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PALERMO - 31/07/2012
Politica - Prima di lasciare ha nominato un suo fedelissimo come assessore agli Enti Locali

VIDEO: chiusa era Lombardo, Sicilia alle urne ad ottobre

Quattro anni vissuti pericolosamente, dall’alleanza con il Pdl all’accordo con il Pd e la raffica di nomine negli ultimi tre mesi
Foto CorrierediRagusa.it

Raffaele Lombardo si è dimesso. La Sicilia andrà alle elezioni con molta probabilità il 28 ottobre. Una comunicazione scarna e veloce quella del presidente all’Ars. Lombardo ha dato giustificazione del suo gesto collegandolo direttamente alla sua vicenda personale e politica.
Video di blogsicilia.it



Lombardo ha detto: "Siamo tutti noi consapevoli che il nostro Paese e la Sicilia vivono un momento critico, subiamo una grave aggressione dell’autonomia siciliana, occorre che il governatore sia libero da ogni vincolo. Io dal 29 marzo 2010, inizio della mia vicenda giudiziaria, non lo sono. Per questo mi dimetto. Ma nel mio passo indietro c’è anche una ragione politica: l’anticipazione delle elezioni potrà consentire un voto libero dai tavoli dei partiti nazionali".

Il presidente esce di scena non senza avere proceduto con la sua ultima nomina, Nicola Vernuccio, quadro Mpa, affidandogli la delega agli Enti Locali, che era stata della Chinnici. Clima molto teso in aula per via della bocciatura dei tagli al bilancio della Regione per 600 milioni così come promesso a Mario Monti per evitare il rischio fallimento. Un ennesima prova di incapacità della classe politica siciliana che non ha saputo guardare all’interesse generale ed ha avuto paura di tagliare i rami secchi della sua enorme burocrazia.

LOMBARDO E I SUOI 4 ANNI DI PRESIDENZA
Ha cominciato da autonomista convinto ed è finito sotto tutela del governo centrale. La parabola dei quattro anni di governo di Raffaele Lombardo è tutta qui, un’inversione ad U, un andamento da montagne russe. Raffaele Lombardo, medico catanese con il vizio della politica sin da quando si muoveva nella casa dello studente di via Oberdan, è stato eletto con i voti del Pdl che ha mollato subito dopo i primi mesi di governo, è passato agli esperti, ha flirtato con Miccichè ed è andato a braccetto con il Pd.

L’ultimo affondo è stato da democristiano di lungo corso; 120 nomine negli ultimi tre mesi piazzando gli amici più fidati nei posti di comando di enti regionali e dintorni. Non ha lasciato niente al caso perché dall’ente Parco delle Madonie alle Asl, agli assessori «last minute» Lombardo non si è fatto mancare niente. «Arraffaele» è dunque epiteto che più gli si attaglia almeno guardando alle sue ultime performance con una Sicilia che affonda, in crisi di liquidità, con Monti che ha imposto tagli del 20 per cento alla macchina burocratica della Regione. Eppure l’avventura di Lombardo a palazzo dei Normanni era cominciato nel segno dei migliori auspici, almeno per il largo consenso raccolto trasversalmente, grazie alla bandiera dell’Autonomia. Un cambio di passo e soprattutto di linguaggio che man mano si è affievolito.

«Io sto u un pianeta diverso» aveva annunciato Raffaele all’atto del suo insediamento ma nessuno lo ha notato anzi i vecchi vizi della politica siciliana sono stati tutti riproposti con il balletto delle nomine. Lombardo aveva cominciato spazzando via l’eredità di Cuffaro e dei suoi uomini ed insediando, dopo il distacco dal Pdl, magistrati e prefetti per significare la «diversità» della sua giunta. Mal gliene incolse perché la legge del contrappasso ha voluto che Raffaele finisse tutto di un pezzo nelle maglie di un processo per mafia dagli esiti ancora incerti. Era il marzo del 2010 e da allora è iniziata, suo malgrado, la sua marcia del gambero con un Pd, che lo ha tenuto in vita negli ultimi due anni, sempre più imbarazzato con un dilaniante dibattito interno ancora irrisolto.

Lombardo tenta l’ultima smazzata e vara il quinto governo in quattro anni; fuori un po’ di tecnici e dentro politici di area, possibilmente autonomisti dell’ultima ora come il vittoriese Francesco Aiello che da Masaniello di provincia si muta in uomo di governo. Poi lo stillicidio delle nomine ed il default annunciato da Monti. Inevitabile l’ultimo atto delle dimissioni anticipate, un gesto che vuole essere nobile nell’interesse dei siciliani» ma è sicuro che la Sicilia non si libererà facilmente né del’ex presidente né del lombardismo.