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ISPICA - 03/04/2013
Politica - Il dissesto finanziario è stato attivato in modo coatto

Dissesto comune Ispica secondo la Corte dei Conti

Notificata al Comune l’avvio della procedura dello strumento di risanamento alternativo

Il dissesto finanziario è stato attivato in modo coatto. La Corte dei Conti ha notificato al Comune l’avvio della procedura dello strumento di risanamento alternativo, utile a «tutelare le finanze pubbliche e ristabilire condizioni fisiologiche». L’ente, stretto nella morsa dei debiti, ha subito la peggiore delle sorti e, nei fatti, saranno i cittadini a pagare lo scotto delle infauste scelte amministrative.

Le conseguenze saranno drammatiche, infatti, il dissesto finanziario comporterà, nella misura massima, l’aumento di imposte, aliquote, tariffe e tasse, come oneri di urbanizzazione, Imu, Tarsu, canone idrico e servizi. Il rincaro rimarrà invariato per cinque anni. Si cristallizzerà il debito sui creditori, non producendo interessi e rivalutazione monetaria, ma solo l’estinzione delle procedure esecutive, che escludono i pignoramenti. Il sindaco, la giunta e il consiglio comunale rimarranno in carica, ma sotto l’egida di una commissione. Gli amministratori, individuati come i responsabili del dissesto, non potranno ricoprire incarichi per cinque anni. Gli impiegati comunali in esubero saranno posti in mobilità (sono circa settanta) e non si escludono licenziamenti.

La Regione procederà adesso alla nomina di tre commissari straordinari (generalmente funzionari della Prefettura). Formeranno una commissione, che effettuerà, in primis, una ricognizione atta a quantificare l’entità del debito maturato dal Comune. Successivamente, si procederà al risanamento economico dell’ente, con tutte le amare conseguenze del caso.

«Nel merito – scrive la Corte dei Conti nel documento fornito dal consigliere comunale Paolo Monaca – il Collegio da atto che, oltre a quanto rilevato con le precedenti pronunce specifiche della Sezione rispettivamente relative al bilancio 2011 ed al rendiconto 2010, nel caso specifico, si ravvisano le gravi criticità e le condizioni di squilibrio strutturale del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario del Comune, già evidenziato dalla delibera consiliare d’attivazione della procedura di riequilibrio e dai relativi atti istruttori, tra cui il parere dell’organo di revisione e del responsabile del servizio finanziario. Da essi emerge tra l’altro – si aggiunge – che «l’inasprimento del contenzioso e delle procedure esecutive nei confronti dell’ente, la prolungata situazione deficitaria di cassa, l’esistenza di debiti fuori bilancio ancora da riconoscere e di crediti certi liquidi ed esigibili ammontanti ad un rilevante importo e l’impossibilità che a fronte di questi, possa essere utilizzata ulteriormente l’anticipazione di tesoreria già concessa, sono tutti elementi che connotano, in maniera grave la situazione finanziaria dell’Ente e che evidenziano uno squilibrio strutturale di bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario».

L’importo complessivo da ripianare – si evidenzia – secondo quanto emerso e confermato dall’ente in adunanza, è pari a oltre 5,7 milioni di euro; di cui 850 mila derivanti dal disavanzo rilevato lo scorso dicembre (nel triennio 2008 – 2011 l’ente ha azzerato un avanzo d’amministrazione di oltre 2.2 milioni di euro e l’attuale disavanzo potrebbe rilevarsi ancor più grave ove si consideri l’eccessivo volume dei residui attivi relativi alle entrate proprie) e ben 4,9 milioni per debiti fuori bilancio, come evidenziato dalla proposta di deliberazione consiliare relativa all’approvazione del Piano di riequilibrio, corroborata dai pareri favorevoli.

Il trend della situazione debitoria nell’ultimo triennio – si sottolinea – desta anche preoccupazioni di ulteriori aggravamenti: 341 mila 797 euro erano i debiti riconosciuti nel 2010 (1,85% rispetto alle entrate correnti), 2 milioni nel 2011 (11,56% rispetto alle entrate correnti, già ben dieci volte superiore alla soglia di deficitarietà fissata all’1%), per giungere ad oltre 5,1 milioni di esposizione debitoria nel 2012 (è significativa dell’incapacità di affrontare tale situazione la circostanza che a fronte di un volume di debiti di 5 milioni 106 mila 449 euro le somme impegnate nel 2012 ammontano a soli 169 mila 856 euro, ossia lo 0,3%)».

La situazione di grave squilibrio strutturale determina quindi «la pronta attivazione del dissesto, avendo l’ente disatteso l’approvazione del piano di riequilibrio di bilancio e non essendo ripianabile in via fisiologica». La deliberazione del dissesto «dischiude uno scenario normativo ed operativo funzionale ad assecondare un itinerario gestionale virtuoso, di ripristino degli equilibri di bilancio e di cassa, e per essi, della piena funzionalità dell’amministrazione, a beneficio della collettività amministrata, ristabilendo anche le condizioni di tutela per i creditori».