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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 692
ISPICA - 06/03/2014
Politica - Il primo cittadino di Ispica interviene dopo la bocciatura in consiglio

Rustico: "La sfiducia? Solo una farsa"

S’attende ora che la Regione s’esprima su una faccenda che apre interessanti scenari giuridici e che potrebbero scrivere una nuova pagina di letteratura giurisprudenziale Foto Corrierediragusa.it

Non passa la proposta di sfiducia al sindaco Piero Rustico. Su venti consiglieri comunali eletti, dodici voti non sono stati abbastanza, ce ne volevano quattordici per destituire dalla carica il primo cittadino. Fino all’ultimo i rappresentanti dell’assise hanno sperato che due degli otto consiglieri comunali sfavorevoli alla sfiducia cambiassero idea «per il bene della città», ma non ciò non s’è verificato. I consiglieri che hanno perorato la sfiducia hanno però messo in atto il piano di riserva. Il consigliere Titta Genovese ha posto un interessante quesito,domandando se i due consiglieri – assessore Patrizia Lorefice e Cesare Pellegrino fossero compatibili al voto di sfiducia. Il segretario comunale ha risposto sì. Genovese, invece,non ne è convinto e insieme coi colleghi oppositori ha presentato una mozione d’ordine utile a porre la questione della compatibilità al vaglio dell’assessorato regionale agli Enti locali. Genovese, in sostanza, consapevole che sulla questione da egli affrontata esiste un vuoto giuridico, evidenzia la possibilità che Lorefice e Pellegrino non siano ammissibili al voto di sfiducia poiché resi incompatibili dalla doppia carica di consigliere e di assessore che ricoprono. Ciò condurrebbe ad un abbassamento del quorum (poiché i consiglieri legittimati a votare sarebbero 18 e non venti) ed a ricalcolare il numero dei voti sufficienti alla sfiducia, che sarebbero dodici.

La legge prevede infatti che per l’approvazione della mozione di sfiducia al sindaco siano necessari due terzi dei voti dei consiglieri. Se fossero 18 i consiglieri che possiedono i requisiti,considerato che Pellegrino e Lorefice sono anche assessori in carica nel momento del voto di sfiducia, i due – terzi di 18 equivarrebbero a 12 consiglieri, con altrettanti voti sufficienti a destituire il sindaco dalla carica.

S’attende ora che la Regione s’esprima su una faccenda che apre interessanti scenari giuridici e che potrebbero scrivere una nuova pagina di letteratura giurisprudenziale. Se così non fosse, chiunque abbia imbeccato Genovese è di certo una persona creativa.Preso atto della bocciatura della proposta di sfiducia, il sindaco Rustico ritiene invece la mozione atta a destituirlo«l’icona della mediocrità politica di un’opposizione capace solo di danneggiare la comunità e mai d’elevarsi dai bassi livelli per comprendere i valori che vanno al di là del misero tornaconto personale». Il primo cittadino giudica la riunione del consiglio comunale di venerdì scorso «una farsa». Gli sono state infatti presentate, «il 18 febbraio scorso, ben quattro interpellanze da parte di due dei dieci consiglieri firmatari della mozione e, il 25 febbraio scorso, altri cinque degli stessi consiglieri firmatari della mozione hanno fatto richiesta di convocazione del consiglio per discutere su altro argomento. Appare evidente – sottolinea – l’agire contraddittorio: da un lato l’opposizione vuole sfiduciare il sindaco, dall’altra, la stessa, presenta interpellanze.

E, ancor più contraddittorio, avanza richiesta di convocazione del consiglio, per discutere su altro, tre giorni prima della seconda seduta prevista per decretare la sfiducia al sindaco, pur consapevole che dalla sua convocazione non possono intercorrere meno di cinque giorni prima che il consiglio si riunisca. Se ciò è avvenuto – spiega – è proprio perché i dieci erano ben consapevoli che stavano mettendo in atto solo una costosa farsa a danno della città. I dodici consiglieri che hanno votato la sfiducia al sindaco, senza riuscire nell’intento – conclude Rustico – hanno il solo dovere di dimettersi per lasciare il posto a coloro che li seguono nelle liste d’appartenenza».

Nella foto, un momento dell´ultima seduta del consiglio comunale di Ispica