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ISPICA - 03/12/2012
Politica - Deve contare sul voto di quattordici consiglieri comunali

Mozione di sfiducia al sindaco di Ispica

L’istanza prodotta dai democratici li assolve dall’accusa d’esser stati la stampella del sindaco nell’ultimo consiglio comunale
Foto CorrierediRagusa.it

È pronta la mozione di sfiducia al sindaco Piero Rustico. Il Partito democratico ha redatto il documento ed è stato già firmato dai consiglieri comunali Pierenzo Muraglie e Giuseppe Roccuzzo. Servirà alla raccolta delle almeno otto firme che servono al presidente del Consiglio comunale, Carmelo Oddo, per convocare la massima assemblea cittadina.

I rappresentanti del Pd lo hanno annunciato mostrando il documento che sarà depositato negli uffici del Comune. Se la richiesta approdasse in aula saranno però quattordici voti per mandare via il sindaco, in anticipo di due anni e mezzo.

Ispica è una città che merita d’essere servita con rettitudine. «Ed è quello che – spiega Muraglie – il Pd intende fare. Al sindaco è mancata la sensibilità di dimettersi dopo che è rimasto senza maggioranza e dopo l’oggettiva sua responsabilità nel fallimento del Comune. La sfiducia deve contare sul voto di quattordici consiglieri comunali. Roccuzzo ed io ci siamo. Adesso tocca agli altri».

L’istanza prodotta dai democratici li assolve dall’accusa d’esser stati la stampella del sindaco nell’ultimo consiglio comunale. Durante la riunione è stata votata l’adesione al Piano di riequilibrio pluriennale di bilancio con soli otto voti, quelli dei consiglieri di maggioranza. «Com’è noto – spiega Roccuzzo – insieme con Libertà e Buongoverno, siamo usciti dall’aula nel momento della votazione: dovevamo smarcarci dal centrodestra (quello filo-sindaco e quello all’opposizione, entrambi rimasti in aula) e, soprattutto, visto che non potevamo votare a favore perché non responsabili della situazione, astenendoci o votando contro ci saremmo assunti la responsabilità di fare andare in dissesto il Comune. Siamo stati definiti «fuggitivi», la «stampella» del sindaco e quelli che «hanno graziato Rustico». Accuse in malafede perché se il dissesto avesse comportato la decadenza del sindaco, allora sarebbe stato giusto determinarlo. Ma non poteva vederci responsabili una dichiarazione di fallimento (perché questo è il dissesto) che lascia in carica il responsabile «numero uno» e scarica sui cittadini tutte le conseguenze obbligatorie in caso di dissesto, come gli aumenti delle tasse ai livelli massimi, i licenziamenti del personale in esubero, il taglio di molti servizi comunali e la svendita del patrimonio immobiliare».

Il Pd, quindi, ha scelto di stare dalla parte dei più deboli e non favorire manovre della maggioranza, ammettendo che si è semplicemente scelto il male minore. «Infatti – aggiunge Muraglie – il riequilibrio del bilancio, definito in gergo «pre-dissesto», fornisce la possibilità ai comuni di realizzare, entro cinque anni, il risanamento dei conti, potendo usufruire di una serie di benefici che comunque non estinguono i debiti, semmai li ristrutturano, spalmandoli negli anni. Con questa proposta – conclude – l’Amministrazione ha ammesso il fallimento suo e di quella parte di centrodestra che è passata all’opposizione».

Il crack finanziario del Comune non è stato improvviso. È la conseguenza delle sentenze passate in giudicato per i suoli espropriati negli anni Settanta e Ottanta (cento mila metri quadrati circa), dalle passate amministrazioni, ricadenti nel quartiere San Giuseppe. «Con cause civili – affronta l’argomento il segretario dei democratici Gianni Stornello – i proprietari chiesero che l’indennità d’esproprio fosse corrisposta non in base al prezzo politico, come fece il Comune, ma al prezzo di mercato. Le cause civili si sono protratte per circa quarant’anni e, oggi, stanno arrivando le sentenze definitive che danno ragione ai proprietari. Sentenze – sottolinea – già espresse nei vari gradi di giudizio e che hanno reso appunto prevedibile la situazione attuale. Lo studio legale del sindaco, del tutto legittimamente, patrocina alcuni proprietari. Sapendo quindi che, quanto prima, gli sarebbe piovuta addosso una mannaia in grado di mettere in crisi le finanze comunali, avrebbe dovuto mettere da parte risorse da utilizzare quando dovrà eseguire le sentenze, non sperpera il denaro pubblico, non si indebita ulteriormente, fa fruttare il patrimonio, compresi proprio quei terreni, pone in atto politiche di rigore finanziario, cercando di orientare i denari disponibili allo sviluppo. Tutto l’opposto – conclude Stornello – di quello che in sette anni il centrodestra ha fatto».

Le lottizzazione private, infine, hanno evitato che diversi terreni diventino edificabili, impedendo l’afflusso di denaro nelle casse comunali. E ciò si verifica proprio perché coloro i quali avessero intenzione di costruire una casa deve ricorrere a lottizzazioni private.