindaco uscente alle prossime elezioni. Il movimento autonomista si svuota in Consiglio comunale riducendosi alla sola presenza del commissario Mimì Arezzo.

Come commenta la notizia dell’abbandono il portavoce del Mpa Giovanni Di Stefano (nella foto)? «Dispiace leggere alcune dichiarazioni provenienti da esponenti che hanno ricoperto ruoli di primo piano nell’amministrazione comunale e del cui apporto il partito non s’è giovato. Mi chiedo continuamente quali tracce positive ci lasciano nel Mpa dopo anni di militanza. Auguri a loro buona fortuna altrove».

A questo punto la spaccatura è insanabile. «Non vogliamo associare Mpa con il Pdl- ribatte Di Stefano per nostra scelta, non per imposizione del presidente Raffaele Lombardo. Non condividiamo quello che sta succedendo a livello nazionale. Per quel che ci riguarda a livello locale, Mpa sta preparando due liste, di cui una civica. Stiamo aspettando l’esito del tavolo romano, ma non si esclude una candidatura a sindaco Mpa su Ragusa.

Di tutt’altro avviso Pinuccio Lavima, segretario provinciale dell’Udc. «Data la situazione che si è venuta a creare a Ragusa in merito all’appoggio al sindaco Dipasquale, mi auguro fortemente che arrivi immediatamente la deroga dai vertici nazionali, in ogni caso l’Udc a Ragusa in modo compatto darà l´appoggio a Nello Di Pasquale. Sono pronto a rimettere il mio mandato se non dovessi riscontrare tale sensibilità politica da parte del mio partito a livello regionale e nazionale».

Da un polo all’altro, ecco la nascita, o meglio lo sviluppo, del gruppo indipendente alla Provincia di Ragusa. A parlare sono Raffaele Schembari, Franco Poidomani, Salvatore Moltisanti e Ignazio Abbate.

Se qualcuno ancora non ha chiare le loro idee, loro precisano: «L’unione nasce dall’esigenza di semplificare il quadro istituzionale coordinando il gruppo degli indipendenti esclusivamente nell’interesse della risoluzione dei problemi del territorio». Questa è la spiegazione ufficiale, protocollare e diplomatica. L’altro motivo è che i quattro «indipendenti» sono stanchi di stare in partiti in cui non si sentono più valorizzati. E non ci vuole molto a capirlo dopo tutti gli ultimi passaggi.

«Come già puntualizzato- scrivono i quattro indipendenti- ognuno di noi ha una propria identità e storia politica, fatta di atti concreti, di impegni quotidiani e di contributi fattivi che nessuno può minimamente mettere in discussione; apprezziamo chi, sia dalla maggioranza che dall’opposizione, ha visto la formazione di questo gruppo come un momento positivo, votato al dialogo costruttivo, sia nell’attività del consiglio che in quella amministrativa»

E a chi non è d’accordo, Schembari, Poidomani, Abbate e Moltisanti, non fanno commenti «su chi dà giudizi personali senza minimamente considerare che il partito in cui milita sta vivendo un momento di difficile interpretazione della svolta politica che, differentemente dal suo recente passato, invece lo vede costretto a governare con colui che è stato il suo diretto antagonista nelle ultime elezioni regionali. Ancor meno non possiamo né vogliamo rispondere alle strumentali farneticazioni moralistiche di chi ha perso l’occasione per restare zitto».