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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1185
MODICA - 08/03/2011
Politica - Modica: il caso aperto per il leader autonomista Riccardo Minardo è solo "dialettica interna"

L´assessore Garofalo demotivato e abbandonato si dimette dalla carica

Per Failla c’è un clima intimidatorio a palazzo S. Domenico, per il sindaco non è un caso "politico"
Foto CorrierediRagusa.it

Le dimissioni sono arrivate come un fulmine a ciel sereno. Paolo Garofalo (nella foto da sinistra con Antonello Buscema e Riccardo Minardo), assessore ai servizi sociali ed al personale, le aveva annunciate nella riunione di lunedì sera del direttivo Mpa, ma poi era sembrato ritornare sui suoi passi.

L´esponente politico si è invece presentato ieri a mezzogiorno davanti al sindaco ed ha consegnato la lettera di dimissioni. Non è ancora un atto irreversibile: potrebbero rientrare visto che non sono state formalizzate davanti al segretario generale.

Riccardo Minardo, leader Mpa, spera ancora di recuperare Garofalo in extremis: «E’ solo dialettica interna. Mi auguro che Paolo possa ritornare sui suoi passi. Non c’è nessuna spaccatura nel partito, me ne occuperò personalmente».

Eppure Garofalo ha puntato dritto il dito contro il partito e la sua gestione con un vero e proprio atto di accusa: "Non trovo più in questo partito le giuste motivazioni per continuare a svolgere con spirito di servizio il mio ruolo. Le mie dimissioni non vogliono essere un gesto polemico nei confronti di alcuno in particolare e spero che possano aprire una pausa di riflessione costruttiva".

Garofalo non manca di ringraziare Riccardo Minardo, ma nella sua lettera evidenzia due momenti ben precisi nella vita del partito che lo hanno indotto a consegnare la delega al sindaco. Il primo si riferisce alle dimissioni da presidente del consiglio dopo una offensiva scatenata contro di lui dalle opposizioni per la vicenda della microcippatura dei cani. In quel caso l’allora presidente non si sentì difeso a dovere dal partito ed accettò di svolgere il ruolo di assessore come richiestogli da Riccardo Minardo.

Un secondo attacco nei suoi confronti per la sua interpretazione del ruolo di presidente del consiglio in relazione a quella attuale del suo successore, Carmelo Scarso, ha infastidito Paolo Garofalo che anche in questo caso non ha visto molta solidarietà attorno a sé. Quello che Garofalo tuttavia non ha condiviso dicendolo a chiare lettere nella riunione di direttivo è stato il ruolo che Carmelo Scarso ha assunto sulla questione del piano paesistico in aperto contrasto con le direttive del partito e la decisione di incontrare i componenti l’intergruppo per discutere della vicenda dei canoni idrici. Un ruolo di battitore libero da parte di Carmelo Scarso che anche nel partito non è andata giù a molti ma che rientra nella personalità dell’attuale presidente sempre poco rispettoso degli ordini di scuderia.

Le dimissioni di Garofalo hanno dato la stura ad una presa di posizione da parte di Sebastiano Failla quale rappresentante di Forza del Sud che dice: «Se le dimissioni attengono a fatti interni, li osserviamo con rispetto anche se non possiamo che prendere atto della crisi irreversibile interna alla maggioranza. Se si trattasse, invece, di una ritorsione nei confronti del presidente del Consiglio comunale Carmelo Scarso, perché ha svolto democraticamente il suo ruolo di garante delle istituzioni e Garofalo interpretasse il ruolo sacrificale che si immola per compiacere ed assecondare il sindaco allora ci schieriamo al fianco del presidente, al di là delle appartenenze e denunciamo il grave clima di intimidazione che si respira a Palazzo S.Domenico».

Il sindaco vede invece le cose con più distacco e non ne fa un caso politico ma derivante solo da problemi interni ad Mpa. «Rispetto questa decisione ma non entro nel merito. Confermo la mia fiducia a Garofalo come uomo e come amministratore e non posso che prendere atto con piacere che il suo giudizio sull´ azione amministrativa e sulla qualità della Giunta e di questa «squadra» è assolutamente positivo e teso ad evidenziare la ricerca assoluta del bene della città.

Non essendo in alcun modo le sue dimissioni legate a ragioni amministrative, ritengo di dover tenere congelata la sua richiesta, trattenendo per me le deleghe alle quali rinuncia, fino a quando il Movimento per l’Autonomia non avrà risolto al proprio interno i problemi cui Garofalo fa riferimento».