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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1356
MODICA - 15/11/2013
Politica - Si continuano ad ignorare le prescrizioni legate alla dichiarazione di predissesto

"Mistero" gestione denaro a Modica

Sarebbero state liquidate decine di migliaia di euro a personale interno per le spese legali Foto Corrierediragusa.it

La gestione economico-finanziaria dell’Amministrazione Abbate ha scatenato, come prevedibile, le prime polemiche e le prime reazioni politiche. Interrogazioni consiliari, comunicati stampa e la solita trafila di reazioni che, purtroppo, o meno male, sembrano lasciare del tutto indifferente l’opinione pubblica. E però alcune riflessioni interessanti possono esser tratte analizzando le scelte dell’Amministrazione in questi mesi; scelte che potrebbero sembrare a prima vista corrette, ma che in realtà nascondono diversi pericoli per l’Ente e che rivelano, forse, una conoscenza non ancora cosi approfondita, come invece si vorrebbe far credere, dei meccanismi contabili e finanziari dell’Ente da parte di chi amministra.

Andiamo con ordine: la prima questione attiene le spese non obbligatorie. Il 31 Ottobre del 2012, all’ultimo secondo dell’ultimo giorno utile, il Consiglio Comunale di Modica, all’unanimità dei presenti, considerando voti non contrari le astensioni che pure ci furono da parte dell’opposizione di centrodestra e che permisero l’approvazione dell’atto cui altrimenti sarebbero mancati i numeri per mantenere valida la seduta, approvò la «dichiarazione di predissesto» e ne dispose l’invio alla Corte dei Conti, all’Assessorato Regionale delle Autonomie ed al Ministero dell’Economia per le ratifiche del caso.

Successivamente, approfittando di una nuova previsione normativa nazionale, studiata ed approvata «ad hoc» per i Comuni in predissesto, il Comune di Modica chiese ed ottenne, in 4 rate annuali, tra i 30 e di 40 milioni di euro al fine di ripianare i debiti pregressi e poter restituire le somme da impiegare tassativamente per il pagamento dei fornitori e dei debitori, con un mutuo pluriennale che spalmasse l’impegno nel tempo.

Ebbene, in entrambe i casi la precondizione, peraltro riportata sugli atti deliberativi, dichiarata nelle audizioni aventi la Corte dei Conti e la Commissione per la finanza locale del Ministero, consisteva nel fatto che «il Comune si impegnava per gli anni a venire, ed in particolare fino al momento nel quale la magistratura contabile avrebbe dichiarato cessato il pericolo di dissesto, a non spendere alcuna somma, seppure iscritta in bilancio, che prescindesse dalle spese strettamente necessarie e obbligatorie per garantire le retribuzioni, i servizi essenziali e la vita dell’Ente stesso».

Cosi, semplicemente e senza nessuna astrusa formula burocratica. In soldoni, il Comune di Modica dovrebbe solo pensare a pagare gli stipendi ed assicurare i servizi, almeno fino a quando la Corte dei Conti non esaurirà la sua attività pluriennale di controllo. Ogni altra spesa, non solo appare contraria alle indicazione della Corte e del Ministero, ma rischia anche di subire la scure della illegittimità qualora i revisori dei conti dell’Ente o un consigliere qualsiasi dovesse chiedere l’invio degli atti alla magistratura contabile.

Qui non sono in discussione le spese, sulla cui utilità (i 90.000,00 euro alla banda musicale, i contributi a pioggia a tante manifestazioni e piccoli spettacoli), non entriamo nel merito, essendo compito della politica e degli elettori, ma la loro stessa natura. In buona sostanza, nessuna di queste spese poteva e può essere sostenuta, non perché lo dice l’opposizione o la maggioranza, ma solo perché lo stesso Comune di Modica per ottenere quegli stessi soldi che oggi gli stanno consentendo d pagare stipendi e fornitori lo ha dichiarato in più delibere, impegnandosi affinchè ciò avvenga sia con la Corte dei Conti che con il Ministero, rispettivamente titolari della sopravvivenza giuridica dell’Ente rispetto al suo bilancio, e dei soldi che dovranno in gran parte ancora essere erogati per pagare i debitori.

E qui, tanto per evitare le solite risposte, che ogni tanto dopo la stanca litania dell’Amministrazione Buscema, fanno capolino anche nei commenti della nuova Amministrazione, non è in discussione la gestione passata o le gestioni passate; sono semplicemente in discussione le spese non obbligatorie sostenute dall’approvazione dello stato di predissesto in poi, a prescindere d chiunque le abbia decise, disposte ed avallate, anche tra funzionari e rappresentanti degli organi di controllo.

Un’ultima cosa: abbiamo letto la risposta del Sindaco Abbate rispetto all’interrogazione del consigliere Cavallino che gli chiedeva il perché il Comune si fosse costituito, irritualmente, in una disputa fra due consiglieri che si contendevano un seggio. La risposta del Sindaco, «è un atto dovuto», non ci ha però convinto: non solo perchè di dovuto nell’atto non c’è nulla, ma soprattutto perché la costituzione da parte dell’Ente lo costringerà a pagare in quota parte le spese al ricorrente che aveva evidente ragione, oltre ad aver sostenuto le spese per la costituzione in giudizio.

