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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 926
ISPICA - 18/04/2011
Politica - Ispica: le risposte di «Libertà e Buon Governo»

Pippo Barone non ci sta: "Non siamo trasformisti"

Ma il modus operandi durante l’ultimo consiglio comunale è l’inconfutabile prova di un comportamento indeciso

Pippo Barone non ci sta. Il presidente di «Libertà e Buon Governo» (Leb), movimento che esprime (per il momento) due consiglieri comunali nella coalizione di centrosinistra, respinge le accuse di trasformismo politico che muovono gli avversari politici, ai quali risponde: «Mi domandano se Leb vada a destra o a sinistra. In realtà, andiamo semplicemente avanti, in quanto ci rende forti una base elettorale strutturata che condivide tutte le scelte effettuate dal movimento. È chiaro a tutti che Leb non ha mai rinunciato al progetto amministrativo per Ispica. Lo farà certamente attraverso i propri consiglieri Salvuccio Rustico e Biagio Solarino dai banchi dell’opposizione, con un atteggiamento costruttivo, finalizzato all’incontro e non allo scontro, come qualcuno vorrebbe».

I fatti smentiscono però Barone. Il modus operandi durante l’ultimo consiglio comunale è l’inconfutabile prova di un comportamento indeciso, nel momento in cui gli alleati del Partito democratico hanno presentato diversi emendamenti e i consiglieri di Leb non ne hanno sottoscritto uno.

Bisogna dunque, semplicemente andare avanti, secondo Barone. In quanto ciò significa «riempire di contenuto ed applicare operativamente i principi e valori che hanno caratterizzato il movimento fin dalla nascita: aprire un dialogo con tutti quelli che hanno a cuore il futuro di Ispica. E dialogare – sottolinea il presidente di Leb – non è una parola astratta di cui si ci può riempire la bocca, senza poi avere quella umiltà, o meglio quella moderazione, che può consentire alle parti di incontrarsi e parlare senza dictat».

Barone scaglia poi un dardo avvelenato contro Gianni Stornello, segretario del Pd, dimostrando di non aver gradito le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi sulla non chiarezza politica di Leb. «Scambiare la voglia di dialogo senza dictat, di moderazione e di incontro per «un triplice salto mortale» (dichiarazione di Stornello ndc) – si domanda il presidente di Leb – non è forse la cartina di tornasole di quanto detto? Risulta paradossale affermare che il consenso elettorale sia messo a rischio dal confronto democratico, quando lo asseriscono coloro i quali che, prima, aprono al dialogo. Poi, pensando che questo possa mettere a rischio il proprio orticello, ritengono necessario demonizzare l’altrui interlocuzione perché ritenuta ambigua o conveniente».

Il segretario del Pd, inoltre, anche se non apertamente, aveva lasciato intendere che Barone fosse divorato dall’ambizione e l’unica maniera di «consumarla» sarebbe solo stata una collocazione politica di comodo. Non avrebbero avuto altrimenti senso le riunioni organizzate da Leb con il Popolo delle libertà, i Popolari liberali e Udc, lontanissimi dalla sinistra e anche dal centro.

«Noi di Leb – precisa però Barone – abbiamo a cuore il bene comune e non intendiamo coltivare solo il nostro orticello. Non abbiamo paura di rischiare un consenso elettorale che è arrivato proprio sulla base dei principi etici che il movimento si è dato fin dalla sua nascita. Siamo sicuri che perderemmo la nostra credibilità e, con essa, il consenso elettorale se rinnegassimo nei fatti tali principi. Vogliamo costruire ponti, anche se, qualcuno cercherà sempre di spezzarli. Siamo convinti che la diversità sia una ricchezza e che il bene comune nasca dalla composizione delle verità presenti in ogni posizione, in quanto nessuno, da solo, può considerarsi detentore della verità. La nostra speranza è – conclude Barone – che questo atteggiamento pervada l’intero scenario politico così da non vedere, come recentemente è successo, mortificate le nostre istituzioni con atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con un dialogo costruttivo e rispettoso delle diversità».

LA CRISI DEL CENTRO SINISTRA
La crisi politica attanaglia la coalizione di centrosinistra. Libertà e Buon governo (Leb), uno dei movimenti che nelle elezioni amministrative della scorsa primavera schierarono Pippo Barone come candidato sindaco, si concede una pausa di riflessione, dirigendosi verso una collocazione di centro. Un centro che, nei fatti, risulta tale solo nella forma, ma non nella sostanza, considerato che i «moderati» Udc, Pid e Popolari liberali sono schierati con il Popolo delle libertà, occupando scranni in consiglio comunale e il ruolo di assessori nella giunta comunale.

Leb pare quindi voglia chiedere il divorzio dagli alleati: Partito democratico, Mpa, Insieme per Ispica, Socialisti italiani e Api – Santa Maria del Focallo, Marina Marza. Movimenti che, peraltro, hanno sostenuto la candidatura a primo cittadino del fondatore di Leb. Dimostrando «ingratitudine» soprattutto nei confronti del Pd, proprio alla vigilia delle elezioni provinciali, occasione in cui Leb avrebbe potuto restituire il favore.

La separazione, non ancora ufficiale, sembra sia avvenuta giovedì scorso. Pare sia stato il Pd a richiedere un incontro con Leb, in quanto informato di una serie di riunioni che il movimento di Barone aveva avuto con Pdl, Udc e Popolari liberali.

Il Pd ha insomma domandato spiegazioni e, secondo quanto trapela da non confermate indiscrezioni, i rappresentanti di Leb sono stati onesti ed hanno ammesso le intenzioni «alternative». Salvo contraddirsi sul fatto che, nella ricerca di una posizione politica moderata, hanno dialogato con il Pdl che con il «grande centro» nulla centra. E con Udc e Popolari liberali, delusi dal Pdl, ma schierati con il partito dell’onorevole Innocenzo Leontini, occupando anche posti in giunta, oltre che in consiglio comunale.

Leb, forse, si avvicina al centrodestra perché Barone ambisce ancora ad una candidatura a sindaco, però, come unitaria espressione del centrodestra, passando «dal centro» per non risultare inopportuno agli occhi degli elettori.

«Il Leb sta per compiere un triplo salto mortale – commenta Gianni Stornello, segretario del Pd -. Allontanarsi dalla coalizione potrebbe significare mettere in discussione la leadership di Barone, in quanto diversi militanti di Leb sono di centrosinistra. Speriamo ci ripensino. Diversamente – conclude – avrebbero solo da perderci in termini di credibilità e in voti».