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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 793
MODICA - 22/02/2015
Politica - Il consigliere comunale del Pd Ivana Castello non molla sulla vicenda

Questione trasparenza Modica approda a Palermo

Il sindaco, con la nuova regola avallata dalla sua amministrazione e da una maggioranza consiliare assoggettata al volere della giunta, ha messo in moto un meccanismo che ritarda i controlli sino a impedirli, mettendo a repentaglio la stessa democrazia Foto Corrierediragusa.it

Approderà nei prossimi giorni all’attenzione dell’assessorato regionale agli enti locali il discutibile regolamento di controllo interno delle partecipate approvato in consiglio comunale e che, di fatto, dilata da tre giorni ad un mese il tempo massimo per rispondere alle richieste di accesso agli atti da parte dei consiglieri comunali. Lo rende noto il consigliere comunale del Pd Ivana Castello (foto). La conseguenza del nuovo regolamento, come più volte evidenziato dalla stessa opposizione, è che si rende quasi impossibile il controllo dell´azione amministrativa, opacizzando la trasparenza dell’amministrazione. Il sindaco, con la nuova regola avallata dalla sua amministrazione e da una maggioranza consiliare assoggettata al volere della giunta, ha messo in moto un meccanismo che ritarda i controlli sino a impedirli, mettendo a repentaglio la stessa democrazia. Non sono in discussione solo i trenta giorni per l’accesso agli atti, ma anche le conseguenze che, attraverso essi, possono prodursi. Il risultato finale è la blindatura degli atti di amministrazione. Ma perchè si è deciso di adottare questo regolamento? Cosa si vuole nascondere con questo modus operandi?

Domande ancora senza risposte e sulle quali non intende mollare la minoranza consiliare, con in testa il consigliere comunale Ivana Castello, la quale evidenzia che «Gli atti i quali appartengono ai cittadini perché compiuti su loro mandato e con i loro soldi, col sistema dei trenta giorni sono posti in una cassaforte che solo il sindaco può aprire». Per evitare tutto questo, la Castello aveva proposto un emendamento volto ad uniformare il comma 4 dell’articolo 13 all´articolo 50, comma 3, nel «Regolamento comunale sui procedimenti e sull´accesso ai documenti amministrativi» in cui si dispone una norma semplicissima e di seguito riassunta: «Le richieste (...) debbono essere evase immediatamente e comunque entro e non oltre 3 (tre) giorni lavorativi dalla loro presentazione».

Il dibattito consiliare, su questo punto, aveva registrato la compattezza dell´opposizione, che aveva sostenuto l´approvazione dell´emendamento della Castello, con la sola eccezione del consigliere Alessio Ruffino che si era astenuto, avallando in tal modo l’ovvio obiettivo della maggioranza volto a respingere in toto l’emendamento. Secondo il consigliere Castello in questo meccanismo ha rivestito un ruolo determinante la segretaria comunale che, dichiara il consigliere, «Con irragionevole pervicacia ha bollato come illegittima la mia proposta, volta solo ad accrescere la trasparenza di palazzo San Domenico a beneficio dei cittadini a cui tutti i consiglieri comunali devono il loro mandato, rendendosi garanti degli interessi della collettività alla luce della fiducia accordata dagli elettori. In dispregio a questo assunto, che ritengo sacrosanto – aggiunge il consigliere comunale del Pd – la segretaria ha verbalizzato che il termine per l’accesso agli atti, secondo la legge 241 del 1990, non può essere inferiore a trenta giorni.

Il consiglio ha quindi determinato il proprio voto in base alla dichiarazione fuorviante della stessa segretaria, che, dopo una pausa imbarazzante, su esplicita domanda del consigliere Vito D’Antona ha addotto l’articolo 22 della legge 241/90 quale norma che proibisce di fissare il termine in tre giorni. L´articolo 22, però – prosegue la Castello – non impone alcun termine, anzi afferma che l´accesso agli atti amministrativi costituisce principio generale dell´ordinamento giuridico dello Stato. Fa ritenere, insomma, che qualunque impedimento possa costituire una violazione di marcata gravità».

Alla luce di ciò la Castello sostiene che «La segretaria comunale ha in pratica sbagliato, perchè avrebbe voluto indicare l’articolo 25 invece del 22. Ma proprio l’articolo 25 istituisce un termine massimo oltre il quale la richiesta di accesso deve ritenersi respinta. Qualunque termine minore, di conseguenza, è legittimo, compreso quello di tre giorni proposto dalla sottoscritta. I due termini, quello di tre giorni da me proposto e già sancito in un regolamento del comune, e l´altro di trenta giorni, proposto dal sindaco e sostenuto con un errore di fondo dalla segretaria, sono formalmente legittimi in quanto conformi al dettato dell´articolo 25, ma con la differenza che il termine più lungo è assolutamente inopportuno perché ostacola il compito ispettivo dei consiglieri, mentre quello più breve – conclude la Castello – accresce la trasparenza dell´azione di governo della città». Sulla base di tale assunto, come accennato, tutta la vicenda sarà dunque sottoposta dal consigliere comunale del Pd all’attenzione dell’assessorato regionale agli enti locali che dovrà esprimersi in merito.

In ogni caso, al momento, sono i cittadini a rimetterci, a fronte di una trasparenza sempre più opaca e sulla quale pure lo stesso presidente del consiglio comunale Roberto Garaffa, per la prima volta nella storia del massimo consesso cittadino, si è espresso in maniera contraria, avallando il ragionamento della minoranza che, con la sola astensione di Ruffino, aveva approvato in toto l’emendamento di Ivana Castello volto a garantire gli interessi degli elettori nel nome di una trasparenza cristallina messa invece a repentaglio dalla volontà di sindaco, amministrazione e maggioranza consiliare.