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RAGUSA - 17/11/2010
Politica - Roma: con 364 Sì e 208 No sono state accolte le dimissioni da parlamentare

La Camera volta le spalle a Drago: "Coscienza a posto"

Dovrebbe subentrare a Montecitorio Pippo Gianni

Con 364 voti favorevoli e 208 contrari la Camera dei Deputati ha accolto le dimissioni di Peppe Drago da parlamentare. La maggioranza del voto, espresso in modo segreto, è stata più netta di quanto si potesse immaginare, come accennato 364 voti per l’accoglimento delle dimissioni, 208 i contrari, presumibilmente facenti riferimento al Pid, partito di Drago, ed al Pdl.

Questo era l’ultimissimo atto di tutta la vicenda che ha visto Peppe Drago presentare le dimissioni appena una settimana fa per difendere il suo buon nome e soprattutto il suo operato. Peppe Drago esce così di scena dopo la seduta di stamane che ha visto il suo accorato intervento nel corso del quale Giuseppe Drago ha ripercorso la sua vicenda politica e giudiziaria. A Drago dovrebbe subentrare a Montecitorio Pippo Gianni.

Di seguito uno stralcio dell’intervento di Drago come riportato dalle cronache parlamentari «Ho presentato le dimissioni da parlamentare e sono qui davanti a voi per sottoporre alla vostra attenzione una questione che ha segnato la mia vita politica, ma anche quella personale. Come presidente della Regione Siciliana nel 1998 coerentemente con la mia funzione istituzionale, ho utilizzato il fondo riservato al presidente della regione senza rendicontarlo, o meglio rendicontandolo solo parzialmente (cosa unica, almeno il ‘parzialmente’, perchè tutti i miei predecessori non lo avevano rendicontato affatto), così come mi era stato prospettato dai vertici burocratici della regione e con la stessa prassi con cui e’ stato utilizzato da tutti i miei predecessori.

Si tratta di una prassi sempre approvata – lo ripeto: sempre approvata – dalla Corte dei conti». «Per me, nel 1998 presidente della regione siciliana, si trattava di un fondo di 200 milioni delle vecchie lire (precedentemente era sempre di qualche miliardo di lire), che ho utilizzato per compiti istituzionali – ha aggiunto Drago -. Dopo undici anni di calvario giudiziario, mediatico, politico, familiare e personale, la Corte di cassazione ha confermato le sentenze di primo e secondo grado, non tenendo in nessun conto la mia buona fede, e mi ha condannato per peculato».

«Sono a posto con la mia coscienza», «il fondo riservato al presidente della regione rappresenta una prassi costituzionale perchè deriva dallo Statuto autonomistico siciliano, che ha rango costituzionale e che attribuisce al presidente della regione siciliana il rango di Ministro», insomma «mi trovo vittima in assoluta buona fede».

La Camera tuttavia non ha accolto il suo appello ed ha confermato il voto già espresso in commissione dove la decadenza dalla funzione di parlamentare fu votata con nove voti favorevoli ed otto contrari.

«Sono una vittima e mi sono tolto un peso che ha influenzato tutta la mia vita negli ultimi undici anni. Sono sereno e con la coscienza a posto e con questo stato d’animo continuerò a lavorare». Questo il commento di Peppe Drago subito dopo che dai banchi della maggioranza un applauso ha salutato la sua uscita da Montecitorio.

QUANTO ACCADUTO A MONTECITORIO
La comunicazione ufficiale delle dimissioni di Peppe Drago da parlamentare a Montecitorio è stata data dalla presidente di turno Rosy Bindi. Drago ha preferito non attendere la votazione in aula, giocando d’anticipo perché era chiaro che solo Pdl e Lega non raggiungevano il numero minimo di voti per salvarlo dalla decadenza dalla carica. Sono parecchie le e-mail giunte in redazione sulla decisione di Drago. C´è chi la condivide in pieno, alla luce delle ultime vicende, sia politiche che giudiziarie, e chi invece ritiene che Drago doveva andare fino in fondo, aspettando la votazione in aula. Prevale al momento il numero dei lettori che si attendeva la decisione di Drago di dimettersi da deputato nazionale.

La stessa Rosy Bindi ha spiegato che le dimissioni "sono state rassegnate martedì", giorno in cui si sarebbe dovuto votare per la decadenza del parlamentare dei Popolari di Italia domani, a causa dell’interdizione dai pubblici uffici per una condanna definitiva per peculato disposta nel maggio 2009. Per la cessazione dell’incarico si era espressa, il 6 ottobre scorso, la Giunta delle elezioni, anche con il voto di Fli. Ora la Camera dovrà votare sulle dimissioni del deputato e l´assemblea di Montecitorio ha deciso di calendarizzarle per la prossima settimana. Si tratta di un passaggio rituale perchè le dimissioni siano formalmente accettate e quindi la decadenza dallo status di parlamentare sia effettiva.

La decisione di Giuseppe Drago di dimettersi è arrivata dopo una lunga giornata di riflessione, quando è apparso fin troppo chiaro che a dopo la saldatura dei ´finiani´ con Pd, Idv, Udc, Fli, Api e parte di Mpa, non sarebbe stato possibile raggiungere il numero minimo di voti in aula. Pdl e Lega non sarebbero stati sufficienti per «salvare» Giuseppe Drago dalla decadenza dall’incarico di deputato nazionale. Drago aveva auspicato di poter continuare a rivestire la carica di parlamentare, visto che l’interdizione dai pubblici uffici sarebbe cessata il 18 agosto 2012.

Il già presidente della Regione aveva di recente sostenuto che «La Camera avrebbe dovuto risolvere in altro modo questo autentico problema costituzionale» in riferimento alla sua vicenda, «che potrebbe creare un precedente, dando luogo ad un vulnus». L’ormai ex parlamentare aveva dunque auspicato «la creazione di una legge perché l’istituto della sospensione non è previsto né al Senato, né alla Camera». Così non è stato.