Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 836
ISPICA - 06/01/2014
Politica - Avviato il percorso legale rivolto alla Cassazione

Aperta procedura annullamento dissesto

Si tratta di due delibere approvate venerdì scorso dalla Giunta municipale Foto Corrierediragusa.it

Aperta la procedura d’annullamento del dissesto finanziario comunale e avviato il percorso legale, rivolto alla Cassazione, atto ad impugnare la sentenza emessa dalla Corte dei Conti di Roma, sezioni riunite in sede giurisdizionale, che ha giudicato «del tutto inammissibile»il ricorso avanzato dall’amministrazione comunale volto ad annullare la delibera che sancisce il fallimento dell’ente. Si tratta di due delibere approvate venerdì scorso dalla Giunta municipale, adottate appunto nell’estremo tentativo di «disfarsi» del dissesto finanziario e dagli effetti collaterali che esso comporta. Per il ricorso alla Cassazione, la difesa è stata affidata all’avvocato Agatino Cariola e le spese legali costeranno circa 6mila euro. I 6mila euro si sommano agli altri 25mila impiegati per le spese legali dei precedenti tre ricorsi sempre avanzatiper annullare il dissesto. Si giunge quindi al quarto ricorso, per una spesa totale di 31mila euro, tutto alla faccia dell’austerity che la nera crisi economico – finanziaria dovrebbe imporre.

Nella prima delibera, sono due i capisaldi tracciati. Nel primo caso, l’amministrazione comunale s’appella al fatto che la procedura fallimentare dell’ente sia stata dichiarata dopo l’adesione al decreto – legge numero 35, emesso l’otto aprile scorso, che costituisce la ciambella di salvataggio lanciata dallo Stato ai Comuni, poiché recante: «Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali». Il Comune, cogliendo l’opportunità e aderendovi, ritiene d’avere trovato l’alternativa risolutoria ai debiti del Comune, rendendo quindi un controsensola procedura di dissesto che affligge l’ente. Nel secondo caso, l’amministrazione s’appiglia all’ordinanza emessa dalConsiglio di giustizia amministrativa (Cga).

Il Cga ha accolto l’istanza cautelare avanzata dal Comune contro la decisione del Tar di dichiarare il proprio difetto di giurisdizione, in favore della Corte dei conti, sezioni riunite. Le Sezioni riunite in sede giurisdizionale della Corte dei Conti di Roma giudicano però inammissibile il ricorso del avanzato dal primo cittadino per annullare la delibera di dissesto. Nonostante ciò, il sindaco Rustico ignora la bocciatura del suo terzo tentativo di ricorso e imbocca«la strada della revoca in autotutela», richiamando «l’accoglimento dell’istanza cautelare formulata dal Comune avanti al Cga». Il primo cittadino, quindi, ha intenzione di «procedere all’annullamento in autotutela della deliberazione di dissesto per ragioni di legittimità. Ed in considerazione degli interessi concreti ed attuali a far venir meno un provvedimento illegittimo».Il Cga s’esprimerà tra nove mesi, dopo il giudizio della Corte di cassazione, decidendo quindi di non decidere efissando per il 9 luglio 2014«l’udienza pubblica di discussione dell’appello nel merito».

Nella seconda delibera, l’amministrazione si rivolge alla Cassazione per impugnare la sentenza emessa dalle sezioni riunite della Corte dei Conti di Roma, che ha rigettato il ricorso avanzato dal Comune, sempre con l’intento d’annullare il dissesto. In questo caso, Cariola giocherebbe la carta del «vizio di forma». In buona sostanza, il Tuel stabilisce che la procedura del dissesto finanziario, quando deliberata, è irrevocabile. Cariola s’appella al fatto che «revocare» e «annullare» sono due cose diverse e un vizio di forma può condurre all’annullamento di un atto.Nelcaso di Ispica, il «vizio» sarebbe rappresentato dal fatto che, come ribadisce il sindaco Rustico, non esistevano addirittura i presupposti per avviare la procedura di dissesto finanziario. Anche se la Corte dei Conti, nel precetto inviato (che ha imposto al Consiglio comunale di deliberare il dissesto), spiegava ampiamente le gravi e irreversibili criticità economico – finanziarie sofferte dall’ente, avviando senza possibilità d’appello la procedura fallimentare del Comune.