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Lunedμ 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:53 - Lettori online 783
ISPICA - 11/07/2014
Politica - I consiglieri parlano addirittura di "fantascienza"

Annullamento dissesto: consiglio comunale lo boccia

Le intenzioni dell’amministrazione comunale, secondo quanto ipotizza il consigliere Fidelio, sarebbero state quelle di spendere i 12 milioni di euro ottenuti appellandosi al Dl 35, il decreto salva – enti Foto Corrierediragusa.it

La massima assemblea cittadina boccia la proposta d’annullamento del dissesto finanziario comunale, avanzata attraverso una delibera adottata dalla Giunta municipale, poiché giudicata «fantascienza» dalla maggior parte dei consiglieri comunali. Il consigliere Meluccio Fidelio, raggiunto telefonicamente, si esprime «sull’inconfutabile fatto» che «non esiste norma che possa revocare o annullare la delibera di dissesto finanziario, quindi, la delibera che ciò proponeva è basata sul nulla. I consiglieri comunali hanno – aggiunge – come unico punto di riferimento la Corte dei Conti, a quest’ultima ho infatti proposto di rivolgerci per domandare se fosse stata possibile la bonifica del bilancio e tentare di riprendere in mano la difficile situazione finanziaria del Comune, ma sono stato ignorato dalla maggioranza. Ricordiamoci infatti che è stata la Corte dei Conti ad appurare il disastro finanziario del Comune ed ha imposto al Consiglio comunale l’approvazione e la proclamazione del dissesto finanziario. L’interlocutore del sindaco Piero Rustico e degli assessori comunali dovrebbe quindi, altrettanto essere la Corte dei Conti, che, invece, è stata sorvolata. Il sindaco Rustico e gli assessori, usando la disperazione dei creditori, dei dipendenti comunali e dei cittadini, avrebbero voluto indurre i consiglieri a votare la fantasiosa delibera di annullamento del dissesto. In modo probabile, invece, il tentativo era quello di scaricare sui consiglieri comunali la condanna al pagamento del danno erariale se l’operazione, forse ai limitidella legalità, fosse andata in porto. In buona sostanza, sindaco e assessori, avrebbero guadagnato quel poco tempo necessario a spendere quei non spendibili 12 milioni di euro (reclamati per la restituzione dalla Cassa depositi e prestiti) e farne forse pagare le conseguenze ai consiglieri».

Le intenzioni dell’amministrazione comunale, secondo quanto ipotizza Fidelio, sarebbero state quelle di spendere i 12 milioni di euro ottenuti appellandosi al Dl 35, il decreto salva – enti. Ben non si comprende, però, il motivo per il quale quella cifra sia stati accreditata al Comune. Di quei soldi possono infatti beneficiare solo gli enti che abbiano aderito, redatto e approvato il Piano pluriennale di riequilibrio finanziario e non i comuni in dissesto finanziario come quello di Ispica. Informa infatti il consigliere comunale Paolo Monaca che «la Cassa depositi e presiti ha revocato il finanziamento dei 12 milioni di euro, perché venuta a conoscenza di una falsa dichiarazione resa dall’Ente. Attualmente – sottolinea – stiamo pagando 700 euro al giorno di interessi perché l’amministrazione comunale non ha ancora provveduto alla loro restituzione».

In sede di consiglio comunale, c’è stato un lungo confronto sulla possibilità di annullare la delibera di dissesto finanziario. Però, dinnanzi alle argomentazioni che ostano a tale annullamento, «nessun consigliere favorevole all’annullamentodella delibera di dissesto – denuncia Monaca – ha avanzato osservazioni contrarie, nessuno ha preso il microfono per smentire uno solo dei tanti documenti citati per dimostrare l’impossibilità giuridica di annullare la dichiarazione di dissesto. Nessun dirigente ha preso la parola e in un altrettanto silenzio imbarazzante si è chiuso il segretario comunale, che della legalità dovrebbe essere il garante. In altre parole, nessuna argomentazione è stata addotta a sostegno del legittimo annullamento del dissesto.

Continuiamo quindi a gridare che – evidenzia Monaca – il Comune supera i 25 milioni di euro di debiti: solo nell’anno 2013 ci sono fatture non pagate per oltre 2 milioni di euro. I problemi – conclude – vanno risolti percorrendo le vie della legalità». «Rimane il dissesto – reagiscono invece consiglieri di maggioranza – la maggior parte dell’opposizione ha annientato la città, infliggendo alla comunità una disastrosa «Caporetto», tessendo la trama e l’ordito della vergognosa esibizione ad opera dei loro consiglieri. Θ un misfatto che, ne siamo certi, pagheranno a caro prezzo fra un anno, quando si ripresenteranno agli elettori in cerca dello stesso consenso in virtù del quale, ieri sera, si sono sentiti legittimati a decidere il destino degli ispicesi».

Respingono tali dichiarazioni i rappresentanti ispicesi del M5S, riferendo in un comunicato: «Tralasciando l’assurdità giuridica di chiedere l’annullamento di uno stato di dissesto, è facile desumere che non esistano economicamente i presupposti per l’annullamento. Un dato viene infatti, spesso messo in secondo piano – spiegano – il Comune è nuovamente in crisi finanziaria. Gli stipendi dei dipendenti comunali sono ancora in ritardo e non può essere colpa del dissesto visto che la competenza dello stesso è fino al 31 dicembre 2012. La causa di questo disastro va ricercata nelle uscite correnti, che superano di gran lunga le entrate, ma di tagliare gli sprechi non interessa a nessuno.

Se il Comune fosse un’impresa privata saremmo già falliti due volte, e questo mentre un branco di politicanti tenta di dimostrare che il dissesto potrebbe essere annullato. Con la procedura di dissesto possiamo uscire da questa voragine in pochi anni. I bilanci del Comune verranno indagati dalla magistratura competente che accerterà eventuali errori o illeciti, evitando che siano i cittadini a rimediare al danno. Si informi chi si straccia le vesti, imprecando contro un mancato gesto d’amore verso la città, che, in caso d’annullamento del dissesto, avremmo pagato svariati milioni in più, impegnando pure la prossima generazione, considerato infatti che le uniche soluzioni trovatedall’amministrazione consistono nell’apertura di nuovi mutui decennali o trentennali, come quello ottenuto in modo ancora poco chiaro dalla Cassa depositi e prestiti e poi annullato dalla stessa».

Nella foto il sindaco di Ispica Piero Rustico