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ISPICA - 15/04/2013
Politica - Urge la preparazione della delibera

Giorno 22 seduta del consiglio per deliberare il dissesto

Dalla notifica dell’atto, decorreranno cinque giorni alla convocazione dell’assemblea, che dovrà riunirsi entro il termine perentorio del 27 marzo

Potrebbe essere riunito il prossimo 22 aprile il Consiglio comunale utile a deliberare il dissesto finanziario del Comune. Urge quindi la preparazione della delibera di dissesto. Dalla notifica dell’atto, decorreranno cinque giorni alla convocazione dell’assemblea, che dovrà riunirsi entro il termine perentorio del 27 marzo. Il prefetto Annunziato Vardè (riferendosi alla deliberazione della Corte dei Conti inviata il 14 marzo scorso, che accerta la mancata presentazione nei termini previsti del piano d’equilibrio finanziario), richiamando il decreto legislativo 149 del 2011 ha assegnato al consiglio venti giorni (a decorrere dalla notifica dell’atto ai consiglieri comunali e, cioè, dall’otto aprile), per deliberare il dissesto. Nella nota, è precisato che «trascorso infruttuosamente il termine sarà nominato un commissario per deliberare il dissesto».

Con la deliberazione del dissesto, invece, i commissari che agiranno a palazzo di città potrebbero moltiplicarsi.

Sono in molti, infatti, i commissari che da diverse settimane agiscono al Comune e ai quali si aggiungeranno i tre commissari legati al dissesto.

Nel frattempo, Maria Carmela Spadaro sostituirà il consigliere comunale dimissionario Mario Santoro. Sviluppo e Solidarietà ha presentato sabato il nuovo elemento del gruppo consiliare del movimento, che giurerà durante l’assemblea che delibererà il dissesto. Se l’assise non dovesse adottare lo strumento di risanamento finanziario alternativo, potrebbe essere il primo e ultimo consiglio a cui parteciperebbe Spadaro, in quanto l’adunanza sarebbe definitivamente sciolta e il dissesto verrebbe deliberato da un commissario.

Spadaro, 48 anni, impiegata, volontaria a sostegno dei disabili da 14 anni, s’è mostrata onesta nel rivelare che «ha voluto pensarci bene prima di decidere di raccogliere l’eredità di Santoro, ma, sostituire l’ex consigliere ha voluto anche significare onorare il mandato conferitole dagli elettori». Poi, ha commosso i presenti, chiedendo «un applauso in ricordo di Rosaria Brancati», moglie di Santoro, scomparsa prematuramente diversi mesi fa, che «avrebbe voluto vicino in quel momento». Con la sua sensibilità, Spadaro ha dato un tocco di umanità all’arida politica.

Marco Santoro, invece, sul manifesto fatto affiggere dai partiti di maggioranza, che muoveva pesanti accuse allo zio Mario Santoro e all’ex consigliere del movimento Concetto Sessa, ha precisato che «Sviluppo e solidarietà non è abituato a rispondere a manifesti e volantini anonimi e diffamatori, privi di firme e di tipografia, che si nascondono dietro simboli politici e che hanno le caratteristiche della stampa sovversiva. Il movimento esprime solidarietà anche agli altri consiglieri vittime dell’attacco del manifesto».

Santoro, poi, ha definito Piero Rustico «il sindaco del dissesto», paragonandolo a «Nerone che accusa i cristiani d’avere dato fuoco alla città». E il termine cristiani lo ha posto tra virgolette inglesi. Precisando che «il sindaco ricopre da ben otto anni anche la carica d’assessore al Bilancio e al Personale, quindi, come tale, doveva tenere sotto controllo i conti del Comune: l’artefice del fallimento è il sindaco». Ed ancora, sottolinea che «pochi intimi s’ostinano a glorificarlo per mantenere triplici incarichi e indennità», riferendosi a «Cesare Pellegrino (vicesindaco, assessore e consigliere) ed a Patrizia Lorefice (assessore, vicepresidente del consiglio comunale e consigliere)».

«Il sindaco e gli assessori rimasti – conclude Santoro – hanno voluto intraprendere la strada della dichiarazione del predissesto, credendo fosse risolutorio. Non si sono accorti che il piano di riequilibrio s’è concretizzato in un’autodenuncia di cui, oggi, la Corte dei Conti chiede il conto».

Sulla stessa lunghezza d’onda Pippo Barone, esponente di Libertà e Buon governo, che continua a chiedere le dimissioni del sindaco Rustico. Condannando «l’espressione e i toni del manifesto apparso sui muri della città a firma delle forze politiche che continuano irresponsabilmente a sostenere il primo cittadino. La patetica strategia di offendere l’avversario – sostiene Barone – dimostra che il confronto chiaro e leale è terminato, per dare inizio agli insulti, tendando con poca destrezza di spostare l’attenzione su altri argomenti, fuggendo dall’amara realtà dei fatti. Troppi errori – conclude – sono stati commessi a danno dei cittadini, soprattutto sotto l’aspetto economico-finanziario e sono stati causati dalle amministrazioni guidate da Rustico».