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RAGUSA - 09/11/2010
Politica - Roma: "Parlerò prima della votazione, spiegherò tutta la mia vicenda" dice il parlamentare Pid

Le dimissioni di Drago saranno discusse mercoledì

Il partito di Drago intenzionato a far subentrare il catanese Domenico Sudano e non Pippo Gianni Foto Corrierediragusa.it

Peppe Drago (nella foto) dovrà attendere mercoledì prossimo per spiegare all’aula di Montecitorio le sue ragioni. Le sue dimissioni sono state volute anche per questo «Potrò avere la possibilità –chiarisce Drago- di spiegare le mie ragioni, perché la sentenza che mi condanna è un mostro giuridico; racconterò tutto quello che è accaduto ed attenderò il responso della Camera. Se accetteranno o meno le mie ragioni è un fatto secondario, io tengo invece a spiegare tutta la vicenda e lo potrò fare grazie alle dimissioni perché avrò diritto di parola».

La presidenza della Camera ha inserito per mercoledì la discussione ed il voto sull’accettazione delle dimissioni di Peppe Drago da parlamentare; il voto sarà segreto e la votazione è attesa negli ambienti politici per verificare il rapporto di forze tra l’asse Pdl-Lega da una parte e Fli e le forze di centro e della sinistra dall’altra.

Anche il Pid, partito cui Drago ha aderito dopo la scissione con l’Udc, ha premuto con i suoi esponenti perché Peppe Drago desse le dimissioni. Anche per un fatto strategico visto che con le dimissioni sarà un eletto nella lista del Pid a subentrare per ripristinare il plenum della Camera, cosa che invece non sarebbe accaduta con la decadenza del parlamentare per via di un voto d’aula. Sembra tra l’altro che nel Pid tutto sia stato deciso se le dimissioni presentate da Drago saranno accettate; contrariamente a quanto riportato da varie agenzie Pippo Gianni, primo dei non eletti, resterà a Palermo ed il posto di Drago sarà invece del secondo dei non eletti, Domenico Sudano.

C’è un motivo strategico in questa scelta perché il Pid avrebbe così la possibilità di non sguarnire l’Ars e di avere un parlamentare in provincia di Catania dove il partito di Saverio Romano è scoperto. Peppe Drago da parte sua non si dà per vinto e conta ancora di ribaltare il voto anche se la mancata accettazione delle dimissioni da parlamentare significherà riavviare tutto l’iter parlamentare con il ritorno del caso Drago in commissione.

QUANTO ACCADUTO A MONTECITORIO
La comunicazione ufficiale a Montecitorio è stata data nel tardo pomeriggio di ieri dalla presidente di turno Rosy Bindi. Drago ha preferito non attendere la votazione in aula, giocando d’anticipo perché era chiaro che solo Pdl e Lega non raggiungevano il numero minimo di voti per salvarlo dalla decadenza dalla carica. Sono parecchie le e-mail giunte in redazione sulla decisione di Drago. C´è chi la condivide in pieno, alla luce delle ultime vicende, sia politiche che giudiziarie, e chi invece ritiene che Drago doveva andare fino in fondo, aspettando la votazione in aula. Prevale al momento il numero dei lettori che si attendeva la decisione di Drago di dimettersi da deputato nazionale.

La stessa Rosy Bindi ha spiegato che le dimissioni "sono state rassegnate martedì", giorno in cui si sarebbe dovuto votare per la decadenza del parlamentare dei Popolari di Italia domani, a causa dell’interdizione dai pubblici uffici per una condanna definitiva per peculato disposta nel maggio 2009. Per la cessazione dell’incarico si era espressa, il 6 ottobre scorso, la Giunta delle elezioni, anche con il voto di Fli. Ora la Camera dovrà votare sulle dimissioni del deputato e l´assemblea di Montecitorio ha deciso di calendarizzarle per la prossima settimana. Si tratta di un passaggio rituale perchè le dimissioni siano formalmente accettate e quindi la decadenza dallo status di parlamentare sia effettiva.

La decisione di Giuseppe Drago di dimettersi è arrivata dopo una lunga giornata di riflessione, quando è apparso fin troppo chiaro che a dopo la saldatura dei ´finiani´ con Pd, Idv, Udc, Fli, Api e parte di Mpa, non sarebbe stato possibile raggiungere il numero minimo di voti in aula. Pdl e Lega non sarebbero stati sufficienti per «salvare» Giuseppe Drago dalla decadenza dall’incarico di deputato nazionale. Drago aveva auspicato di poter continuare a rivestire la carica di parlamentare, visto che l’interdizione dai pubblici uffici sarebbe cessata il 18 agosto 2012.

Il già presidente della Regione aveva di recente sostenuto che «La Camera avrebbe dovuto risolvere in altro modo questo autentico problema costituzionale» in riferimento alla sua vicenda, «che potrebbe creare un precedente, dando luogo ad un vulnus». L’ormai ex parlamentare aveva dunque auspicato «la creazione di una legge perché l’istituto della sospensione non è previsto né al Senato, né alla Camera». Così non è stato.