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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 13:02 - Lettori online 982
MODICA - 23/03/2017
Politica - Non una bocciatura, ma comunque l’impossibilità a trattare lo strumento finanziario

Modica di nuovo a rischio dissesto?

Di tutto questo si dovrà discutere nell’ambito di una seduta del consiglio comunale Foto Corrierediragusa.it

«Il Collegio ritiene di non dover procedere alla trattazione della rimodulazione del piano di riequilibrio e dei contenuti» . E´ quanto riportato in calce nella lunga delibera esitata dalla Corte dei Conti nei confronti del Comune di Modica per il piano di riequilibrio. Non una bocciatura, come l´amministrazione ha già precisato, ma l´impossibilità a trattarlo in quanto ritenuto non conforme alla normativa. Come sostenuto, infatti dai consiglieri di opposizione, il piano approvato dalla giunta con manovra di urgenza e poi ratificato solo in seguito, post data ultima di scadenza, dal Consiglio Comunale con la formula «ora per allora» non ha nessuna validità. La Corte dei Conti nella lunga spiegazione fa riferimento a casi di eccezione in cui questo può accedere ma nel caso specifico di Modica "Non esistevano i presupposti» per tale manovra", si legge testualmente. La giunta, in extremis, aveva infatti approvato il piano entro la data perentoria del 30 settembre, bypassando il Consiglio comunale che non poteva approvarlo senza il consenso dei revisori dei conti, insediatisi solo successivamente il 5 ottobre. Dopo quella data il consiglio aveva ratificato il piano.

Procedura ritenuta non valida per due motivi fondamentali, secondo quanto si legge nella delibera. In primo luogo perchè l´Ente di palazzo San Domenico aveva avuto tutti i tempi necessari per le nuove nomine, e infatti, anche se tra qualche difficoltà per il bando con la nuova normativa regionale, i revisori erano stati nominati il 19 settembre, poi insediatosi il 5 ottobre. La Corte dei Conti rileva quindi che per urgenza i revisori avrebbero già potuto essere interpellati in quella data utile, per poi passare dal Consiglio, seguendo l´iter regolare. In secondo luogo la Corte rileva che il consiglio comunale, come per altre motivazioni, avrebbe comunque potuto riunirsi e deliberare per l´approvazione per poi passare dai revisori, ritenendo invece assolutamente non valida la formula dell´ «ora per allora».

La corte entra poi nel merito di tutta una serie di provvedimenti adottati dall´amministrazione per tamponare la situazione finanziaria e scrive: «Ove l´Ente non abbia tempestivamente provveduto a colmare tali lacune nei modi e nei tempi di legge, non può poi profittare dei propri ritardi, mettendo a repentaglio quelle esigenze di correttezza dei rapporti giuridici». Infine la Corte specifica perplessità in ordine alla compatibilità costituzionale delle soluzioni presentate che contrasterebbero con l´esigenza di «salvaguardare i diritti di terzi e non ultimo, - così si legge nella delibera - per assicurare la par condicio creditorium e la possibilità di perseguire tempestivamente eventuali responsabilità per l´ipotesi di dissesto finanziario». La Corte dei Conti in calce chiude poi invitando l´Ente ad adottare le conseguenti determinazioni e accerta la decadenza della possibilità dell´Ente di avvalersi della facoltà di rimodulazione del piano di riequilibrio.

IL SINDACO NON CI STA E RILANCIA
Una brutta battuta d´arresto per il piano di riequilibrio del comune di Modica su decisione della corte dei Conti. Il piano di riequilibrio è una strumento finanziario, a Modica adottato nel 2012, che permette ai Comuni a rischio dissesto di presentare un piano di rientro dai debiti spalmato nel tempo. Deve ovviamente sottostare a regole e normative molto rigide e prevede una serie di revisioni semestrali che permettono alla Corte dei Conti, attraverso i revisori, di monitorare l´andamento. Ed è proprio la mancanza del piano semestrale di verifica tra i punti su cui punta il dito l´Ente regionale, l´istituto di garanzia della corretta gestione della finanza pubblica.

