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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1011
MODICA - 09/10/2007
Politica - Modica - Seduta -show del consiglio comunale, con tanto di pubblico

Lavoratori in aula
per "depistare"
dalla resa dei conti

Aspettano lo stipendio da sette mesi, ma sono stati utilizzati politicamente per distoglierel’attenzione dai problemi politici Foto Corrierediragusa.it

Nel centro destra è guerra aperta. Non ci sono le dimissioni di Scarso e Mavilla ma cambia la geografia nella maggioranza. La resa dei conti è tuttavia rinviata a migliore occasione quando il sindaco, assente per un intervento ospedaliero, dovrà prendere in mano le redini della situazione.

E’ stata Marisa Giunta , capogruppo Udc, ad invocare la tregua e rinviare i chiarimenti politici tra Forza Italia, Mpa e lo stesso Udc ad un tavolo politico. La seduta ha comunque aperto uno squarcio tra le forze in campo, un tutti contro tutti, che ha affondato le radici nel più recente passato dei vari gruppi e nelle storie politiche personali di ognuno.

Se i protagonisti di oggi sono infatti gli stessi, da Carmelo Scarso a Marisa Giunta, da Federico Mavilla a Nino Gerratana, è anche vero che i percorsi sono stati tormentati e vissuti con varie casacche addosso tanto da fare ritrovare oggi insieme personaggi che si erano lasciati con il coltello tra i denti. Basti ricordare quanto successo tra Carmelo Scarso e Riccardo Minardo con l’abbandono clamoroso di Scarso verso l’Mpa a causa di una candidatura non garantita o il distacco violento di Nino Gerratana da Forza Italia ed in particolare da Riccardo Minardo che sfociò anche in accuse velenose ma anche giudiziarie tra i due.

Riccardo Minardo, o meglio il modo di intendere la politica, riunisce oggi sotto le sue ali protettive i due figli prodighi nella grande casa di Mpa con la benedizione di Raffaele Lombardo. Luigi Carpenzano, casacca Forza Italia, non ha mancato di rinfrescare la memoria ai litiganti facendo un po’ di cronistoria e invitando tutti ad un bagno di umiltà e di serenità, ma invano. L’ariete di Forza Italia è il capogruppo Franco Militello che usa la clava per andare contro Enzo Scarso e Federico Mavilla.

« In questa aula, esordisce Militello, ci sono degli abusivi. Scarso e Mavilla devono lasciare i loro posti istituzionali perché insediati grazie ai voti di Forza Italia.» Il presidente Enzo Scarso mantiene il suo autocontrollo per le oltre due ore di dibattito, non raccoglie e riesce comunque a gestire l’animato dibattito in aula con ben dieci interventi di fila. Dai banchi di Mpa, dove insieme al capogruppo Carmelo Scarso siedono ora i «transfughi» Gaetano Cabibbo, Paolo Garofalo e Giorgio Cerruto, si preferisce abbozzare ma Carmelo Scarso ricorda di non essere solo in fatto di cambio di casacche visto che Santo Di Giacomo, oggi forzista, è trasmigrato da Rifondazione Comunista.

Dai banchi del centro sinistra Vito D’Antona prende atto della rivoluzione e delle spaccature nella maggioranza e chiede chiarezza politica. Dall’altra parte dell’aula, vicini ai banchi dei consiglieri, ma lontani anni luce dalle loro diatribe, una cinquantina di lavoratori delle cooperative che attendono da sette mesi il pagamento dello stipendio. Dopo un’attesa di tre ore si devono accontentare di una mozione di indirizzo con la quale il consiglio impegna l’amministrazione a reperire fondi per arretrati e stipendi.

La separatezza tra consiglio e pubblico appare in tutta la sua evidenza quando i lavoratori se ne vanno poco convinti e scuotendo la testa. Ma anche loro, pur nella sacrosanta legittimità della richiesta, sono stati usati da chi tira le fila dentro le cooperative ed ha fatto in modo di assicurare la presenza in aula come elemento di pressione e soprattutto di distogliere l’attenzione dal vero problema politico che oggi è nel cuore del consiglio.