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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 681
MODICA - 23/01/2014
Politica - Ii Revisori dei conti hanno dato il loro parere positivo solo nel tardo pomeriggio

Riequilibrio Modica: corsa contro il tempo

Nella seduta di stamane ancora polemiche tra maggioranza ed opposizione per i ritardi accumulati ed i tempi non rispettati. Giovanni Scucces si è dichiarato indipendente. Nino Minardo: "Prego, chiarisca" Foto Corrierediragusa.it

Il parere dei Revisori dei Conti è arrivato solo nel tardo pomeriggio ed il Consiglio comunale ha cominciato la sua lunga maratona. I revisori hanno dato il parere positivo alla delibera dell´amministrazione ed è quindi cominciato il lungo dibattito con una serie di emendamenti proposti dalle opposizioni. Lavori non ancora conclusi ma la votazione è attesa nel corso della notte.

Nella seduta mattutina (nella foto) il sindaco Ignazio Abbate ha spiegato che il Piano di riequilibrio deve essere presentato ed illustrato alla Corte dei conti a Palermo martedì prossimo per cui bisogna accelerare al massimo e stringere i tempi. Ecco perchè il presidente del Consiglio comunale, Roberto Garaffa, non senza critiche delle opposizioni, ha aggiornato la seduta per consentire di affrontare il punto.

La discussione sul Piano di riequilibrio si preannuncia laboriosa per tutte le problematiche che affronta. Sbagliare i conti o programmare male significa andare dritti verso il dissesto dell´ente che naturalmente tutti vogliono evitare. Ecco perchè servirebbe serenità e tempo per affrontare al meglio l´esame del documento che ha impegnato per tre giorni i Revisori dei conti. Ma come succede spesso nei momenti topici della vita cittadina si va di fretta e non si guarda tanto per il sottile.

SALTA ANCHE LA SECONDA CONVOCAZIONE
C´è il Piano di riequilibrio ma non c´è il parere dei Revisori dei conti. Il presidente del Consiglio ha rinviato per due volte la seduta e poi aggiornato i lavori a venerdì mattina. E´ stata una seduta movimentata che ha suscitato le proteste delle opposizioni visto che su un atto importante per il futuro della città l´amministrazione e la maggioranza si sono fatte trovare impreparate. Per esaminare infatti l´importante documento economico occorreva il parere dei Revisori. La prima richiesta di rinvio è stata accettata con uno slittamento di due ore, poi ancora altra richiesta di rinvio a stamane anche se le opposizioni hanno chiesto tempo per esaminare il parere ed hanno proposto di tenere la seduta sabato. La maggioranza ha invece votato per accelerare i tempi e stamane alle 11 la seduta si aprirà con la speranza di potere avere le carte in regola per affrontare tutti i nodi posti dal Piano.

"Siamo indignati per quanto è successo - dicono i consiglieri di Pd e Sel - Non è possibile affrontare una discussione così impegnativa senza avere il tempo di leggere almeno la documentazione. Noi comunque saremmo in aula e daremo il nostro contributo. La maggioranza non pensi di forzare la mano perchè non lo permetteremo". La seduta si era aperta con la dichiarazione di indipendenza di Giovanni Scucces, eletto nella lista dell´allora Pdl. Scucces ha dichiarato di non sentirsi rappresentato nè da Forza Italia nè dal Nuovo Centro Destra ed ha elencato tutta una serie di motivazioni politiche dichiarando alla fine la sua indipendenza. L´iniziativa di Giovanni Scucces, già candidato a sindaco ed assessore provinciale, è arrivata inattesa tanto da cogliere di sorpresa anche il leader del NCd, Nino Minardo che ha commentato. "Scucces ha parlato di grandi temi politici per giustificare il suo passo ma non c´è niente di tutto questo nella sua decisione. Farebbe meglio a chiamare le cose con nome e cognome piuttosto che nascondersi".

IL PIANO DI RIEQUILIBRIO
Il Piano di riequilibrio finanziario arriva in Consiglio per l´eventuale approvazione. La pubblicazione della delibera ha suscitato più di qualche perplessità rispetto agli obiettivi che il Piano si prefigge soprattutto in merito alle risorse in entrata che l´ente dovrà incamerare per fronteggiare 16 milioni di euro di disavanzo e otto fuori bilancio. Un´impresa difficile che certamente non induce a quell´ottimismo manifestato dal sindaco Ignazio Abbate nella recente conferenza stampa di fine anno. Vito D´Antona (Sel), che più volte è intervenuto nella questione, pone un punto fondamentale: "Il Comune non riesce, in un momento nel quale si riducono drasticamente i trasferimenti dello Stato e della Regione, a riscuotere non oltre il quaranta per cento dei propri tributi di competenza nell’anno e non oltre il venti per cento di quelli iscritti tra i residui attivi. Come farà a raggiungere gli obiettivi che si è prefisso?"