In una nota ufficiale il sindaco Ignazio Abbate parla di residui antecedenti al 2013 per 78 milioni di euro e bandisce i toni trionfalistici di chi «vuole male alla città e alla sua persona», come si legge testualmente. "La rimodulazione del Piano di riequilibrio, fatta alla luce del riaccertamento straordinario dei residui antecedenti al 2013 che ha fatto lievitare il disavanzo ad oltre 78 milioni di euro - dice il sindaco - ha indotto l’Amministrazione ad avvalersi della facoltà di rimodulare il Piano per far diventare più sostenibile negli anni la copertura del disavanzo. Questa rimodulazione, che scadeva il 30 settembre, è stata approvata dalla Giunta e poi successivamente ratificata dal Consiglio per la mancanza del nuovo collegio dei Revisori dei conti che sono stati nominati dallo stesso Civico Consesso ed insediati solo il 5 di ottobre. La Corte ha ritenuto di non entrare nel merito della sostenibilità della rimodulazione in quanto l’atto è stato adottato entro il termine perentorio del 30 settembre dalla Giunta ma non dal Consiglio per le motivazioni prima spiegate. Fermo restando che è attualmente in vigore il Piano approvato dal Ministero e successivamente dalla Corte dei Conti, si ritiene opportuno precisare che l’Ente è stato impossibilitato ad approvare la rimodulazione entro i termini di legge a causa della mancanza del Collegio dei Revisori che non ha potuto esprimere i propri pareri indispensabili all’adozione di ogni atto finanziario.

Pur rispettando la decisione della Corte, tenuto conto dell’esistenza di altre interpretazioni sulla non perentorietà del termine di legge e dell’impossibilità dell’Ente di avere una delibera consiliare completa del parere dell’Organo di Revisione (come prescritto dalle normative vigenti) entro il 30 settembre, l’Amministrazione sta valutando insieme ai ai propri legali la possibilità di tutelare gli interessi dell’Ente in altre sedi.
Voglio ribadire - conclude il sindaco - che l’Ente continuerà ad impegnarsi negli esercizi finanziari per raggiungere gli obiettivi degli accantonamenti del primo Piano di Riequilibrio e del riaccertamento straordinario dei residui anche in mancanza della rimodulazione del Piano stesso.

LA RISPOSTA DI D´ANTONA
Per tutta risposta il consigliere Vito D´Antona sottolinea che "La posta in gioco è molto alta ora per la città di Modica e non si tratta ne´ di attacchi alla persona, ne´ di toni trionfalistici. Ora la situazione per il Comune di Modoca si fa molto più grave e - come spiega anche il consigliere - non si conoscono ancora le conseguenze prossime che saranno discusse in civica assise tra i consiglieri, la giunta e i revisori dei Conti, non escludendo l´ipotesi dissesto". D´Antona, riprendendo la nota del sindaco, risponde che "Non trova fondamento quanto dichiarato dal primo cittadino in merito ai 78 milioni di disavanzo del 2012" e spiega che "Il primo piano di riequilibrio che scongiurò il dissesto del Comune di Modica, fu adottato dal Sindaco Buscema e dal Consiglio del 2012, atto che ha consentito all´attuale amministrazione di ereditare una città che aveva imboccato il risanamento, oltre che aver fatto trovare 64 milioni di euro per pagare i debiti pregressi. Da tempo - conclude D´Antona - l´opposizione punta il dito contro le spese affrontate senza ottemperare al pagamento dei debiti, in parte ancora pendenti".

ADESSO MODICA INVOCA LE DIMISSIONI
Sulla questione del piano di riequilibrio è intervenuto anche il Movimento politico Adesso Modica che stigmatizza l´atteggiamento del primo cittadino. Adesso Modica scrive: «Sappiamo che la rimodulazione del piano di riequilibrio approvato dopo una lunghissima gestazione nel 2015 dalla Corte dei Conti presentava delle criticità gravissime e incongruenze tali da mettere perfino in discussione la veridicità dei dati ivi contenuti e soprattutto la sostenibilità del piano stesso così come costantemente affermato dal Giudice contabile – e – prosegue la nota di Adesso Modica - la conclusione è che il Comune di Modica, non avendo approvato entro il 30 di settembre 2016 il nuovo piano di riequilibrio è stato dichiarato decaduto da questa possibilità e, pertanto, rimane in vita il piano di riequilibrio approvato nel 2015.»

