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COMISO - 13/07/2008
Politica - Comiso - L’autocritica sulle defaillances del Pd

Quando Zago s´arrabbia: "Si dimettano i dirigenti regionali"

Il nuovo congresso dovrebbe segnare il punto di svolta Foto Corrierediragusa.it

L’on Salvatore Zago (nella foto), del Pd, prende le distanze dagli errori decennali della sinistra.

Zago esterna il suo personale malessere nei confronti dei molteplici errori dei Ds prima, e Pd oggi, causa a suo avviso, delle sconfitte di questi ultimi anni.

«Abbiamo sbagliato molto in questi anni, arroccandoci in posizioni sicuramente giuste, ideologicamente, ma lontane dai territori e dai problemi del mondo reale.» Questa la prima analisi dell’ ex deputato regionale.

«Ho insistito per dieci anni affermando che il ponte sullo stretto era una urgenza, una priorità assoluta per la Sicilia, altrimenti la nostra regione non sarebbe mai divenuta l’ombelico dell’Europa e della fascia nord Africana. Ma la mia è rimasta una voce isolata, come isolato sono rimasto in questa battaglia per lo sviluppo dell’intera regione. Oggi, Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’ Ars, ammette che si sarebbe dovuto dire «si» al ponte.»

Ma la disanima di Zago, continua esprimendo giudizi negativi anche sulla politica della lotta all’abusivismo edilizio.

«Pur consapevoli che alcune leggi in merito avrebbero impedito che le costruzioni ormai realizzate abusivamente nei litorali siciliani fossero abbattute, la sinistra ha fatto della demolizione, un cavallo di battaglia , mettendosi contro un milione circa di Siciliani. Abbiamo detto no ai termovalorizzatori per motivi ambientalistici, ma rischiamo di fare diventare oggi la Sicilia, una seconda Campania. Siamo stati dunque, il partito del «no», un no che ci ha puniti pesantemente.»

Ma dopo l’analisi, Zago passa all’attacco: «C’è solo una via da percorrere in questo momento in cui la sinistra deve essere il punto di riferimento alternativo all’incessante avanzata della destra: innanzitutto le dimissioni dei dirigenti regionali del Pd. Ma non solo. ? improcrastinabile il nuovo congresso che invece, da voci sempre più confermate, potrebbe slittare all’autunno del 2009. Non si può, non si deve. Se così non fosse, il rischio non sarebbe solo quello di continuare a perdere tutte le competizioni elettorali, ma di perdere pezzi importanti del partito che oggi, sono delusi, amareggiati.

Tuttavia non condivido nemmeno le posizioni polemiche fini a se stesse, le dimissioni a tempo, le richieste di anni sabatici per decidere cosa fare. Ci si deve rinnovare, è vero, ma non solo nella forma o nei direttivi, ma soprattutto nella sostanza, ed è per questo che ancora una volta lancio l’invito a tutti coloro che in questo momento delicato vorrebbero dare forfait, a fare quadrato attorno ai reali problemi, ad affrontarli serenamente, ed a continuare a fare politica così come storicamente ha fatto la sinistra.»