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ISPICA - 01/12/2008
Politica - Ispica - I due deputati del Pd chiedono dei controlli

Prg, Ammatuna e Digiacomo
si rivolgono alla Regione

Non convince la rielaborazione dello strumento urbanistico Foto Corrierediragusa.it

Roberto Ammatuna (nella foto) e Pippo Digiacomo, deputati regionali del Partito democratico, hanno presentato un’interrogazione sulla rielaborazione del piano regolatore generale ispicese. Nel documento, indirizzato al presidente della Regione e all’assessorato Territorio e ambiente, annunciano «l’avvio di opportuni atti ispettivi» volti ad «accertare l´esistenza di eventuali responsabilità» su «presunti comportamenti dilatori messi in atto dal progettista incaricato della rielaborazione parziale della revisione del prg ispicese», l’architetto Giuseppe Gangemi.

Alla vigilia dell’adunanza, il consiglio comunale si riunirà domani per procedere all’adozione del Piano, Ammatuna e Digiacomo vogliono vederci chiaro. I loro sospetti nascono dall’assise del 11 novembre scorso. In quella riunione avrebbe dovuto partecipare Gangemi, in quanto invitato dai consiglieri per ricevere lumi sul prg. L’architetto, com’è noto, ha declinato l’invito adducendo due motivazioni. Nella prima contesta la mozione che ammette in aula l’uso del voto frazionato nell’adozione del prg. La seconda, quella che non hanno digerito i deputati del Pd, atteneva alla sfera delle incompatibilità, lasciando intendere che il consigliere Giuseppe Roccuzzo fosse tale.

Ammatuna e Digiacomo, difendendo Roccuzzo, specificano nell’interrogazione che «non esiste ipotesi di incompatibilità nell’adozione prg». Sottolineano inoltre che «il «voto frazionato» è stata avallato dal segretario generale del Comune», dottor Nino Di Blasi, «con nota del 5 novembre scorso ed attuata, in passato, in analoga situazione, nel 2004, così come risulta dai verbali dei consigli comunali di quel anno».

I due deputati specificano infine che «non rientra fra le competenze del progettista incaricato la verifica del metodo adottato dal consiglio». E evidenziano «il delinearsi di atteggiamenti dilatori da parte del progettista che potrebbero indurre al ricorso di un intervento sostitutivo, ricorrendo all’ex articolo 2 della legge regionale n. 66 del 1984, con immotivato esproprio delle competenze proprie del consiglio comunale».