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Mercoledì 16 Agosto 2017 - Aggiornato alle 15:14 - Lettori online 922
MODICA - 30/05/2017
Politica - Clima disteso e nessuna scaramuccia in consiglio comunale

Approvato piano di riequilibrio Modica. E ora...

Quindici voti favorevoli, due i voti contrari e tre gli astenuti Foto Corrierediragusa.it

Clima disteso e nessuna scaramuccia nell’aula consiliare dove è stato discusso e poi approvato il Piano di riequilibrio finanziario. L’amministrazione, con il sindaco Ignazio Abbate in testa, mette in campo sicurezza e la maggioranza tiene bordone. La minoranza ridotta solo a 4 consiglieri, è quasi rassegnata e garantisce i numeri perché l’atto venga votato. Il Piano di riequilibrio è lo snodo cruciale perché il comune non venga dichiarato in dissesto e ci si sarebbe aspettato un confronto sicuramente più sanguigno. L’amministrazione porta a casa il Piano di riequilibrio con 15 voti favorevoli, due i voti contrari e tre gli astenuti. Non tutto è deciso, tuttavia, perché dovrà essere la Corte dei conti ad approvare l’atto e scongiurare il dissesto. I numeri del Piano funzionano ma sono legati ancora una volta a tagli, riforme, impegni che esistono al momento solo sulla carta. E’ uno dei motivi per i quali la Corte dei conti in varie fasi ha bacchettato sindaco e giunta ma anche il Collegio dei revisori.

Uno dei punti cardini del Piano è la capacità di riscossione dell’ente, oggi ferma ad uno scarso venti per cento. Solo due cittadini su 10 pagano regolarmente i tributi e nei prossimi cinque anni bisognerà arrivare almeno al cinquanta per cento dell’utenza e poi passare al 75 per cento. Non serve solo la buona volontà ma una macchina burocratica efficiente e l’amministrazione dovrà dimostrare di farla funzionare meglio di quanto ha fatto finora. I numeri del Piano sono impietosi anche se il sindaco è sicuro di potercela fare.

«I cittadini daranno la loro risposta tra un anno» ha detto a conclusione del suo intervento. Bisogna ripianare un debito accertato di 72 milioni e mezzo entro il 2044. Un piano di pagamento lungo 30 anni che imporrà ogni anno il versamento di 2 milioni e mezzo allo Stato e che si andranno a sommare a tutti gli altri tagli e risparmi che l’amministrazione mette in campo. L’amministrazione ha previsto alcune misure da attuare nel periodo 2017/2021 come il recupero dell’Imu – Tasi anni pregressi, le quote di tassa soggiorno, la Tari, i canoni di pubblicità e i canoni sosta a pagamento per un totale di poco più di 9 milioni.

Tra i tagli previsti il costo del personale che andrà in pensione e non sarà sostituito, tagli a straordinari e buoni pasto, indennità di carica per amministratori e consiglieri. Per la città anche una certezza; non ci potranno essere investimenti e finanziamenti di nuove infrastrutture se non con risorse attinte da altre fonti ma non dal bilancio comunale. Un Piano durissimo e possibile che ha trovato l’approvazione del Collegio dei revisori, i quali, tuttavia, hanno messo in guardia il sindaco ricordandogli che il dissesto è dietro l’angolo e che se tagli e impegni indicati nel Piano non saranno rispettati sarà lo stesso Collegio a proporre il dissesto dell’ente. Ora la palla passa alla Corte dei conti ma a palazzo S. Domenico la convinzione comune è che la strada è strettissima e difficile da passare.