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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 16:15 - Lettori online 1163
MODICA - 29/03/2017
Politica - La maggioranza sulla questione del piano di riequilibrio

Modica: 35 milioni di disavanzo da coprire

Le tasse comunque non aumentano perché sarebbe penalizzante per i cittadini Foto Corrierediragusa.it

Sindaco sereno, nessun aumento delle tasse e niente di nuovo nel rapporto dell’opposizione. Ignazio Abbate e l’amministrazione vanno avanti per la loro strada come se il recente decreto della Corte dei conti non riguardasse Palazzo S. Domenico. Almeno nella parte in cui testualmente si legge che la Sezione di controllo accerta «la decadenza dell’ente dalla possibilità di avvalersi dalla facoltà di rimodulazione del piano di riequilibrio invocata nella delibera consiliare dello scorso dicembre». Il sindaco ha anzi annunciato che si potrà pensare ad un ricorso al Tar per fermare gli effetti del provvedimento che in termini pratici blocca il piano di riequilibrio approvato prima dalla giunta e poi dal consiglio comunale che fissava a circa 80 milioni il disavanzo dell’ente. Una differenza di poco più di 35 milioni rispetto al piano di riequilibrio del dicembre 2016, che resta come punto di riferimento e fissa a 35 milioni il disavanzo accertato. Come dovrà essere coperta la differenza tra il precedente piano e quello bloccato dalla Corte dei conti il sindaco non lo ha detto, preferendo ribadire che si andrà avanti come nulla fosse.

Le tasse non aumentano perché sarebbe penalizzante per i cittadini, i servizi così come ora erogati saranno mantenuti, mentre sulla evasione e sulla elusione, che sono i punti fragili dell’azione amministrativa, si farà quel che si può. Tutto il resto non si tocca perché i risparmi sono stati già fatti e il bilancio dell’ente è al 99 per cento, come confermato dal sindaco, impegnato a ripianare debiti precedenti, mutui da pagare, personale e servizi.

Più realista e forse anche più preoccupato, per via di una maggiore "confidenza" con i numeri l’assessore al Bilancio Enzo Giannone, che ha parlato di una «strada in salita per l’ente anche se nulla è perduto». La parola "dissesto" in conferenza stampa non viene neppure pronunciata anche se il fantasma aleggia nei corridoi di palazzo S. Domenico alla luce del provvedimento dei magistrati contabili. Il sindaco ha preferito concentrarsi sul passato remoto e più recente parlando dell’eredità avuta «in dono» dalle precedenti amministrazioni che hanno lasciato un ente indebitato, con una spesa per il personale abnorme, con un debito contratto con la Regione Siciliana di 12 milioni di euro, di 10 milioni di debiti fuori bilancio da risanare, del taglio dei trasferimenti dello Stato da tre anni a questa parte.

"L’amministrazione - ha rivendicato il sindaco - nei suoi tre anni e mezzo di attività, ha rimesso in moto la città, ha attivato circuiti virtuosi, ha cominciato a ripianare il debito anche se, ricorda il sindaco, non basteranno 30 anni per rimettere i conti in equilibrio. L’amministrazione, insomma, ha fatto tutto quello che poteva fare e si dice «sconcertata» per l’interpretazione perentoria data alla norma riguardante l’approvazione del piano di riequilibrio". Ignazio Abbate andrà avanti così ma rischia seriamente di trovare sul suo tavolo una "bocciatura solenne", peraltro già annunciata nei fatti, perché bisogna trovare ora 35 milioni o poco più per coprire il disavanzo ulteriore che è emerso. L’ordinaria amministrazione, la sicurezza del sindaco, la compattezza della giunta e della sua maggioranza sono importanti ma possono non essere decisivi in una condizione di estrema precarietà perché servirebbe ben altro. Tagli ulteriori, maggiori entrate grazie anche all’aumento delle tasse, ma tutti i segnali vanno in ben altra direzione perché la politica deve creare consenso e non allarmare.

Nella foto un momento della conferenza stampa nella stanza del sindaco a palazzo San Domenico