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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:53 - Lettori online 870
PALERMO - 07/11/2017
Politica - Muta (e pure di tanto) la geografia politica

All´Ars sono arrivati i leghisti. Ma vero?

Via pure i "Casiniani" Foto Corrierediragusa.it

I leghisti al parlamento siciliano. Chi se lo sarebbe immaginato. La lista Alleanza per la Sicilia, che unisce «Fratelli d´Italia» e «Noi con Salvini», supera lo sbarramento. Quando sono state scrutinate 3595 su 5300 la lista si attesta al 5,2%. Se i numeri dovessero essere confermati ci saranno un paio di deputati a rappresentare i partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto) all´Ars. Ai due leader va riconosciuto il merito politico di averci creduto. Meloni ha subito rivendicato il fatto di avere appoggiato prima di tutti «Nello Musumeci, un uomo specchiato e capace, uno straordinario siciliano». Salvini, invece, ha scelto di usare il treno per la campagna elettorale in Sicilia. Una trovata efficace per smascherare l´arretratezza infrastrutturale dell´Isola. Nelle stazioni di passaggio sventolavano le bandiere. Anche questo era un segnale. «Sarà il capolinea di Matteo Renzi e Angelo Alfano», aveva detto al giornalista Pietrangelo Buttafuoco. Ci aveva visto lungo Salvini, talmente lungo da annunciare in Sicilia e a Livesicilia che alle prossime elezioni politiche la parola "Nord" non sarà più accanto a "Lega". Lega, punto e basta. La difesa della sovranità nazionale, cavallo di battaglia di Salvini, fa breccia anche nel popolo siciliano.

Il "patto dell´arancino" funziona e soddisfa tutti. In chiusura di campagna elettorale Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono andati a stringere la mano al Sillvio Berlusconi insieme a Ignazio La Russa, Raffaele Stancanelli, ultimo sindaco del centrodestra a Catania, Nello Musumeci, Gianfranco Micciché e Vittorio Sgarbi.

Il superamento del 5% arriva dalla somma dei voti nelle nove province: Catania (8,7%), Enna (5,2%), Messina (6,3%), Agrigento (2,2%), Palermo (5,4%), Ragusa ((3,4%), Siracusa (4,2%), Trapani (2,4%).

E, di contro, all´Ars non c´è più traccia di "Alfaniani" o "Casiniani". Come nel classico letterario della Christie, «E poi non rimase nessuno». Nessuno della nutrita pattuglia di Ap e Centristi della scorsa legislatura è riuscito a salvarsi. Né chi è rimasto né chi è scappato all´ultimo minuto cercando asilo nel centrodestra. Una Caporetto totale che non ha risparmiato i transfughi. Che oggi forse si morderanno le mani: fossero rimasti a casa, probabilmente la lista centrista avrebbe superato lo sbarramento, mancato per una manciata di voti e qualcuno di loro sarebbe potuto tornare a Sala d´Ercole.

Livesicilia