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Lunedì 23 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 20:20 - Lettori online 698
MODICA - 30/09/2017
Politica - Conferenza dei capigruppo per capire come procedere

Ricorso contro il dissesto a Modica

Il sindaco si dice "fiducioso" e confida in questi ultimi margini di manovra Foto Corrierediragusa.it

C’è aria pesante a Palazzo S. Domenico. Il giorno dopo la notifica della delibera della Corte dei conti con la quale è stato respinto il Piano di Riequilibrio e si certifica il dissesto dell’ente amministratori e funzionari cercano di capire se e quali strade alternative ci sono per uscire da quello che appare un vicolo ormai troppo stretto. Prima che si avvii la procedura di dissesto la Corte dei conti ha concesso un mese di tempo affinchè il comune possa ricorrere contro la sentenza. Un passo che l’amministrazione vuole compiere comunque e a prescindere. Un summit tra il sindaco, il segretario generale ed il consulente finanziario dell’ente è servito ad individuare il percorso. Il ricorso alla Corte dei conti di Roma sarà presentato e l’incarico è stato affidato ad Antonio Barone, ordinario di Diritto amministrativo al Dipartimento di Economia dell´ Università di Catania. I margini di manovra sono comunque molto ristretti e poco convincenti appaiono le parole del sindaco che si è dichiarato «fiducioso» e ha tenuto a ribadire che secondo la sua valutazione la delibera dei giudici è solo «un invito», e non ci sono inibizioni nei confronti di amministrazione e consiglio.

Insomma "Tutto procede come nulla fosse", dice il sindaco, ma nei fatti non è così perché bisogna subito pensare a quale misure adottare da subito per uscire da una situazione penalizzante per tutta la città. La conferenza dei capigruppo deve capire cosa fare e il presidente del consiglio convocherà al più presto una seduta del consiglio comunale per notificare ufficialmente la delibera ed avviare il dibattito. La procedura dice che passati i 30 giorni per la presentazione e la discussione del ricorso, in caso di conferma della delibera della Corte dei conti di Palermo il consiglio comunale deve avviare la procedura di dissesto dell’ente.

Nel caso in cui la civica assise non dovesse procedere in tal senso, la Prefettura invierà un commissario e scioglierà il consiglio comunale. Fin qui i fatti amministrativi che si intrecciano con il piano politico. Il giudizio della Corte dei conti è perentorio e boccia nei fatti una condotta amministrativa e gestionale dell’ente disinvolta e poco incisiva sui nodi strutturali dell’ente. Nella foto palazzo San Domenico, sede del comune di Modica

LA CORTE DEI CONTI DECRETA IL DISSESTO DEL COMUNE DI MODICA
La Corte dei conti chiude le porte e apre la strada verso il dissesto del comune. La deliberazione del 24 luglio, notificata ieri a Palazzo San Domenico, dichiara inammissibile il ricorso presentato dall’amministrazione comunale sulla rimodulazione del Piano di riequilibrio finanziario che da decennale era stato voluto trentennale per spalmare il debito di 72 milioni in un arco più ampio di tempo. Scrivono i giudici contabili: «La rimodulazione di un Piano di riequilibrio non può costituire un mero escamotage per ritardare la dichiarazione di dissesto». La Corte rileva che persiste la mancanza dei «presupposti e delle pre-condizioni di attendibilità e sostenibilità del Piano» ed inoltre ribadisce che non sono stati raggiunti gli obiettivi intermedi di risanamento oltre alla «incapacità persistente di affrontare adeguatamente e comprovare l’effettivo conseguimento di risultati attendibili». Insomma il Piano presentato ha mancato gli obiettivi, non risulta attendibile e non consente di superare gli squilibri di bilancio dell’ente.

I giudici non fanno altro, nella parte finale della loro sentenza, che rinviare al Consiglio comunale la presa d’atto della sentenza e di adeguarsi all’esito del giudizio emesso che sembrerebbe non prevedere altro che la dichiarazione di dissesto dell’ente. Dovrà essere infatti il Consiglio comunale a dichiarare lo stato di dissesto alla luce di tutti i rilievi, giudizi ed argomentazioni contenuti nella deliberazione N° 15 firmata dal presidente Maurizio Graffeo. I giudici scrivono in più passaggi delle intrinseche carenze strutturali dell’ente sia in riferimento al Piano di riequilibrio sia in riferimento al Bilancio che avrebbe dovuto sostenere il riassestamento dei conti. Tali condizioni oggettive hanno impedito ai giudici di dare parere favorevole al Piano di riequilibrio e di disporre, di conseguenza, «a norma dell’art. 243 quater , comma 7» che l’ente proceda alla dichiarazione di dissesto finanziario».

Per Palazzo S. Domenico la deliberazione della Corte dei conti è un macigno, una notizia che era temuta e che ha tenuto sul filo del rasoio sindaco, amministratori e dipendenti oltre che gran parte dell’opinione pubblica. Si apre una nuova e difficilissima pagina per la città, ma questa è ancora una storia tutta da scrivere perché prima bisognerà fare i conti, quelli veri, con i numeri. E pensare che nel periodo intercorrente tra la fine dell´amministrazione Buscema e l´inizio di quella attuale una "pioggia di denaro" si era riversata su Modica, consentendo, grazie ai finanziamenti statali ed al mutuo pluriennale contratto, di ripartire da zero, senza "zavorre" di debiti pregressi, cosa mai accaduta per nessuno dei sindaci che si sono succeduti negli ultimi 25 anni da quando è stata introdotta in Sicilia l´elezione diretta dei primi cittadini. Ora tutto questo rischia dunque di rivelarsi concretamente vano.