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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 777
RAGUSA - 01/01/2011
Politica - Ragusa: intervista esclusiva al parlamentare modicano del Pdl

Nino Minardo, il giovane politico che non subisce le decisioni di famiglia

Il deputato risponde ai quesiti che la gente gli porrebbe: «Non sono il burattino di famiglia. Questa legge elettorale evita il voto di scambio. Mauro non l’ho fatto fuori io. Chiedete a zio Riccardo perché ha lasciato F.I. Dipasquale e Incardona candidati a sindaco del Pdl, Terranova assessore alla Provincia. Comiso, questione ancora aperta
Foto CorrierediRagusa.it

Enfant prodige, «figlio di papà» o giovane rampollo di una famiglia di successo, all’inizio di qualunque carriera sono etichette che fanno piacere. Alla distanza mutano in fastidio, peso da scaricare alla svelta. Liberarsene. Il chiodo fisso di Nino Minardo (foto), 32 anni, modicano, moglie Giulia e 3 figlie, Nina, Maryam e Bianca messe al mondo nel lasso di pochi anni; deputato della Repubblica dal 2008: bella presenza, appeal naturale e invidiabile, eleganza di stile perfetto. Milita nel partito del gossip e della spregiudicatezza, ma la sua giovane età non è contaminata dai presunti vizi del Cavaliere. Soldi, salute, potere e successo non mancano. Con il suo ingresso in politica, devastante come un’onda anomala, zio Riccardo ha cambiato casacca, l’ex pupillo di Berlusconi, Giovanni Mauro, è andato a cercare spazi in periferia e quel marpione di Innocenzo Leontini ha dovuto sfoderare tutta la sua maggiore esperienza politica per non farsi mettere in gabbia dall’astro nascente.

La premessa parte da troppo lontano, ma vuole anticipare una domanda doverosa e semplice. Onorevole Minardo, quanto ha pesato e pesa il carisma della sua famiglia e di papà Saro sul suo successo politico?
«Me l’aspettavo. La mia famiglia non è un peso ma motivo d’orgoglio. Mio padre viene dall’agricoltura, uno che s’è costruito da solo e che dà lavoro a 100 famiglie in provincia. E’ un merito o un demerito questo?»

Il suo ingresso in politica è un suo desiderio o un’imposizione per fermare il lanciatissimo zio e l’ormai imbarazzante Mauro in FI?
«Non ho mai subito imposizioni dai miei. Io ho solo chiesto consigli. Non sono il burattino nelle mani di papà, questo vorrei fosse chiaro una volta per tutte. La scelta di fare politica è mia. Una passione nata quando m’hanno dato l’assessorato alla Provincia. E le assicuro che il mio attivismo in politica non produce vantaggi all’azienda».

Lei ha soli 32 anni, una partenza brillante e bruciante, dove vuole arrivare?
«Non intendo la politica come un mestiere, mi ci dedico con passione a tempo pieno. Sono ambizioso, sì, e voglio continuare a lavorare nel mio partito perché credo nei cittadini di questa provincia».

Sta facendo giuramento amore eterno al Pdl. In questo periodo è come non avere cognizione del tempo.
«Cambierei il Pdl solo se il Pdl cambiasse nome.»

E allora le giro la domanda. Che pensa dei globe-trotter che hanno lasciato altre correnti per mettersi sotto la sua stella nascente?
«Sono contento che credono in me. In ogni caso non li considero trasfughi, è gente che apparteneva sempre al mio partito: quindi nessun trauma».

Quando si dice: al posto giusto nel momento giusto. Che ne pensa della «porcata» della legge elettorale?
«La «porcata», come è stata chiamata da chi l’ha fatta, non l’ho concepita e non l’ho votata io. L’ho trovata e ne ho beneficiato come tanti altri".