Si tratta di canoni idrici, di tassa sui rifiuti solidi urbani e tutti gli altri tributi locali sui quali negli anni è stato accumulato tanto ritardo e che ora pesano sui conti. Non a caso l´assessore al Bilancio, Enzo Giannone, parla di un buon cinquanta per cento di cittadini che non pagano quanto dovuto. I crediti vantati da palazzo S. Domenico sono quasi quaranta milioni e sono tutti da riscuotere. E´ questa la prima causa dell´indebitamento del comune che dovrebbe indurre ad un sforzo incisivo mettendo in campo un gruppo di lavoro coordinato al massimo livello per andare a recuperare quella liquidità di cui l´ente ha bisogno. L´idea dell´amministrazione Abbate è quello di tornare al passato con la riscossione affidata ad un ente esterno, in passato questa funzione era della Serit.

Un cambio di indirizzo che potrà produrre risultati solo nel tempo e di cui è difficile conoscere gli esiti. Vito D´Antona è molto critico: "Di fronte ad una situazione straordinaria non ritengo né adeguata né sufficientemente motivata la proposta dell’Amministrazione, nel momento in cui si prevede la conferma dell’incremento delle entrate, dovute anche agli aumenti dell’Imu e dell’addizionale Irpef già in vigore, somme di difficile riscossione come dimostrano i risultati delle riscossioni dell’Imu 2013, ed una insufficiente politica di contenimento della spesa". L´amministrazione Abbate tace poi su un altro punto sensibile ovvero sul modo in cui vuole regolarsi per le spese non obbligatorie.

Il Piano di riequilibrio infatti pone dei limiti ben precisi che vietano erogazione di contributi e spese non obbligatorie emette paletti anche per abbassare i costi della politica. Un approccio molto diverso da quello che si è manifestato negli ultimi mesi quando sindaco e giunta hanno impegnato somme per sagre, manifestazioni, sostegno alle imprese ed alle famiglie in piena controtendenza quanto raccomandato dal Nucleo di valutazione ministeriale.

LO SPETTRO DEL DISSESTO
Lo spettro del dissesto riappare su palazzo S. Domenico. L´amministrazione tenta l´ultima carta a sua disposizione portando in consiglio comunale la delibera con il Piano di riequilibrio aggiornato rispetto a quello approvato in extremis nel dicembre del 2012 dall´amministrazione Buscema. Sono dieci i punti sui quali gli amministratori si propongono di intervenire per risanare le casse dell´ente e rientrare da un debito che viene certificato in 16 milioni di euro oltre a otto di debiti fuori bilancio. Un passo avanti per la verità, grazie anche al decreto salva debiti che ha assegnato 40 milioni al comune per saldare i creditori, è stato fatto. L´amministrazione Abbate quando si è insediata era seduta su un debito di 24 milioni di euro e dieci fuori bilancio. Occorrono ora altre misure strutturali per evitare che l´ente vada in dissesto. Lo dice preoccupato anche l´assessore al Bilancio Enzo Giannone, mentre legge con apprensione la sentenza della Corte dei Conti che ha bocciato il Piano di riequilibrio del comune di Napoli. "E´ difficile - dice l´assessore - La Corte dei conti ci ha dato un ultima possibilità e sono fiducioso perchè le misure che abbiamo previsto sono credibili e soprattutto abbiamo spiegato a Ministero e magistrati contabili come e dove vogliamo recuperare i soldi che ci servono". Il tutto è racchiuso nei dieci punti elencati nella delibera che il consiglio comunale valuterà nella seduta di giovedì.

Il punto nodale della manovra è innanzitutto il recupero dell´evasione dei tributi che l´amministrazione valuta in un buon quaranta per cento. Soprattutto tra Imu e mancato pagamento del´Ici su aree edificabili ci sono 12 milioni da riscuotere ma ancora una volta la domanda è: queste somme, pur realistiche, potranno essere recuperate con una macchina burocratica lenta e spesso disorganizzata? Altro punto è la riduzione delle spese di energia, -30 per cento rispetto al passato, del consumo di materiali e carta abbassando del dieci per cento i costi con il protocollo telematico. Punto dolente per i cittadini, ed in contrasto con il programma elettorale del sindaco, l´aumento dei costi dei servizi a domanda individuale, come mense, trasporto scolastico, asili.

Al punto 4 la messa in liquidazione della Multiservizi e quindi del personale della Multisosta che dovrà essere esternalizzato, così come è prevista la cassa integrazione per i dipendenti Spm e la progressiva esternalizzazione di alcuni servizi. Per il personale dipendente si prevedono pensionamenti ma nessuna assunzione. Insomma una cura dimagrante per tutta la macchina amministrativa ma l´amministrazione ha la forza politica per imporre sacrifici del genere? Al punto 8 si prevede una riduzione progressiva delle indennità per amministratori (dopo la decurtazione vistuale) e consiglieri, anche se gli ultimi atti vanno in direzione contraria, ed ancora la ripubblicazione del bando per la dismissione di immobili comunali, ma ci sarà qualcuno pronto a comprare in una fase di crisi profonda?

Nella foto palazzo San Domenico, sede del comune di Modica