A questo proposito un ultimo quesito vorremmo porre al Sindaco, all’amministrazione ed ai silenti, per la gran parte, consiglieri: quanto ed a chi è stato liquidato per spese legali nel 2013 da parte del Comune di Modica? Esiste un Ufficio Legale esterno convenzionato o ci si appoggia a professionisti interni? E se si, questi professionisti interni, oltre allo stipendio, a fronte del quale dovrebbero volgere il servizio in questione, sono destinatari di ulteriori indennità o parcelle da parte del Comune? Chi ha eventualmente deciso le tariffe delle stesse e quanto è stato liquidato a professionisti interni all’Ente dal momento dell’insediamento di questa Amministrazione ad oggi?

Domande molto semplici, anche perché non prevedono né opinioni, né riflessioni sul passato, recente o remoto, ma solo numeri. Ed i numeri, si sa, purtroppo hanno la testa dura e spesso sono molto più utili per capire alcune dinamiche di decine di sterili sedute consiliari. Nella foto la facciata di palazzo San Domenico, sede del comune.

LE OSSERVAZIONI DEI CONSIGLIERI D´ANTONA E CAVALLINO
Abbate dacci un taglio. Il monito a a decurtare le spese e a seguire una politica assennata di bilancio viene da Vito D´Antona e Tato Cavallino. I due consiglieri di opposizione hanno messo in guardia il sindaco perchè riveda al più presto lo schema di bilancio che è stato approvato dalla Giunta ed è stato già trasmesso alla Prima commissione perchè esprima il parere prima della votazione in aula. Vito D´Antona è entrato nello specifico della questione ed invita Ignazio Abbate a ridurre di ben tre milioni, 872 mila euro le previsioni di entrata. E´ una somma consistente che farebbe saltare tutti i conti ed imporrebbe da subito una riscrittura del Bilancio 2013. Ancora prima di approdare in Consiglio Comunale il bilancio di previsione 2013 va modificato da parte dell’Amministrazione Comunale. E´ quello che chiede il consigliere Pd.

Dice D´Antona: "Si tratta di dati ufficiali. Sul sito della Ragioneria Generale dello Stato è stato pubblicato da alcuni giorni il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale il Ministero provvede alla ripartizione delle somme per trasferimenti statali ai comuni, dal quale si evince che al Comune di Modica viene assegnata complessivamente per l’anno 2013 la cifra di Euro 7.335.170,04, mentre nella proposta di bilancio della Giunta, tra le entrate, viene prevista la cifra di Euro 11.207.792,14, di cui Euro 8.707.792,14 per trasferimenti ed Euro 2.500.000,00 per rimborso Imu. E´ chiaro dunque che le somme destinate dallo Stato a palazzo S. Domenico sono inferiori a quelle preventivate e bisogna correggere urgentemente le previsioni di entrata, con una drastica riduzione di Euro 3.872.622,10. Ribadisco ancora una volta la mia preoccupazione sulla situazione finanziaria complessiva del Comune; anche senza questo ulteriore intervento obbligato, che riduce drasticamente le risorse finanziarie, il quadro complessivo si presenta estremamente delicato".

Vito D´Antona sottopone infatti alla riflessione del sindaco e degli amministratori un paio di considerazioni. La prima riguarda il Piano di riequilibrio decennale, approvato dal Consiglio Comunale il 30 dicembre e modificato il 14 luglio; questo non risulta ancora esitato dal Ministero, mentre continuano a pervenire richieste di chiarimento dalla Commissione ministeriale. La seconda riflessione riguarda invece il recupero delle somme dovute per Ici e Tarsu. L´amministrazione ha previsto in bilancio due milioni ma D´Antona ricorda che il dato non è realistico perchè per le stesse imposte ancora risultano da riscuotere oltre cinque milioni di euro. Ci sono insomma tutti gli elementi per temere il dissesto ma la cosa non sembra toccare il sindaco visto che l´amministrazione continua ad erogare somme per spese non obbligatorie.

Lo rileva anche Tato Cavallino a proposito della recente delibera sulla banda musicale cui sono andati 90 mila euro in tre anni, i finanziamenti per il microcredito, le feste dei Centri Commerciali Naturali. Denuncia ancora Tato Cavallino: "Si spenderanno anche 10 mila euro per allestimento scenografico a S. Pietro e al Carmine in occasione della manifestazione sul cioccolato che si terrà a dicembre. Sarebbero scelte apprezzabili e condivisibili ma non in questo momento; tutto ci tornerà addosso come un boomerang se non si inizia ad agire con rigore e controllo. Le spese ammesse devono essere solo quelle obbligatorie e l’amministrazione precedente ha lavorato come le formiche per evitare il disastro economico; oggi però siamo costretti ad assistere all’azione di un sindaco che fa spendi e spandi e che gestisce l’ente come un’azienda privata di cui lui stesso è l’unico ed indiscutibile proprietario senza concertazione alcuna con nessuno".