E’ facile sedersi a tavola già imbandita.
«Guardi che io la mia gavetta l’ho fatta. Se qualcuno pensa che ho avuto tutto gratis si sbaglia. A 24 anni sono stato assessore alla Provincia e presidente dell’Aapit, a 26 anni ho sfidato il colosso Leontini alle elezioni regionali e ho avuto la bellezza di circa 12 mila consensi, il 10% del nostro elettorato. I miei voti, come vede, ce li avevo e credo di averli ancora. Sono abituato a confrontarmi sa, anche all’università ero il candidato degli studenti di Forza Italia».

Non ha risposto se questa legge elettorale le va bene.
«Potrebbe essere migliorata, ma non sappiamo se ci sarà il tempo. Anche se sono convinto che la legge sia buona. In Toscana, dove governa la sinistra, se non vado errato, si vota con le liste bloccate».

E’ buona perché facilità le elezioni dei primi della lista che ha voluto il partito?
«L’aspetto positivo è che ci rende meno ricattabili. Evita i compromessi fra candidato ed elettorato. Siamo grati al partito perché non siamo ricattabili e stronca il voto di scambio».

E’ un caso che il suo arrivo sulla scena ha fatto scappare lo zio Riccardo e messo in panchina Giovanni Mauro?
«Io non ho preso il posto di Mauro, l’esclusione è un problema suo col partito, io non c’entro».

Come sono i rapporti con zio Riccardo?
«Se ci incontriamo ci salutiamo. Perché è andato via? Lo chieda a lui».

Un inciso, onorevole, questo Cas (Consorzio per le autostrade siciliane) le ha provocato più guai giudiziari che onori.
«Se allude alla richiesta di rinvio a giudizio le dico che sono sereno e ho tanta fiducia nella Magistratura. Non è vera la nomina del direttore generale Vincenzo Pozzi. Si tratta di un affidamento co.co.co per un anno a uno che è stato presidente dell’Anas per 5 anni, mica l’ultimo arrivato. Dopo 4 mesi Pozzi s’è stufato e se n’è andato».

Fra 6 mesi si voterà a Ragusa e Vittoria, 100 mila abitanti sono un buon test per le forze in campo della provincia. Lei è un leader, partecipa alle trattative e detta condizioni. Parecchi se ne vanno insoddisfatti. A Comiso la situazione le è sfuggita di mano, anche se il suo «amico» Alfano la invita al dialogo per il 2011.
«Io sono per favorire le entrate e non le uscite. Cercheremo di recuperare i dissidenti».

Riformulo la domanda. A Ragusa sul nome di Nello Dipasquale, nulla quaestio; ma a Vittoria c’è Riccardo Terranova che vuole spezzare le catene per candidarsi. So di un accordo fra lei e Miccichè per rabbonire il recalcitrante vittoriese e fare scattare il disco verde per Incardona. Vediamo quanto riesce a essere diplomatico.
«Terranova è un caro amico e una risorsa prima di F.I. e ora del Pdl. Potrebbe fare il candidato a sindaco. L’ho incontrato è gli ho spiegato che l’unità della coalizione è fondamentale per battere il centrosinistra che governa da sempre Vittoria. Incardona è persona rispettabile ed ha le carte in regola per candidarsi a sindaco. Perché Forza del sud gli conferisce quella coerenza che Fli gli toglieva».

Più chiaro di così? Terranova va alla Provincia grazie alla verifica ancora aperta?
«Alla Provincia abbiamo avuto maggiori richieste di attenzione per l’area ipparina, non escludo i dovuti passaggi per un impegno di Terranova».

Onorevole Minardo, a Comiso però ha dovuto ingoiare un boccone amaro. Nella nuova giunta non c’è un minardiano.
«Quella di Comiso è una vicenda strumentalizzata. Ci sono colleghi del mio partito che hanno predicato bene e razzolato male. E la situazione degenera quando si dice una cosa e se ne fa un’altra».