Adesso Modica conclude scrivendo che: «Il Comune, a distanza di quattro anni dalla elezione del sindaco Abbate, si trova in una situazione più grave di quella in cui versava prima e questo dovrebbe fare riflettere lo stesso primo cittadino e la sua maggioranza sulla opportunità di dimettersi con effetto immediato».

L´OPINIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO
"La deliberazione n. 70 della sezione di controllo per la Regione siciliana della Corte dei Conti sancisce la fine dei giochi contabili dell´attuale amministrazione del Comune di Modica": comincia così la lunga nota del Pd di Modica. "Nessun atteggiamento trionfale da parte nostra - si continua a leggere testualmente - nel vedere che tutti i sacrifici fatti dai modicani durante l´amministrazione Buscema per risalire la china del baratro finanziario dell´ente sono stati vanificati dal comportamento del sindaco in carica che ha inteso fare del suo mandato una perenne campagna elettorale personale e che pure, dinanzi alla Corte dei Conti nell´udienza del nove marzo scorso, attribuisce all´amministrazione precedente la colpa del dissesto finanziario.

La Corte dei Conti ha bocciato il piano di riequilibrio presentato dal Comune di Modica perché approvato dalla giunta municipale anziché dal consiglio (unico organo competente per legge) e oltre il termine perentorio del trenta settembre 2016: questa è la verità incontrovertibile. La legge prima e la decisione della Corte poi non lasciano adito a dubbi o spazi per ricorsi tranne quelli perdenti ab origine.

L´approvazione da parte della giunta e la successiva ratifica da parte del consiglio comunale rientrano in quel modo di applicare le leggi del sindaco e della sua maggioranza che noi abbiamo sempre contestato perché del tutto arbitrario e foriero di sanzioni da parte dell´ordinamento giuridico (la cosiddetta "reazione procedimentale" di cui parla la Corte) che si sono puntualmente verificate. Le giustificazioni adottate dal sindaco circa l´urgenza di provvedere all´adozione del piano e la mancanza dell´organo di revisione contabile che avrebbe impedito al consiglio di pronunciarsi sono tutte letteralmente demolite dalla Corte dei Conti che così scrive:
"…Il Collegio deve rilevare come nel caso in specie, non si possa invocare neppure il presupposto dell´urgenza a provvedere atta a scardinare, in ipotesi, le competenze istituzionali atteso che l´asserito ritardo nel procedere al rinnovo dell´organo di revisione e la discontinuità che si è conseguentemente creata...è comunque attribuibile all´ente medesimo.
Pertanto anche nella diversa ipotesi in cui l´ordinamento avesse attribuito in capo alla Giunta municipale un eccezionale potere d’intervento sostitutivo, in condizione di necessità e di urgenza, non se ne sarebbe riscontrato il presupposto".

E ancora: "....la mancanza dello stesso (collegio dei revisori dei conti N.d.R.) non impediva al competente organo consiliare di deliberare comunque entro i termini di legge, sia pur in mancanza dell´apporto dell´organo di revisione. D´altra parte, l´organo esecutivo (la giunta municipale N.d.R.) ha parimenti deliberato in carenza di tale parere e non si vede per quale argomento quello che era un motivo ostativo per l´organo competente, non lo è più per l´organo che vi si è sostituito (...) è appena il caso di rilevare, incidentalmente, che il nuovo organo di revisione (....) è stato nominato il 19 settembre 2016 talché sarebbe stato comunque possibile disporne l´immediato insediamento e l´operatività".

Non è neppure vero - prosegue il Pd - che non sia successo nulla di grave: il piano di riequilibrio bocciato perché adottato tardivamente andava a sostituire quello precedente perché del tutto inadeguato così come riconosciuto dalla stessa amministrazione comunale oltre che dalla Corte dei Conti e che oggi non può, per miracolo o per semplice dichiarazione del sindaco, tornare a essere funzionale alle esigenze dell´ente. Abbate - conclude la lunga nota del Partito Democratico - prenda dunque atto del fallimento della sua amministrazione e ne tragga le dovute conseguenze politiche".