Quel suo collega che predica bene e razzola male porta il nome di Leontini?
«Non faccio alcun nome, tragga lei le conclusioni. La questione Comiso è ancora in standby. Nei primi giorni di gennaio potrebbero esserci grosse novità».

Lei ha una caratteristica che va in controtendenza con quella dello zio Riccardo. Non la vedo presenzialista.
«Lei vede bene. Non amo le passerelle, ci sono solo quando realizzo progetti importanti».

Su quali progetti importanti ha messo il suo zampino.
«Da parte dello Stato cito il Cipe, Gianfranco Micciché per intenderci. Nove milioni ai comuni della Provincia. I finanziamenti di piazza del Popolo a Ragusa vengono da lì. Tanti altri comuni hanno avuto una bella fetta di finanziamenti».

Ora ricordo, s’è beccato tante accuse perché Vittoria non ha ricevuto niente.
«Vittoria deve accusare se stessa non il Cipe e me. Perché è l’unico comune che non ha presentato uno straccio di progetto».

Che altro ha fatto?
"Il finanziamento della Ragusa-Catania, l’aeroporto di Comiso. A proposito, posso rispondere a chi propala falsità? Le faccio vedere sul cellulare il decreto firmato congiuntamente dai ministri La Russa, Matteoli e Tremonti per quanto riguarda l’Enav, il traffico di volo e il sedime".

Parliamo di cose drammatiche: lavoro per tutti, tutti precari. Tanti giovani come lei non possono avere una moglie, 3 figli e una casa perché nessuna banca concede il mutuo senza una busta paga certa e duratura.
«Il precariato è il lascito di una certa classe politica. La situazione è drammatica, ogni venerdì ricevo 50 persone che cercano lavoro. Mio papà è d’origine contadina, voglio dire che il lavoro va creato, anche se non è posto fisso".

Ma non tutti hanno le capacità imprenditoriale di Minardo, restano disoccupati a vita?
«In questa provincia ci sono risorse immense nel settore turistico e artigianale. La politica deve sostenere questi due settori non promettere il posto fisso».

Anche se è giovane, mi cita un politico del passato o attuale che apprezza?
«Non è vivente. Nino Avola, figura affascinante. Ha fatto tanto. Lo vedevo passeggiare al corso e la gente lo guardava ammirata».

Fra i contemporanei?
«Non ci sono esempi da seguire».

E allora chi dovrebbe cambiare mestiere.
«Chi fa giustizialismo».

Onorevole, c’è qualcuno che paragona la famiglia Minardo a quella Berlusconi? Politica e informazione mediatica è un tutt’uno. Lei in Parlamento e contestualmente editore di tv e giornali. Qual è il confine che separa le due cose per evitare quello che viene definito un conflitto di interessi.
"La invito a vedere i nostri media per accorgersi quanto poco vengono utilizzati dal sottoscritto. Per contro, la notizia si dà sempre, compresa la richiesta di rinvio a giudizio per il Cas".

E cattolico?
«Sì, ma pratico poco per pigrizia».

Quale hobby coltiva?
«Faccio il baby-sitter, colleziono cravatte, letture che vanno dalla saggistica all’attualità».

Le piacciono le «vetture» Escort?
«Mi dispiace ma è materia che non tratto».

Perché non ha l’età o per non irritare il Cavaliere?
«Le dicerie su Berlusconi sono tutte da dimostrare, personalmente non ci credo».

Le solite invenzioni delle adolescenti capricciose?
«Credo che le donne in carriera siano disposte a tutto".

Da 10 minuti vedo che continua a guardare il polso sinistro ogni 30 secondi. Intuisco che ha fretta, che il tempo è scaduto e che non rimane altro che augurare buon anno e di auspicare più attenzione della classe politica ai problemi della gente che soffre. Soprattutto ai giovani che non hanno lavoro e che non sono nati per fare gli imprenditori, senza i quali giovani questo Paese diventerà in pochi anni uno stivale geriatrico privo di futuro e con una memoria storica in via d’estinzione.